Lunedì, 19 agosto 2019 - ore 23.26

Pianeta Migranti. G7 e flussi migratori.

La montagna ha partorito il topolino. Nessuna regia sui flussi. In realtà si lascia mano libera alla politica del bloccare e respingere a partire da leggi fatte ad hoc fino agli spari contro i barconi.

| Scritto da Redazione
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Martedì 23 maggio, durante un soccorso nel Mediterraneo, la guardia costiera libica si è avvicinata a dei barconi in difficoltà, ha minacciato le persone a bordo e ha sparato dei colpi in aria, scatenando il panico. Oltre 60 persone sono finite in acqua. È un miracolo che nessuno sia annegato o sia rimasto ferito come evidenziano le immagini del Tg3 postate in www.medicisenzafrontiere.it

Tentare di fermare il fenomeno migratorio con leggi, muri o armi è come cercare di arginare la pioggia. Tuttavia è evidente che tra controlli alle frontiere, campi di concentramento e raccolta, tra soldi dati a dittatori africani e respingimenti…sta avanzando e si sta consolidando la politica del bloccare ad ogni costo i flussi.

Siamo ancora nella stagione del ‘Migration Compact’, e nella linea tracciata dall’accordo con la Turchia, cioè nella retorica dell’ “aiutiamoli a casa loro”, intendendo forse che li aiutiamo a morire o ad andare in prigione e a essere torturati a casa loro. Si vedano le intese sottoscritte con Sudan, Mali, Gambia, Niger, l’ accordo con il governo di Tripoli di Fayez Serraj e il patto con circa 60 tribù del sud della Libia, rivolti a bloccare o a rimandare in Africa i migranti; a prescindere dalla loro volontà e dalla sorte stessa che li attende e nonostante tutto ciò risulti una palese violazione dei diritti fondamentali dell’uomo, come denunciano vari organismi umanitari. Anche il decreto Minniti-Orlando sull’immigrazione è in linea, anzi, completa il ‘migration compact’, riesumando i Cie (condannati a livello europeo) per moltiplicare le espulsioni. Per raggiungere l’obiettivo arriva a violare la Costituzione, istituendo una ‘giustizia speciale’ che elimina uno dei gradi di giudizio per i ricorsi presentati contro l’eventuale rigetto delle domande di asilo o contro i decreti di respingimento forzato. Il decreto segna un salto di qualità al ribasso. Inoltre le recenti provocazioni lanciate contro chi salva i migranti in mare segnano un altro passo nel processo di criminalizzazione dell’immigrazione.

La difesa dei confini e la sicurezza nazionale emerge come prioritaria pure nella dichiarazione finale del G7di Taormina: "Pur sostenendo i diritti umani dei migranti e rifugiati, riaffermiamo i diritti sovrani degli Stati di controllare i loro confini e fissare chiari limiti ai livelli netti di immigrazione, come elementi chiave della loro sicurezza nazionale e del loro benessere economico."

Secondo il direttore generale di Medici Senza Frontiere Gabriele Eminente: “I leader del G7 hanno perso un’opportunità importante per rimediare al fallimento dei governi e fornire una risposta umana alla crisi globale delle migrazioni forzate. Hanno deciso di affrontare questa crisi soltanto attraverso il filtro della sicurezza nazionale, punendo e criminalizzando le persone in fuga. Come MSF vediamo con i nostri occhi gli impatti di queste politiche sulle persone che assistiamo in tutto il mondo, nel Mediterraneo diventato un enorme cimitero, nelle terribili condizioni dei centri di detenzione in Libia, nei drammatici bisogni umanitari dei rifugiati siriani o nell’estremo livello di violenza sulla rotta dei migranti e rifugiati in America Centrale. Il fallimento del G7 di Taormina potrà solo causare più sofferenze, aumentare le morti in mare, perpetuare le terribili condizioni di accoglienza per migranti e rifugiati, e giustificare accordi inumani che esternalizzano la gestione della migrazione a paesi insicuri. Tutto questo sotto gli occhi del mondo intero e in totale disprezzo dei diritti umani e dei principi umanitari di base.” 

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