Pianeta Migranti. I Centri per il rimpatrio non funzionano
Il nuovo rapporto“Espulsioni. Un’analisi della politica di rimpatrio italiana, 20152025” di ActionAid e Università di Bari smonta l’utilità dei Centri per il rimpatrio (Cpr)
Mentre il ministro Piantedosi annuncia l’arrivo di altri sei centri – uno in Campania, Toscana, Calabria, Emilia Romagna e due in Trentino Alto Adige – il report di ActionAid Italia e dell’Università di Bari scoperchia l’ennesimo paradosso dei Cpr.
Record di ingressi, crollo dei rimpatri
Nel 2025 gli ingressi nei Cpr hanno raggiunto la cifra record di 6.835 persone, ma le espulsioni dai centri sono crollate del 45,1%. Solo un quarto delle persone trattenute viene effettivamente rimpatriato. La maggior parte dei rimpatri avviene fuori dai Cpr, smentendo la narrazione che li vuole “motore” delle espulsioni.
Giuseppe Campesi, coordinatore scientifico del rapporto di Save the Children, è netto: “Il sistema non regge più, né sul piano pratico né su quello giuridico”.
Detenzione più lunga, costi crescenti
Le ultime modifiche normative allungano il trattenimento nei Cpr.
Nel 2025 servono 148 giorni di detenzione per ottenere un solo rimpatrio dai Cpr: più del doppio rispetto alla media degli anni precedenti. E i costi lievitano: 20.200 euro per ogni rimpatrio dai Cpr;
+178% di aumento della spesa corrente in due anni; 217 milioni di euro sono stati spesi tra 2018 e 2025 per la detenzione amministrativa. Si spende di più, si detiene di più, si rimpatria di meno. Un sistema che pesa sulle casse pubbliche e sulla vita delle persone detenute.
Il nodo degli accordi con i Paesi di origine
Il report ricorda una verità spesso rimossa: i rimpatri dipendono dagli accordi con i Paesi di destinazione. Senza questa cooperazione, nessun rimpatrio è possibile.
Tunisia e Albania coprono il 59% dei rimpatri tra il 2018 e il 2024. Ma nel 2025 i voli charter verso la Tunisia sono crollati da 1.705 a 360.
Intanto, nei Cpr vengono trattenute anche persone provenienti da Siria, Afghanistan, Iran, Iraq, Algeria: paesi verso cui il rimpatrio è praticamente impossibile. Il 64% delle persone trattenute proviene da nazionalità “non rimpatriabili” e in questi casi la detenzione perde ogni legame con la finalità dichiarata.
Opacità e ostacoli alla trasparenza sui Cpr.
Il rapporto denuncia un clima crescente di chiusura: Prefetture che negano l’accesso ai verbali ispettivi per “evitare proteste”; dinieghi alla stampa nelle strutture in Albania. Il Viminale che nel 2025 ha rifiutato di fornire i dati dei rimpatri per nazionalità, già pubblici in passato.
ActionAid e Università di Bari parlano apertamente di problema democratico: la trasparenza è una condizione essenziale per valutare politiche che ricorrono alla detenzione e alla forza.
La domanda che emerge dal rapporto è semplice e radicale: ha ancora senso un sistema che detiene persone per mesi, spesso senza possibilità reale di rimpatrio, a costi enormi e con risultati minimi?



