Lunedì, 25 marzo 2019 - ore 04.40

Pianeta Migranti. Gesù, un migrante lasciato per strada

Il presepe è l'immagine di una famiglia di profughi in cerca di riparo in una stalla. Un’immagine molto reale, oggi. Evitiamo l’ipocrisia di intenerirci davanti al presepe di statuine e alle luci se nella vita di tutti i giorni non vediamo i presepi viventi nelle nostre città. Siamo lontani dallo spirito del Natale.

| Scritto da Redazione
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Pianeta Migranti. Gesù, un migrante lasciato per strada.

Il presepe è l'immagine di una famiglia di profughi in cerca di riparo in una stalla. Un’immagine molto reale, oggi. Evitiamo l’ipocrisia di intenerirci davanti al presepe di statuine e alle luci se nella vita di tutti i giorni non vediamo i presepi viventi nelle nostre città. Siamo lontani dallo spirito del Natale.

Allora, erano Maria e Giuseppe costretti a mettersi per strada dal decreto di Cesare Augusto, oggi, sono i tanti migranti buttati in strada dal decreto Sicurezza. 

Uomini e donne con in braccio i loro bambini sono costretti a lasciare le strutture dove sono stati accolti e seguiti. Nei centri Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) stavano imparando la lingua e i lavori utili alla nostra società che sta diventando vecchia ed ha bisogno di giovani lavoratori. Ma ora, per loro, come per il Bambino, non si fa più il posto “all’albergo”, anche se il loro letto resta vuoto e la tariffa del soggiorno già pagata.

Chiamasi crudeltà umana, da parte di un Ministro che per farsi eleggere è andato in piazza ostentando il rosario e il Vangelo. Ora, paventando questi simboli, fabbrica presepi “in carne ed ossa”, ossia persone che, scartate dal suo ‘Decreto’, vanno a cercare riparo nelle vie delle città, ingrossando la fila dei senza niente.

Sono i tanti presepi in viventi che anche chi va in chiesa, spesso, non vuole vedere.

Chissà se trovano almeno una stalla, oppure una tenda, purtroppo, solo provvisoria, perchè sarà presto divelta dalle ruspe della protervia del potere.

Soli, per strada: tra persone buone e solidali capaci di aiuto e persone cattive capaci di fare loro del male.

Ha scritto il direttore di Avvenire a proposito del decreto Sicurezza: “Viene voglia di chiamarla "la Legge della strada". Che, come si sa è dura, persino feroce, non sopporta i deboli e, darwinianamente, li elimina. È un fatto: la nuova "Legge della strada" già comanda sulla vita di centinaia di persone che diverranno migliaia e poi decine di migliaia”. Sono150 mila le persone che verranno dismesse dai Cara e dagli Sprar. Davanti a questo scenario, il presepe di statuine e la poesia che lo connota appare una cartolina sdolcinata e ipocrita.

Scrive ancora il diretto di Avvenire:

“Eccolo, allora, davanti ai nostri occhi il presepe vivente del Natale 2018.

Allestito in una fabbrica dell’illegalità costruita a suon di norme e di commi. Campane senza gioia, fatte suonare per persone, e famiglie, alle quali resta per tetto e per letto un misero foglio di carta, che ironicamente e ormai vuotamente le definisce meritevoli di protezione umanitaria”. E aggiunge in una postilla: “Per favore, chi ha votato la "Legge della strada" ci risparmi almeno parole al vento e ai social sullo spirito del Natale, sul presepe e sul nome di Gesù. Prima di nominarlo, Lui, bisogna riconoscerlo”.

 

 

 

 

 

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