Non si ferma la fuga dall'ora di religione cattolica |
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26 marzo 2025 |
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L'Uaar rende pubblici tutti i dati dell'anno 2023/24. Nelle scuole statali i "no" all'Irc crescono di un altro punto percentuale. Sorpasso a Firenze, sopra il 40% Bologna, Aosta, Biella e Mantova L'Uaar ha nuovamente bussato alla porta del Ministero dell'Istruzione e del Merito e delle province autonome di Trento e Bolzano con un accesso civico generalizzato, recuperando i dati sulla frequenza dell'Insegnamento della religione cattolica (Irc) nelle scuole statali italiane. Gli studenti che hanno scelto di non frequentare l'ora di religione, che in modo arcaico e irriguardoso vengono ancora chiamati "esonerati", hanno raggiunto la cifra record di 1 milione e 164mila (+68mila), passando da una media del 15,5% del 2022/23 al 16,62% del 2023/24. Dall'esame delle città capoluogo spicca il sorpasso laico di Firenze (51,51%). Seguono i Comuni di Bologna (47.29%), Aosta (43,58%), Biella (40,62%), Mantova (40,54%), Brescia (38,6%), Trieste (37.94%) e Torino (37,67%). In fondo alla classifica Taranto, Benevento e Barletta, con percentuali inferiori al 3%. Considerando l'intero territorio provinciale restano in testa Firenze (39,79%) e Bologna (38,15%), mentre si distingue in negativo Napoli al terzultimo posto con il 2,93% seguita solo da Barletta-Andria-Trani (2,13%) ed Enna (1,99%). A livello regionale in testa c'è la Valle d'Aosta con il 32,53%. Segue al secondo posto l'Emilia Romagna con il 29,33% e al terzo posto la Toscana con il 29,01%. Il Nord Italia mantiene percentuali intorno al 25% (Liguria, Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia), scendendo al 21,29% in Veneto e al 17,84% in Trentino Alto Adige. Nel Centro Italia Marche, Lazio, Umbria restano intorno al 15%, mentre andando verso Sud, Sardegna e Abruzzo si attestano intorno al 10% e tutte le altre regioni meridionali si confermano sotto il 5% (Sicilia, Calabria e Puglia intorno al 4%, Basilicata e Campania sul 3%). Occorre sottolineare che per prudenza dai conteggi sono stati esclusi i dati di 2.619 scuole, in cui incoerenze temporali o valori estremamente bassi di studenti avvalentisi hanno fatto insospettire della bontà del dato trasmesso al Ministero dagli Istituti. |
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