Mercoledì, 20 novembre 2019 - ore 00.53

Pianeta migranti. Frontex tenta di criminalizzare le Ong che salvano i migranti

Mentre stringe stretti rapporti con regimi autoritari pur che frenino i flussi migratori, l’Unione Europea cerca di criminalizzare le organizzazioni umanitarie che soccorrono i migranti nel Mediterraneo, accusandole di collusione con i trafficanti.

| Scritto da Redazione
Pianeta migranti. Frontex tenta di criminalizzare le Ong che salvano i migranti Pianeta migranti. Frontex tenta di criminalizzare le Ong che salvano i migranti Pianeta migranti. Frontex tenta di criminalizzare le Ong che salvano i migranti Pianeta migranti. Frontex tenta di criminalizzare le Ong che salvano i migranti

Secondo un rapporto confidenziale ripreso dal Financial Times, l’agenzia europea Frontex accusa le organizzazioni non governative che soccorrono i migranti nel Mediterraneo di collusione con i trafficanti di esseri umani. Il rapporto porta alla luce le opinioni contrapposte su come affrontare la crisi migratoria: la difesa delle frontiere a tutti i costi e il dovere primario di salvare essere umani in pericolo e di accogliere e proteggere chi si lascia alle spalle situazioni di pericolo, come previsto dalle convenzioni internazionali che tutti i paesi europei hanno firmato alla fine della seconda guerra mondiale.

Lo mette in luce con estrema chiarezza la dichiarazione di Ruben Neugebauer, dell’organizzazione tedesca Sea Watc, impegnata nelle operazioni di soccorso davanti alle coste libiche: “Non siamo stupiti che queste accuse arrivino ora. C’è una situazione in peggioramento nel Mediterraneo centrale mentre l’Unione europea sta facendo molti sforzi per chiudere i flussi migratori. Stanno cercando di farlo con tutti i mezzi necessari”. Dopo aver suggerito che i natanti ricevono chiare indicazioni sulla rotta da seguire per poter essere soccorsi dalle Ong, Frontex ha pubblicato in un rapporto reso noto nei giorni scorsi che si è verificato “Il primo caso in cui le reti criminali contrabbandavano migranti direttamente verso la nave di una Ong”. In altri rapporti che circolano tra politici e diplomatici Frontex ha sostenuto che i migranti salvati dalle Ong non sono disponibili a cooperare con i loro funzionari e le autorità italiane competenti per le migrazioni. L’agenzia sostiene inoltre che sono drasticamente diminuiti i salvataggi dovuti a richieste di soccorso, e butta là che le luci dei natanti delle organizzazioni umanitarie sono talmente vicine alle coste libiche da costituire un chiaro segnale alle barche dei migranti.

Le Ong impegnate nei soccorsi in mare respingono l’accusa con forza e indignazione, e dichiarano che le loro operazioni di soccorso sono passate dal 5% del totale all’inizio dell’anno al 40% attuale, suggerendo che le navi europee delegano il proprio lavoro ai privati. 

Aurelie Ponthieu, di Médecins Sans Frontières, che ha due navi di soccorso in mare, dà anche un’altra spiegazione alle insinuazioni di Frontex: “Noi cerchiamo attivamene i natanti in difficoltà. Li troviamo al più presto. Questa è una risposta ai bisogni che vediamo in mare. Non credo che questa possa essere tacciata per collusione”.

I dati dicono piuttosto cose ben diverse. Il 2006, secondo quelli diffusi in una recentissima ricerca dell’Overseas Development Institute, Odi, autorevole centro studi britannico, è stato un anno tremendo. Le morti in mare sono state di una persona su 88, una su 47 se si considera chi è partito dalla Libia. Erano di una su 269 solo un anno fa. Questo dimostra che: ”E’ improbabile che le politiche europee sempre più restrittive, spesso costose, possano fermare la gente dall’arrivare in Europa e chiedere asilo politico”. Infatti, nonostante tutto, arrivano ancora moltissimi migranti, e questo dimostra che “i controlli di frontiera semplicemente costringono i migranti ad esplorare altre possibilità, più pericolose.”

Si impone un approccio diverso, che risulterebbe anche più efficiente: “facilitare e aumentare le vie legali”  in modo che i governi possano monitorare e gestire in modo effettivo i flussi migratori.

Bruna Sironi

 

 

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