Martedì, 19 febbraio 2019 - ore 09.20

Pianeta Migranti. Campagna anti-Ong senza precedenti

La perdurante chiusura dei porti alla Sea Watch e Sea Eye ha evidenziato un quadro di illegittimità e di disprezzo della normativa internazionale, comunitaria e nazionale.

| Scritto da Redazione
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Pianeta Migranti. Campagna anti-Ong senza precedenti

La perdurante chiusura dei porti alla Sea Watch e Sea Eye ha evidenziato un quadro di illegittimità e di disprezzo della normativa internazionale, comunitaria e nazionale.

Ciò include anche la lotta senza fine all’operato delle Ong dei salvataggi trattate da fuorilegge equiparate agli scafisti  e colpevoli del reato di solidarietà.

Queste le convenzioni che regolano i salvataggi in mare. Convenzione Sar sulla ricerca e il soccorso in mare (ratificata dall’Italia nel 1989); Convenzione Solas sulla salvaguardia della vita umana in mare (ratificata dall’Italia nel 1980); Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare (ratificata nel 1994); Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951; Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1956.

Recentemente l’Alto commissario Onu per i rifugiati ha dichiarato: “Il salvataggio in mare non termina quando si recupera qualcuno dall’acqua, le persone soccorse devono essere portate a terra e in un luogo sicuro il più rapidamente possibile. L’imperativo di salvare vite umane viene prima della politica e non può rappresentare una responsabilità che viene negoziata caso per caso”. Continua a mancare, secondo l’UNHCR, “un sistema condiviso e prevedibile per lo sbarco delle persone soccorse nel Mediterraneo”, perché “continua a prevalere un approccio ad hoc e le persone salvate aspettano giorni o settimane prima di poter sbarcare a terra”.

Puntuali al riguardo, sono alcune riflessioni del sociologo delle migrazioni Maurizio Ambrosini che qui riportiamo.

“Le dichiarazioni del ministro Salvini secondo cui l’accoglienza significa agevolare il lavoro degli scafisti e Ong, posti sullo stesso piano, non sono forse una novità, ma sono la conferma di un imbarbarimento della politica e del suo linguaggio. Sono i governi autoritari a perseguitare le organizzazioni non governative e a ostacolare la loro attività, a incitare all’odio verso chi soccorre le persone in pericolo. La campagna del governo italiano contro le Ong, compresa Medici senza frontiere insignita del premio Nobel per la pace, non ha precedenti nei paesi democratici del primo mondo. Anche un’altra dichiarazione salviniana indica quanto meno un pressapochismo inquietante: “Il traffico di esseri umani va fermato: chi scappa dalla guerra arriva in Italia in aereo, come già fanno in tanti, non con i barconi”.

Ma chi scappa dalla guerra fugge come può, non ha la possibilità di procurarsi un visto e prendere un aereo. Se non glielo impediscono gli eserciti in conflitto, provvediamo noi con le nostre politiche di contrasto degli ingressi. Solo i corridoi umanitari consentono l’arrivo sicuro e autorizzato di un piccolo numero di richiedenti asilo (2000 persone circa). L’idea condivisa da molte persone benintenzionate, che si possa programmare e regolare l’arrivo dei profughi non fa i conti con le logiche della guerra e delle persecuzioni e neppure con quelle delle politiche migratorie.  

Nel 2018 il governo (con l’appoggio di alcune procure) ha sistematicamente delegittimato e infangato le Ong impegnate nel salvataggio di vite umane in mare, nonostante le norme internazionali vietino di sbarcare persone soccorse in luoghi non sicuri come la Libia. Malgrado le diverse azioni giudiziarie intentate non abbiano fin qui dimostrato alcun comportamento criminale e molte accuse siano rapidamente cadute, il governo ha continuato a criminalizzare le Ong, a ostacolarne le attività. Ha proibito alle loro navi di accedere ai porti italiani, ha spinto Panama a revocare la registrazione della nave Aquarius, ha collaborato con la Libia nel cacciarle dalle acque del Mediterraneo.“

 

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