Domenica, 25 agosto 2019 - ore 03.11

Pianeta Migranti. Invece di respingere i migranti economici respingiamo l’agribusiness che li affama.

Il clamore e la retorica dell’Expo 2015 “Nutrire il pianeta” sta per sfociare nella fusione delle corporation agroalimentari che uccidono l’economia dei piccoli produttori agricoli impedendo loro di sopravvivere. La denuncia di oltre 200 organizzazioni impegnate per il diritto al cibo.

| Scritto da Redazione
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A distanza di due anni dai riti folcloristici sul diritto al cibo e la sovranità alimentare di Expo Milano 2015, i fatti dicono esattamente il contrario. Le maggiori aziende agrochimiche e produttrici di sementi si stanno unendo l’un l’altra e fanno del mercato agroalimentare un vero e proprio oligopolio: Dow Chemical si unisce a Dupont, Monsanto a Bayer AG, Syngenta a Chem  China. Insieme, potrebbero avere il totale controllo su ciò che gli agricoltori coltivano nei loro campi, sui pesticidi che usano, su cosa compriamo nei negozi e infine su cosa mettiamo in tavola. La concentrazione delle leve economiche in poche mani e l’abnormità del potere di influenza che acquisiscono sul mercato di riferimento costituisce una gravissima minaccia per tutte quelle realtà agricole attive sul territorio, che tra mille fatiche tengono in piedi piccole economie di scala, rispettose dell’ambiente, della biodiversità e di genuini processi produttivi.

La formazione in corso di tre grandi colossi accentra in modo esclusivo il mercato agrochimico (già nelle loro mani per il 70% ) e quello delle sementi di cui detengono già il 60%. Sta avanzando l’agricoltura dell’esclusione che porterà conseguenze negative a tutti, ma affamerà in particolare i contadini dei paesi poveri che traggono il sostentamento da un’agricoltura familiare, che non potranno permettersi di acquistare i semi costosi e i pesticidi delle multinazionali.

Uno dei maggiori movimenti mondiali di contadini, Via Campesina, sostiene che i giganti dell’agribusiness inoltre, distruggono la biodiversità, provocano il cambiamento climatico, generano disastri ambientali, inquinano le coltivazioni tradizionali con le colture ogm e causano danni irreparabili alla loro salute, a causa dei diserbanti e pesticidi chimici buttati in modo copioso sui terreni. Per esempio, Monsanto, in nome della proprietà intellettuale sui semi, vieta ai contadini di seminare coi semi dei raccolti precedenti e impone sementi ogm coi relativi pesticidi, per acquistare i quali i contadini si indebitano fino ad arrivare al tracollo economico, alla fame e in molti casi al suicidio. In India, dove Monsanto ha obbligato i piccoli agricoltori a coltivare cotone BT ogm, nel giro di 20 anni, circa 300 mila contadini si sono suicidati. Quanti riescono a migrare sono da ritenersi fortunati…Salvo poi essere respinti come migranti economici e senza diritti riconosciuti. Anche il diritto al cibo resta un diritto primario per tutti specialmente se è generata dall’avidità di profitto di poche corporation.

Perché invece di respingere i migranti economici non ci si batte per respingere gli oligopoli agroalimentari?

Il movimento Via Campesina europea insieme a Concord, una rete di 2600 ong europee e insieme ad altre organizzazioni hanno lanciato un appello alla Commissione Europea, chiedendo con forza che venga fatto tutto il necessario per impedire le tre fusioni citate sopra nella consapevolezza che,  oltre a infliggere un colpo mortale alle piccole economie di scala, determineranno conseguenze nefaste sotto ogni punto di vista.

Fermare i migranti ‘per fame’ implica affrontare gli squilibri di potere nei nostri sistemi alimentari. I principali investitori in agricoltura nei paesi in via di sviluppo sono gli stessi contadini e sono loro che devono essere al centro delle politiche di sviluppo dell'agricoltura visto che producono il 70% del cibo mondiale con sistemi che  rigenerano il suolo, la biodiversità e l'acqua, che stabilizzano il clima e producono salute e benessere.

 

 

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