Mercoledì, 21 novembre 2018 - ore 03.19

Pianeta Migranti. Comuni che dicono NO al decreto Salvini

Dopo Torino anche il consiglio Comunale di Bologna chiede la sospensione dell’applicazione del decreto “Immigrazione e Sicurezza” di Salvini. La disobbedienza civile contro le leggi ingiuste è un dovere

| Scritto da Redazione
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Pianeta Migranti. Comuni che dicono NO al decreto Salvini.

Dopo Torino anche il consiglio Comunale di Bologna chiede la sospensione dell’applicazione del decreto “Immigrazione e Sicurezza” di Salvini. La disobbedienza civile contro le leggi ingiuste è un dovere. Ce lo ha insegnato Martin Luther King: disobbediva e andava in carcere per mettere in discussione l’apartheid.

Un recente documento dell’ASGI (Associazione studi giuridici immigrazioni) rileva manifeste illegittimità costituzionali nelle norme del decreto-legge del 4 ottobre 2018 concernenti permessi di soggiorno per motivi umanitari, protezione internazionale e cittadinanza.

Ora, associazioni ed Enti locali stanno acquisendo consapevolezza sugli aspetti anticostituzionali del decreto e ad organizzarsi di conseguenza. I sindaci sono impegnati a valutare quale impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza avrà sul loro territorio. L’Anci ha calcolato che i costi amministrativi delle nuove disposizioni per l’assistenza ai soggetti vulnerabili, oggi a carico del sistema nazionale, andranno poi a gravare sui Comuni, sui servizi sociali e sanitari territoriali.

Una preoccupazione che ha portato il Consiglio Comunale di Torino prima, e poi quello di Bologna, ad approvare un ordine del giorno che chiede in via transitoria, la sospensione dell'applicazione del decreto.

Bologna è capofila dello Sprar metropolitano che coinvolge 43 comuni su 45, mettendo a disposizione 870 posti per nuclei e adulti e 208 posti per minori stranieri non accompagnati. Il decreto, che chiude lo Sprar, va a destabilizzare questo programma di accoglienza diffusa e metterebbe molto in difficoltà i Comuni.

Anche Padova si sta mobilitando. Lo ha detto il sindaco Sergio Giordani: “Padova farà di più. Ci faremo promotori di una lettera per chiedere al premier Giuseppe Conte di sospendere gli effetti del decreto e di aprire un confronto con l’Anci. Siamo preoccupati non tanto dal punto di vista politico, quanto da quello umanitario e della sicurezza. I problemi vengono scaricati sui Comuni, col rischio di aumentare il numero di persone che non sanno dove andare a mangiare e dormire e quindi anche per gli episodi di microcriminalità”. Giordani chiama a raccolta i colleghi sindaci, cercando di evitare la polemica politica: “L’immigrazione è problema complesso, non si risolve con un decreto! Io sono perché i richiedenti asilo possano lavorare e integrarsi, non devono restare con le mani in mano senza far nulla”.

A Ravenna, la Onlus “Il Terzo Mondo”, attiva nel sistema Sprar, sta facendo pressione perché il Comune segua l’esempio di Torino e Bologna e fermi un decreto destinato a creare una ghettizzazione senza precedenti le cui conseguenze, sommate a quelle della legge Bossi-Fini, saranno disastrose.

Ora si attende che altre amministrazioni prendano posizione sulla scia di Torino e Bologna che fanno da capofila. Ma quanti saranno i Comuni che decideranno di dissociarsi? Prevarrà il timore di non perdere consensi, visto che il prossimo anno ci saranno le amministrative?

La disobbedienza civile che è una violazione intenzionale, disinteressata, pubblica e pubblicizzata di una legge emanata da un’autorità legittima per essere incisiva e raggiungere l’obiettivo, non può restare scelta di ‘pochi’ ma deve essere condivisa da tante realtà determinate a contrastare le leggi ingiuste, a salvare i diritti degli immigrati insieme a quelli delle comunità che li ospitano. Ciò equivale a salvare i principi costituzionali e la democrazia del paese.

 

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