Giovedì, 30 luglio 2026 - ore 19.24

Legambiente Laghi a secco, irrigazione in ginocchio

Regione ha fatto tutto il possibile ma serve una strategia di adattamento per l’agricoltura

| Scritto da Redazione
Legambiente Laghi a secco, irrigazione in ginocchio

Laghi a secco, irrigazione in ginocchio: Regione ha fatto tutto il possibile ma serve una strategia di adattamento per l’agricoltura

L’agricoltura lombarda affronta l’ennesima ondata di calore nelle peggiori condizioni possibili, con scorte idriche ormai esaurite

Legambiente Lombardia: “Davanti a una nuova normalità climatica un atteggiamento conservativo è perdente. Occorre cambiare l’agricoltura lombarda riducendone gli impatti climatici.”

 

Il porticciolo di Laveno Mombello (VA) sul Lago Maggiore il 24 luglio 2026. Sono visibili le fondazioni del molo e l'imbocco del tubo di scambio con il lago aperto, normalmente semi-sommerso. La traccia della quota idrometrica normale è rivelata dalla base della scala (ph.: Circolo Legambiente Laveno e Valli del Luinese)

 


I grandi laghi lombardi, dalla cui regolazione dipende la disponibilità di acqua per l'irrigazione dei campi agricoli nei mesi estivi, hanno ormai esaurito la riserva. Con livelli ormai vicinissimi al limite minimo di regolazione, la portata d'acqua che possono rilasciare è solo quella che ricevono dagli immissari (tanto entra, tanto può uscire); che, in assenza di piogge, è formata in gran parte dalle acque di fusione di ciò che resta dei grandi ghiacciai alpini, da tempo a loro volta in sofferenza.

Si salva il Garda, che continua a conservare oltre metà del volume del suo immenso serbatoio, mentre la spia rossa è da tempo accesa per lago Maggiore e lago di Como, nei quali resta solo il 6% del volume di invaso; il Sebino è al 10% e in rapida discesa, mentre l'Eridio è sotto il 5%. Le portate di acqua che i laghi rilasciano nei loro emissari è circa metà del valore stagionale, con la situazione più grave per il Verbano, che eroga solo 70 mc/sec di portata, contro una media stagionale più che quadrupla: troppo poca acqua per le risaie, lombarde e piemontesi, che  ne dipendono. Male anche il Lario, sceso al livello  minimo stagionale,  tra quelli misurati negli ultimi 80 anni. 

Eppure, la Regione e gli enti irrigui hanno fatto tutto il possibile per gestire al meglio le scorte idriche, in una annata che già da marzo evidenziava una forte carenza di nevi in quota. Va riconosciuto che il tavolo regionale per la gestione della crisi idrica ha operato nel migliore dei modi, ma ciò non è bastato: il 2026 in Lombardia è la seconda annata meno piovosa del decennio (la siccità del 2022 resta un record): da inizio anno è mancato circa un quarto delle precipitazioni attese sui bacini montani; di conseguenza nei grandi laghi sono entrati 4 miliardi di metri cubi d'acqua in meno rispetto agli oltre 10 attesi a questo punto dell'anno. Un deficit difficile da colmare, pur mettendo in campo tutte le possibili forme di risparmio e di gestione: anche i pochi milioni di litri che è possibile attingere dai bacini idroelettrici - anch'essi in non buone condizioni di riempimento - sono un aiuto, ma ben poco rispetto a questa voragine di risorsa idrica.

"La crisi climatica presenta il conto del troppo poco che si è fatto per evitarla fino ad oggi,” considera Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Dobbiamo ormai fare fronte ad un riscaldamento irreversibile del clima, i cui segnali sono inequivocabili. Se in generale bisogna moltiplicare gli sforzi per abbandonare per sempre la dipendenza da fonti energetiche fossili, nella pianura padana ciò significa anche ripensare l'agricoltura, modificando il paesaggio produttivo per renderlo idoneo al nuovo scenario di temperature e precipitazioni. Non serve solo dirlo, come sta finalmente iniziando a succedere anche in ambienti istituzionali, ma bisogna iniziare a farlo. Serve cioè una efficace strategia di adattamento per le coltivazioni che ne riduca la dipendenza dalle ormai scarse disponibilità idriche estive, modificando il paesaggio produttivo ed abbracciando la transizione agroecologica, anche per ridurre gli impatti che l'agricoltura intensiva determina su ambiente, qualità dell'aria e sul clima stesso."

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