Venerdì, 22 maggio 2026 - ore 22.45

Le "Silenziose Evanescenze di Simone Fappanni: presentato il libro di poesie dello studioso cremonese

| Scritto da Redazione
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SORESINA. Una bella immagine della “Grande Mela” eseguita dalla pittrice Rosida Mandrizzato Vettori, permeata da un silenzio quasi irreale, è l’immagine scelta da Simone Fappanni per il suo ultimo libro di poesie dal titolo “Silenziose evanescenze”, che lo studioso cremonese ha presentato, sabato pomeriggio alle Sale del Podestà di Soresina. Il libro, che conta quarantanove poesie, ha scopi benefici. Per chi ne volesse copia, è possibile contattare direttamente l’autore: fasimo71@libero.it. A presentare questa raccolta, pubblicata dalle edizioni Grafo, è stato invitato il professor Vincenzo Montuori, mentre alcuni testi sono stati letti dall’attrice Lorenza Grassi. «Ciò che rende il volume qualcosa di nuovo rispetto alle sue fonti interne, ha detto il critico letterario, è la dimensione del tempo che domina l’arco delle tre sezioni e che, nei testi originari, risultava in qualche modo frammentata o sospesa in un eterno presente. In uno dei primi testi della sezione Frammenti, intitolato “Restiamo lontani”, i protagonisti vengono sconfitti dal tempo che toglie ad essi «la faretra dei suoi contrappunti»; insomma il tempo domina i rapporti umani, anche se ad esso ci si può opporre, sia pure in una modalità “angosciosa”, come recita “Lo scorrere fluido dei giorni”, che mi piace riportare per intero: «È in tutti noi/ solitari/ un’ansia greve/ che spezza/ lo scorrere/ fluido/ dei giorni…».  Certo, al tempo non ci si può sottrarre come emerge dalla consapevolezza di versi come questi: «noi due//, testa contro testa/ anni contro anni//, ci siamo sempre più allontanati» (da “Soste improvvise). Insomma, il tempo consuma i nostri rapporti ma lo si può ingannare in qualche modo opponendogli le nostre certezze, secondo quanto si afferma nella bellissima poesia di omaggio alla figura della madre (“La Luna”) o in alcuni versi, rinvenibili soprattutto nell’ultima sezione del libro, Monete di sogno, nei quali si celebra il sentimento dell’amore corrisposto; penso ai versi di “Sul mio cuore”, “Sirena”, “La vertigine del cuore” e, soprattutto, in quel testo che è una delicatissima espressione di una piena comunicazione di affetti, e cioè “Tua è la mia vita”». L’uomo, il poeta hanno bisogno di modificare la realtà, opponendosi alla piatta accettazione del quotidiano, in una specie di ottimismo della volontà, come si comprende dalla clausola di un pezzo piuttosto surreale della seconda sezione, “Un animale bianco”: «ogni cosa non diventa un’altra cosa/ se al desiderio non unisci il coraggio. Ma questo ottimismo è meglio esercitarlo in due , in una comunione di animi, perché solo nell’unione consiste l’identità piena del soggetto, se dobbiamo credere a questa sorta di confessione che il poeta ci propone nella quartina finale de “Il ritorno” (vv. 9-12): «Allora ritorno al mio vero…/ al mio essere di nuovo vivo,/ abbandonando per sempre/ il non essere e il non esistere». Sebbene in questa occasione Fappanni si presenti come poeta, è però nota la sua grande passione per la critica d’arte, ma viene da chiedersi in che misura tale interesse possa avere influenzato o influenzi il lavoro del poeta, considerato che le due dimensioni, quella creativa e quella critica, in lui si sovrappongono. A me sembra che un primo indizio poetico della sua sensibilità di studioso di Beaux-Arts vada rinvenuto in certe scelte aggettivali raffinatamente cromatiche: saranno i «rabbruniti fiori» o il «magma frondoso/ delle acquemarine» di “Fuochi fatui”, la «bocca carminia» di Sul mio cuore; insomma un’attenzione al valore coloristico delle parole».

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