Giovedì, 21 novembre 2019 - ore 18.07

Pianeta Migranti. L’utopia della normalità.

Mimmo Lucano, sindaco di Riace, paese calabrese della Locride che i lettori del blog conoscono bene, è ormai conosciuto come l’unico italiano tra i cinquanta leader più influenti del pianeta. E’ al 40° posto nella classifica compilata annualmente da “Fortune”, una prestigiosa rivista economica pubblicata dallo stesso editore del “Time”. La designazione è avvenuta per solide ragioni economiche: aver rivitalizzato attraverso l’accoglienza dei migranti un paese morente. Ma Riace non è l’unico comune italiano in cui gli immigrati sono stati considerati, e si sono rivelati, una risorsa e non un’emergenza.

| Scritto da Redazione
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Certo la designazione è arrivata del tutto inaspettata anche per lui, che non ne sapeva proprio nulla fino a pochi giorni prima. Anzi si sente un po’ in imbarazzo: “Non faccio queste cose per una carriera politica. Mi sento di appartenere agli ultimi e non ai primi. Mi dà un certo disagio la storia americana di questa classifica. Tuttavia sono contento nell’animo perché mi dà la sensazione che quello che stiamo facendo ha trasmesso il messaggio di umanità di un luogo nonostante le sue precarietà economiche e sociali e i condizionamenti della criminalità organizzata. Mi sento di condividere questo riconoscimento con tantissime persone che sono passate da qui…”. Quello che sta facendo non ha niente di eccezionale, a suo parere. Lo definisce “l’utopia della normalità”.

Mimmo Lucano è stato inserito nella classifica dei leader più influenti al mondo perché è riuscito a trasformare l’emergenza migranti in una risorsa, grazie alla quale ha ridato vita ad un paese ormai morente, dove vivevano solo persone troppo vecchie per emigrare al nord, in Italia o in Europa, in cerca di lavoro. Ora circa la metà dei poco meno di 2.000 abitanti sono stranieri. Hanno aperto botteghe artigiane, attività commerciali, punti di ristoro; hanno riattivato i servizi. In una parola, hanno ridato fiato all’economia locale, nonostante i pesanti condizionamenti ambientali: la perenne crisi economica che colpisce soprattutto il sud  e la presenza invasiva della ‘ndrangheta. Niente di “buonistico” dunque nelle ragioni dell’inserimento nella classifica di “Fortune”, ma un solido successo economico.

Certamente Mimmo Lucano è stato un pioniere, e giustamente è il portabandiera di un successo, che non è però isolato. Il “Time”, che evidentemente è particolarmente attento all’impatto positivo dell’accoglienza, dedica un lungo articolo ad un paesino siciliano, Sutera, che ha una storia simile a quella di Riace e un destino segnato già nel nome: Sutera deriva dal greco antico Soter, che significa salvezza. “Sutera stava sparendo, dice il sindaco Giuseppe Grizzanti… Ora, grazie ai rifugiati, abbiamo la possibilità di rivitalizzare la città”. I nuovi arrivati sono andati ad abitare case sfitte da decenni, hanno creato posti di lavoro nei servizi, come la scuola. Le attività commerciali ne hanno beneficiato, sia in termini di giro di affari che in termini di forza lavoro. Ogni anno in agosto a Sutera viene organizzato “il festival dell’ospitalità” che attira turisti da tutta la Sicilia e anche da più lontano. I rifugiati cucinano i loro piatti tipici e fanno conoscere la loro cultura, e il paese comincia ad entrare nei circuiti turistici normali. I fondi per la prima accoglienza arrivano dall’Unione Europea, ma parecchi rifugiati sono già diventati autosufficienti. Anche Sutera si trova in una regione generalmente considerata depressa, ma grazie al coraggio degli amministratori e all’intelligente generosità degli abitanti ha trovato una strada per onorare la sua storia e rivitalizzare la sua economia.

Molte altri centri abitati di piccole e medie dimensioni hanno già imboccato la strada disegnata da Riace e Sutera. Degli 800 comuni coinvolti nella rete Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) circa la metà sono realtà di piccole e medie dimensioni con potenzialità simili alle loro. E per alcuni le potenzialità stanno già diventando realtà. Anche a Satriano (Catanzaro), Santorso (Vicenza), Sant’Alessio in Aspromonte (Reggio Calabria), Chiesanuova (Torino), Santa Marina (Salerno) e Capua (Caserta) per citare i più noti, e forse i più avanti nel processo, grazie all’arrivo di rifugiati e richiedenti asilo sono stati riattivati servizi, riaperte scuole, rivalorizzate le attività locali.

Dunque, l’utopia della normalità sta già diventando la normalità del futuro prossimo del nostro paese e del nostro continente. D’altra parte, le analisi economiche più accreditate dimostrano esattamente quello che sta succedendo, per ora, nel microcosmo dei comuni citati: gli standard di vita e gli indicatori economici cui siamo abituati in Italia e in Europa potranno essere mantenuti solo dall’inserimento di nuove persone, milioni di nuove persone nei prossimi 10 o 20 anni.

Bruna Sironi

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