Mercoledì, 21 novembre 2018 - ore 02.41

Pianeta Migranti. Come li aiutiamo a casa loro in Africa.

In Etiopia, nella valle del fiume Omo, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, le imprese italiane -Salini -Impregilo in testa- stanno costruendo mega dighe che distruggono l’ambiente e cacciano via le popolazioni locali. Se poi i fuggiaschi arrivano alle coste del Mediterraneo, ipocritamente, li definiamo migranti economici e li respingiamo.

| Scritto da Redazione
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Stiamo mangiando l’Africa a bocconi sempre più grandi!

In Etiopia, la parte inferiore della valle del fiume Omo è abitata da circa 400 mila persone di diverse etnie sparse in villaggi lungo le sponde fiume. Questo scorre per 800 chilometri attraverso gli altopiani centrali e poi sfocia nel lago Turkana, al confine con il Kenya, il più grande lago permanente in un luogo desertico al mondo.

L'intero bacino dell'Omo per la sua importanza archeologica e geologica è considerata dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Tuttavia, a partire dal 2008, la costruzione sul fiume della diga Gibe III ad opera della Salini – Impregilo, inaugurata nel 2016, ha sconvolto la vita dei contadini che traevano la loro sussistenza dal fiume. Le tribù della bassa valle sono state sfrattate con violenza: molti hanno visto distruggere le proprie fattorie. Ci sono state forti proteste, sempre represse con violenza. Ad aggravare il tutto è giunto il progetto per una piantagione di 100.000 ettari di canna da zucchero, insieme alla realizzazione delle fabbriche per la sua lavorazione affidata ad aziende straniere.

Nel marzo scorso, Survival International ha presentato un’istanza all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico contro la Salini-Impregilo per non aver richiesto il consenso della popolazione locale prima di avviare i lavori di costruzione della diga. “Derubare della loro terra popoli largamente autosufficienti e causare ingenti devastazioni ambientali non è ‘progresso’: per i popoli indigeni è una sentenza di morte” ha ammonito Stephen Corry, direttore generale di Survival.

La valle dell’Omo da “paradiso terrestre” è diventata “culla dell’idroelettrico”, simbolo di un progresso che distrugge l’ambiente, destabilizza l’area e genera flussi di persone in fuga. Scopo prevalente: il business.

Tuttavia, lo sfruttamento del fiume Omo prosegue senza interruzioni: in aprile il governo etiope ha commissionato a Salini-Impregilo anche la costruzione della diga  Gibe IV, a cui seguirà la più piccola Gibe V. Sommando le potenze installate dei cinque elementi, la cascata idroelettrica Gilgel Gibe fornirà un potenziale di energia quattro volte superiore al consumo interno massimo dell’Etiopia

Come se non bastasse, la diga minaccia anche il lago Turkana in Kenya, che, ricevendo meno acqua dal fiume Omo, suo unico immissario, si sta prosciugando mettendo a rischio anche la vita delle popolazioni del bacino del lago, come evidenziano bene i rapporti di Human Rights Watch e International Rivers.

Uno studio idrologico commissionato dalla Banca africana di sviluppo ipotizza un abbassamento del livello del lago di circa 2 metri. L’acqua del lago perderà nei prossimi anni il 70% della sua portata perché 445.000 ettari nella bassa valle dell’Omo saranno destinati alle piantagioni di cotone e canna da zucchero che richiedono molta acqua. Lo sostiene il rapporto dell’Oakland Institute, specializzato in ricerche ed analisi su questioni relative al land grabbing. Critiche al progetto sono arrivate anche dell’Unesco. Ma gli affari non guardano in faccia a nessuno.

Link : http://assets.survivalinternational.org/documents/957/land-deal-brief-ethiopia-omo-valley.pdf     

https://www.hrw.org/report/2015/10/15/there-no-time-left/climate-change-environmental-threats-and-human-rights- http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2016/12/30/news/etiopia_la_grande_diga_che_minaccia_il_lago-3366739/   

 

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