Giovedì, 19 settembre 2019 - ore 19.34

Pianeta migranti. Un viaggio infernale

I trattati in materia di diritti umani e di protezione internazionale sembrano diventati carta straccia. Il polverone sulle Ong colluse con i trafficanti aggiunge un tassello ad un puzzle ormai delineato chiaramente: l’Europa è disposta a fare qualsiasi cosa pur di sigillare le frontiere.

| Scritto da Redazione
Pianeta migranti. Un viaggio infernale Pianeta migranti. Un viaggio infernale Pianeta migranti. Un viaggio infernale Pianeta migranti. Un viaggio infernale

Pianeta migranti. Un viaggio infernale

I trattati in materia di diritti umani e di protezione internazionale sembrano diventati carta straccia. Il polverone sulle Ong colluse con i trafficanti aggiunge un tassello ad un puzzle ormai delineato chiaramente: l’Europa è disposta a fare qualsiasi cosa pur di sigillare le frontiere.

Non è mai successo nella storia che si riuscisse a fermare i flussi migratori con misure repressive, ma, a quanto pare, la storia non insegna niente e la nostra classe politica è affetta dalla sindrome del ripetere ciclicamente gli stessi errori.

Continua serrato il dibattito sulle Ong che salvano i migranti nel Mediterraneo. Le accuse di essere in contatto con i trafficanti di esseri umani si sono per ora rivelate infondate. I contatti si sono dimostrati solo presunti dal momento che non sono emerse  prove ma solo vaghe ipotesi investigative e un forte teorema politico: “l’Italia non può accogliere tutti”. Così ha infatti affermato nella sua audizione in Parlamento il pm di Catania, Zuccaro, il primo a lanciare e rilanciare il sasso pur ribadendo di non avere prove. Continuano anche i salvataggi e le morti in mare. Secondo i dati dell’UNHCR, dall’inizio di quest’anno alla fine di aprile sono arrivati sulle nostre coste 37.142 persone, mentre solo nel Canale di Sicilia ne sono morte già più di 1000. Nonostante sia sempre più pericoloso cercare di raggiungere l’Europa attraversando il braccio di mare tra la Libia e la Sicilia, il flusso di migranti si intensifica. L’anno scorso nello stesso periodo ne erano arrivati 27.933, il 33% in meno.

Non è difficile capire perché se si seguono le informazioni che arrivano dalla Libia, destabilizzata da avventuristiche politiche europee di cui fanno ora le spese libici e migranti.

Il sogno di una vita degna di essere vissuta, libera dai pericoli della guerra, della dittatura, della violenza, della povertà, si scontra quasi sempre con una realtà infernale ben prima di raggiungere le coste del Mediterraneo, la cui traversata non è che l’ultima sfida, spesso affrontata anche per sfuggire a condizioni di vita disumane sperimentate nell’ultima parte del viaggio. Secondo l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, la vera ecatombe avviene durante la traversata del deserto. L’ultima notizia, diffusa nei giorni scorsi, parla di 7 persone lasciate a morire di sete, 5 erano bambini. Ma il deserto non restituisce i corpi di chi non ce l’ha fatta. Le notizie trapelano episodicamente. Secondo testimonianze ormai numerose, però, le piste del deserto sarebbero segnate da ossa umane calcificate.

Se si riesce a giungere vivi sulla costa, si deve superare la prova dei centri di detenzione, dove i migranti vengono stipati in attesa della partenza. Un recente rapporto dell’Unicef descrive una situazione a dir poco allarmante. I centri di detenzione ufficiali sono 34, 24 governativi e 10 delle amministrazioni locali. Le organizzazioni internazionale hanno accesso solo ad alcuni. Non è difficile immaginare che siano quelli in cui le condizioni di vita sono meno problematiche. Ma esistono numerosi campi non ufficiali, gestiti da diversi gruppi armati, ovviamente in combutta con i trafficanti di essere umani stessi. In tutti avvengono abusi e violazioni dei più elementari diritti umani, di cui sono vittime soprattutto le donne e i minori. Violenze ed abusi che servono a estorcere sempre più denaro alle famiglie, in una spirale diabolica. Le testimonianze sono molteplici, continue e concordi. Una vera e propria tratta degli schiavi in versione ventunesimo secolo. In cui non mancano neppure i mercati dove giovani migranti africani vengono venduti in pubblico per alcune centinaia di euro. L’autorevole giornale inglese “The Guardian” ha recentemente pubblicato una serie di articoli in cui riporta numerose testimonianze, confermate da funzionari dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni. I quali dicono che, man mano che il loro lavoro in Libia si consolida, aumentano le scoperte raccapriccianti sulle condizioni di vita dei migranti in un paese il cui territorio è così diviso da essere di fatto senza legge. 

Nonostante tutto questo, il nostro governo, che ne è certamente a conoscenza, sta intensificando gli sforzi per concludere accordi con la Libia, o meglio con il debolissimo governo libico riconosciuto dalla comunità internazionale,  per espellere verso i suoi campi i migranti che non hanno diritto d’asilo e bloccare le partenze dalle sue coste. L’obiettivo europeo, e italiano, per il 2017 è chiudere la rotta che arriva sulle nostre coste come fece nel 2015 con la rotta che arrivava in Grecia, stipulando i famigerati accordi con la Turchia. Sembra ormai chiaro che i trattati in materia di diritti umani e di protezione internazionale sono diventati carta straccia. Il polverone sulle Ong colluse con i trafficanti non fa che aggiungere un tassello ad un puzzle che è ormai delineato chiaramente: L’Europa è disposta a venire a qualsiasi compromesso, a spazzar via  anche con la calunnia chi lavora contro il disegno di sigillare le frontiere, pensando così di salvaguardare i propri privilegi. Non è mai successo nella storia che si riuscisse a fermare i flussi migratori con misure repressive, ma, a quanto pare, la storia non insegna niente e la nostra classe politica è affetta dalla sindrome del ripetere ciclicamente gli stessi errori.

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