Pianeta Migranti. I lavoratori stranieri sostengono la nostra economia
Referendum sulla cittadinanza. Votare SÌ conviene anche agli italiani
1. L'Italia è già casa loro
Oltre 1 milione di giovani nati o cresciuti in Italia da genitori stranieri vivono come italiani, ma non hanno la cittadinanza. Parlano italiano, studiano con i nostri figli, sognano un futuro qui.
Riconoscerli è un atto di giustizia.
2. Il lavoro degli stranieri fa andare avanti l’Italia
Secondo il Rapporto annuale della Fondazione Leone Moressa (2023), i lavoratori stranieri contribuiscono per oltre 143 miliardi di euro al PIL italiano, ovvero circa 9% del PIL nazionale. I lavoratori stranieri versano oltre 15 miliardi di euro all’anno in contributi previdenziali (INPS, 2022). La maggior parte di questi contributi finanzia il nostro sistema pensionistico, a cui spesso non accedono subito, o mai.
In settori come l’agricoltura, l’assistenza domestica, la logistica, l’edilizia e la ristorazione, gli stranieri rappresentano dal 20% al 40% della forza lavoro. In alcuni comparti (es. cura degli anziani), sono indispensabili.
Pagano più di 15 miliardi l’anno di contributi che finanziano il nostro sistema pensionistico.
Sono essenziali in agricoltura, edilizia, logistica, sanità e assistenza.
Senza di loro, molti servizi si fermerebbero.Se venissero meno tutti i lavoratori stranieri, l’Italia perderebbe quasi 1 punto percentuale di PIL ogni anno, secondo stime della Banca d’Italia. Questi numeri non riguardano solo gli immigrati regolari di prima generazione, ma anche i loro figli, molti dei quali sono nati o cresciuti in Italia, parlano italiano e lavorano stabilmente.
Tuttavia, senza cittadinanza, vivono ancora con diritti limitati.
3. Più diritti = più integrazione e sicurezza
Avere cittadini pienamente riconosciuti riduce la marginalizzazione, la precarietà e la tensione sociale. L’inclusione costruisce una società più unita, più stabile, più sicura.
Non è un favore: è un investimento nel nostro futuro
4. Siamo in ritardo rispetto all’Europa
In gran parte d’Europa, chi nasce o cresce in un Paese diventa cittadino.
L’Italia è tra i pochi a negare questo diritto anche a chi è cresciuto qui.
Dire SÌ significa metterci al passo con la civiltà.
Votare SÌ è una scelta per tutti
Non si tratta solo di loro. Si tratta di noi.
Del Paese che vogliamo diventare: più giusto, più forte, più unito




