Sabato, 14 dicembre 2019 - ore 08.09

Nella guerra tra imbonitori, Di Maio adesso imita Renzi Gabriele Beccari (Cremona)

Egr. Direttore, quella a cui abbiamo assistito in questi anni non è stata una lotta politica nell'accezione più nobile del termine, cioè l'impegno di gruppi contrapposti ispirati dalla volontà di migliorare le condizioni sociali di tutti, ma semplicemente una guerra di propaganda tra imbonitori condotta a colpi di slogan e con una sola finalità: la conquista e la gestione del potere.

| Scritto da Redazione
Nella guerra tra imbonitori, Di Maio adesso imita Renzi Gabriele Beccari (Cremona)

Nella guerra tra imbonitori, Di Maio adesso imita Renzi Gabriele Beccari (Cremona)

Egr. Direttore, quella a cui abbiamo assistito in questi anni non è stata una lotta politica nell'accezione più nobile del termine, cioè l'impegno di gruppi contrapposti ispirati dalla volontà di migliorare le condizioni sociali di tutti, ma semplicemente una guerra di propaganda tra imbonitori condotta a colpi di slogan e con una sola finalità: la conquista e la gestione del potere.

Per alcuni anni il predominio è stato del 'rottamatore' Matteo Renzi e dei suoi sostenitori, che hanno raggiunto l'apice con la mossa populistica degli 80 euro e il conseguente 40% dei consensi in occasione delle elezioni europee del 2014, poi Luigi Di Maio e il suo gruppo di venditori d'assalto sono riusciti a lavorare ai fianchi il colosso Pd, facendo leva su promesse ancora più mirabolanti senza coperture finanziarie, ma capaci di stuzzicare le aspettative di chi crede che i problemi complessi possano essere risolti facilmente: basta continuare ad aumentare i debiti, poi chi vivrà pagherà...

La fretta di arrivare a comandare ad ogni costo potrebbe però aver giocato un brutto scherzo ai rampanti dimaiani. Come Renzi, una volta giunto al potere, Di Maio ha operato una brusca svolta rispetto ai temi sociali sbandierati in campagna elettorale: nel governo ha inserito vecchi rappresentanti della classe dirigente di destra come Moavero Milanesi, Savona e Tria; ha espresso affinità, se non ammirazione, per gli oligarchi totalitari come Putin ed ora ha riconvertito la lotta alla povertà in guerra ai poveri. L'unico cambiamento che ci si può aspettare da lui, anche in questo emulo del suo alter ego Renzi, è lo spoils system, cioè il ricambio degli alti dirigenti della pubblica amministrazione con fedelissimi alla sua linea politica.

Pervasi dal loro sogno di potere, Di Maio e i suoi si sono rifiutati di valutare con realismo le bastonate elettorali subite in pochi mesi in Molise (dove erano certi di vincere), Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta ed ora alle elezioni amministrative. I corsi di comunicazione della Casaleggio Associati li devono aver convinti che basta proclamare con convinzione le tesi più assurde e i seguaci continueranno ad osannare  i loro guru, anzi si schiereranno per difenderli da chi non accetta di farsi manipolare dalle loro bugie.

Su 760 comuni al voto, il partito 5 Stelle ha vinto in quattro paesi al di sotto dei 15mila abitanti e parteciperà a sette ballottaggi, di cui solo tre in capoluogi di provincia. Nelle elezioni locali, dove si conoscono di persona i candidati ed è più facile distinguere i burattini da chi è dotato di competenze e coscienza propria, i cittadini evitano come la peste gli automi dimaiani. Luigi, imperterrito, proclama la vittoria: ma ci faccia il piacere...

Gabriele Beccari (Cremona)

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