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Per una Europa più giusta e più Egualitaria

| Scritto da Redazione
Per una Europa più giusta e più Egualitaria

Governance Economica Europea
Documento Comitato Esecutivo Ces 8-9 marzo 2011
PER UN'EUROPA GIUSTA E PIU' EGUALITARIA
1. Le agitazioni nei mercati finanziari continuano ad esercitare forti pressioni su diversi stati membri della zona Euro, obbligandoli a pagare elevati tassi di interesse sui mercati obbligazionari mondiali. Questa situazione viene attualmente sfruttata in molti paesi, non soltanto in quelli che si trovano in difficoltà pressanti, come opportunità per spingere sulla “flessibilità” dei salari ed attaccare le istituzioni del mercato del lavoro che impediscono il crollo dei salari e che sostengono la posizione contrattuale di lavoratori e sindacati, ritenute oggi “rigidità” indesiderate. Per realizzare questa deregolamentazione, le autorità dell'UE hanno la ferma intenzione di ottenere il potere di interferire non soltanto in materia di salari, ma anche negli stessi meccanismi della formazione salariale.
2. L'attacco viene condotto contemporaneamente con modalità diverse:
a) La Commissione, il FMI e la BCE intervengono direttamente in alcune negoziazioni salariali nazionali, obbligando paesi come Irlanda, Grecia e Romania a tagliare i salari minimi e quelli pubblici e ad indebolire le istituzioni della contrattazione collettiva in cambio di un “salvataggio” finanziario. Tale aiuto finanziario viene concesso a condizioni molto severe.
b) Tuttavia questo non riguarda soltanto i paesi in urgenti difficoltà. L'analisi annuale sulla crescita della Commissione, che apre il semestre politico della nuova agenda EU 2020, chiede apertamente una moderazione salariale stringente e sostenuta, cambiamenti nelle regole di indicizzazione dei salari, politiche “appropriate” e meccanismi “più efficaci” affinché i salari possano corrispondere prontamente e adeguatamente alla produttività del lavoro ed assicurare la posizione di competitività dell'UE di fronte al resto del mondo, così come al suo interno e negli stati membri.
c) Su iniziativa dei governi francese e tedesco, il Consiglio sta attualmente lavorando per un “patto di competitività” che potrebbe puntare all'eliminazione di ogni meccanismo di indicizzazione salariale, insieme ad un aumento generale dell'età pensionabile. In cambio, il finanziamento del Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) verrebbe incrementato (fino a 500 miliardi).
d) Infine, e soprattutto, vi sono le sanzioni. La Commissione propone di attribuire a se stessa il potere di far applicare le sue raccomandazioni con sanzioni che possono arrivare al 1% del PIL, che potranno essere evitate da uno stato membro unicamente se esso può ottenere, in 10 giorni, il sostegno di una maggioranza qualificata in seno al Consiglio dei ministri delle finanze. Infatti, il processo di prevenzione e di correzione degli “squilibri
eccessivi” così come proposto, comprendente un sistema di allerta ed un tabellone di
indicatori, funzionerà come “legge europea sui salari”, con statistiche, come i costi
salariali unitari relativi, utilizzati sistematicamente per misurare la posizione competitiva
di ciascuna economia e trarne raccomandazioni che, senza dubbio, spingeranno gli
adeguamenti salariali verso il basso nella maggior parte degli stati membri.

3. La Ces rifiuta tale approccio e non può sostenere la proposta di cambiamento del Trattato
necessaria. Non sono i salari la causa dei grandi deficit esterni. La vera colpa si trova nel
comportamento irresponsabile dei mercati finanziari che hanno innescato un'esplosione
selvaggia del debito, dando anche ai paesi “deficitari” il potere d'acquisto per aumentare le
importazioni fino ad un livello che, alla fine, si è rivelato insostenibile. Non si deve
confondere la causa con la conseguenza. Se l'evoluzione dei salari è stata, in passato,
leggermente più forte nei paesi “deficitari”, il motivo è dovuto al fatto che i salari nominali
cercavano di seguire gli aumenti dei prezzi dovuti ad un'eccessiva domanda, quindi i
responsabili degli aumenti sono i mercati finanziari e non le strategie di negoziazione
salariale dei sindacati. Non possiamo accettare che la politica salariale divenga il principale
strumento di adeguamento per rimettere in ordine l'incontrollata situazione causata dai
mercati finanziari.
La Ces è fortemente contraria ad una “legge europea di competitività” che riduce i salari
4. Attaccare la negoziazione collettiva è una via senza uscita per l'Europa e non contribuirà a
“salvare” l'euro. L'austerità salariale e fiscale non funziona. E' evidente (per esempio in
Grecia ed in Irlanda) che il programma di austerità attuale servirà probabilmente come base
per un nuovo ciclo di riduzioni ancora più severe. Lontana dal restaurare fiducia e crescita,
l'austerità costringe le economie in una spirale deflazionistica negativa di crescita debole. I
mercati finanziari sanno che i livelli del debito nominale, sia nel settore privato che in quello
pubblico, restano fissi mentre altri indicatori chiave (prezzi, salari, rimesse fiscali,
occupazione) diminuiscono. Sono quindi più reticenti a mantenere i propri investimenti nelle
economie in preda alla deflazione e che rischiano il fallimento. Invece di “salvare l'euro”,
l'economia europea rischia di dividersi: da un lato un piccolo gruppo di paesi che godono di
tassi di finanziamento bassi e dall'altro paesi che debbono affrontare tassi molto elevati, se
non esorbitanti, e una persistente depressione.

5. Questo approccio è tanto ingiusto quanto impraticabile. I finanziamenti del FESF, del FMI e
della BCE agli stati membri in difficoltà vengono essenzialmente utilizzati per permettere al
settore bancario europeo di continuare a scambiare i suoi dubbi proventi con liquidità,
obbligando i lavoratori a pagare per gli errori del settore finanziario.
6. Questo approccio incoraggerà, allo stesso modo, le strategie protezionistiche: quanto potrà
essere guadagnato da qualcuno nel breve periodo, sarà perso da altri. Una legge europea di
competitività trascinerebbe i lavoratori in una spirale negativa con effetti sui salari e sulle
norme del lavoro. Le economie attualmente ammirate per aver ridotto i salari in nome della
competitività saranno ancora una volta attaccate dopo che altri avranno a loro volta ridotto i
loro salari. Alla fine, la lotta per la competitività minaccerà ovunque l'autonomia delle
negoziazioni collettive, mentre le maggiori disuguaglianze ed il lavoro precario
continueranno ad estendersi in tutta Europa.
7. L'azione intrapresa in materia di governance economica viola i principi fondamentali del
nuovo Trattato di Lisbona. Attraverso questo Trattato, l'Unione si impegna a eliminare le
disuguaglianze e a promuovere l'uguaglianza in tutte le sue attività con l'obiettivo di armonizzare e migliorare le condizioni di vita e di lavoro, di prendere in considerazione la diversità dei sistemi di relazioni sociali e di rispettare l'autonomia delle parti sociali. Infine, il Trattato dichiara che l'Europa non ha competenza in materia di salari. Tutti questi principi sono in realtà violati dalle attuali proposte sulla governance economica e dal “patto di competitività”.

Una governance economica europea per un'Europa giusta e più equa
L'Europa deve urgentemente cambiare rotta e adottare proposte positive di governance economica.
8. La Ces propone che i dirigenti europei adottino un programma secondo lo schema seguente:
a. I mercati finanziari debbono comprendere che i paesi della zona euro si uniranno e che sono pronti e determinati ad affrontare e ad attraversare insieme le crisi. I finanziamenti del FESF dovranno essere aumentati, i tassi di interesse attuali, relativamente dissuasivi, debbono essere diminuiti ed i paesi in difficoltà aiutati per riequilibrare il debito; le obbligazioni del FESF dovranno essere garantite congiuntamente da tutti gli stati membri della zona euro e le loro rigorose condizioni dovranno essere riviste ed allineate verso un approccio più equilibrato. Si all'osservanza delle regole, ma con un aiuto alla crescita.
b. Dovranno essere prese misure a breve termine per convertire le obbligazioni del FESF in euro-obbligazioni. L'obiettivo è quello di creare un trasferimento parziale delle obbligazioni di debito sovrano nazionale in euro-obbligazioni per un totale del 60% del PIL. Introducendo queste euro-obbligazioni, si creerà un mercato unico del debito sovrano, eliminando così alcuni importanti differenziali nel costo del finanziamento del debito sovrano degli stati.
c. I mercati finanziari non debbono soltanto essere controllati, essi necessitano anche di un'efficace regolamentazione. Le agenzie di valutazione hanno avuto un effetto destabilizzante e sono state anche soggetto di conflitti di interesse, per questo il processo di valutazione del credito deve essere ripreso dalla BCE e/o da un'agenzia di valutazione europea pubblica indipendente. Inoltre tutti i prodotti finanziari dovranno essere valutati per garantire il loro reale contributo all'economia. Le banche non dovranno essere autorizzate a condurre transazioni di prodotti finanziari per conto proprio. I bonus eccessivi dei banchieri e degli operatori di borsa dovrebbero essere strettamente controllati.
d. Come richiesto dalla Ces, l'UE deve sviluppare un programma più ampio di investimenti arrivando al 1% del PIL europeo per affrontare la disoccupazione, in particolare quella dei giovani e per modernizzare le strutture industriali e le infrastrutture (per es. una rete elettrica europea intelligente, investimenti nelle energie rinnovabili, sviluppare una vera politica industriale e l'occupazione per il futuro, investire nella transizione tecnologica e sociale verso un'economia a basso tenore di carbonio, ecc.) un programma europeo di investimenti come questo potrebbe inoltre riequilibrare l'UE fornendo ai paesi in difficoltà i mezzi per rilanciare la loro economia e, inoltre, di sdebitarsi. In cambio, questi paesi dovrebbero impegnarsi con determinazione per una riduzione progressiva ma sostenuta del loro deficit nazionale. Per essere realisti, questo implica oltre a
cominciare a ridurre il deficit nazionale, il rivedere nel tempo le prospettive di consolidamento delle finanze pubbliche: gli stati membri potrebbero essere autorizzati a raggiungere l'obiettivo di deficit del 3% intorno al 2016-2017 anziché nel 2012-203.
e. La zona euro sarebbe meno esposta a turbative finanziarie se i suoi attori principali non avessero intrapreso politiche sistematiche che spingono i salari verso il basso, che favoriscono il lavoro precario e che permettono una redistribuzione del reddito verso i settori più ricchi della società, generando un risparmio eccessivo e fornendo al settore finanziario i mezzi per condurre operazioni che provocano crescite effimere degli asset in tutta Europa. I paesi che hanno seguito tale via dovrebbero dunque assumersi la propria parte di responsabilità e far diminuire la propria posizione di risparmio eccessivo per divenire le locomotive della domanda e della crescita per il resto della zona euro e dell'Europa. Per arrivare a questo, bisogna bandire dalle nostre economie i salari più bassi e la prassi di retribuire meno i migranti riconoscendo loro salario uguale a parità di lavoro svolto. Governance economica significa anche che i mercati del lavoro in tutta Europa debbono, seguendo le peculiari caratteristiche dei sistemi nazionali di relazioni industriali, fissare una piattaforma salariale sotto la quale i salari non possano andare, favorendo le istituzioni ad estendere la copertura delle negoziazioni collettive.

f. l'Europa deve sviluppare nuove fonti di finanziamento necessarie per poter procedere all'emissione di obbligazioni ed affrontare la concorrenza fiscale. Si potrebbe cominciare con la tassazione delle transazioni finanziarie, il benessere eccessivo, i profitti d'impresa che non vengono reinvestiti o utilizzati per il prolungamento dei contratti precari. In alternativa, o in aggiunta, una politica europea di coordinamento fiscale sui fattori della produzione più mobili (profitti d'impresa e reddito da capitale) rafforzerebbero le entrate fiscali. Una parte di questo potrebbe essere trasferita verso un bilancio europeo più solido, che permetta all'Europa di onorare il pagamento del suo debito e di giocare un ruolo più decisivo per uscire dalla crisi attuale.
g. La zona euro necessita, in particolare, di considerare un coordinamento più forte delle strategie di contrattazione collettiva per poter controllare il fenomeno degli squilibri. Il passaggio ad una strategia di aumento dei salari nei paesi con eccedenze potrebbe essere seguito da strategie per una moderazione salariale in altri paesi della zona euro. La Ces porrebbe condizioni ed esigenze stringenti ad una strategia salariale coordinata come questa, vale a dire:
le autorità dell'UE dovrebbero iniziare a sostenere le strategie di contrattazione collettiva.
la Ces non può unirsi al movimento che spinge le economie nella piaga dell'inflazione da debito con riduzioni e congelamenti dei salari imposti dall'Europa. Le retribuzioni debbono mantenere il giusto livello per combattere l'austerità e la disuguaglianza.
la Ces difenderà il principio dell'autonomia della contrattazione collettiva. La strategia del coordinamento delle strategie della contrattazione collettiva è un tema che spetta unicamente del sindacato.
5
La Ces chiede al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e agli affiliati Ces di agire e cambiare rotta nella governance economica europea
10. Poiché le due bozze di regolamentazione alla base dell'intervento della Commissione nella creazione del salario nazionale debbono essere adeguate tramite co-decisione tra il Consiglio europeo e Parlamento europeo, la Ces ha l'opportunità di provare a correggere gli aspetti più sgradevoli. Per questo, la Ces ha formulato emendamenti che sottolineano che le raccomandazioni politiche in questa nuova procedura sugli “squilibri eccessivi” necessitano del rispetto dei principi del Trattato sull'autonomia delle parti sociali e che non ci debbano essere sanzioni rispetto a raccomandazioni su salari, strutture di contrattazione collettiva e/o salario minimo (vedi lista allegata).
11. Al momento, c'è una maggioranza sia al Parlamento che al Consiglio europeo incline ad accettare le proposte della Commissione. La Ces con i suoi affiliati e le federazioni industriali deve quindi, urgentemente, mobilitare l'opinione pubblica e realizzare una discussione pubblica per attirare l'attenzione dei media e dei politici, sia a livello europeo che nazionale, per poter influenzare il processo di formazione che sta andando avanti nel Parlamento e nel Consiglio europeo. Il futuro dell'Europa sociale – l'Europa dei lavoratori – dipende da questo.
(Traduzione MC)

fonte Cgil Nazionale

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