Lunedì, 24 giugno 2019 - ore 21.25

Pianeta migranti. La poesia di Segen canta il dolore dei migranti in Libia.

Il suo vero nome era Tesfalidet Tesfom ma lo chiamavano Segen. E’ morto poco dopo il suo sbarco a Pozzallo dalla nave Proactiva della ong Open Arms, esattamente un anno fa’. Fuggito dall’Eritrea è giunto solo pelle e ossa. Non riusciva neppure a stare in piedi.

| Scritto da Redazione
Pianeta migranti. La poesia di Segen canta il dolore dei migranti in Libia. Pianeta migranti. La poesia di Segen canta il dolore dei migranti in Libia. Pianeta migranti. La poesia di Segen canta il dolore dei migranti in Libia. Pianeta migranti. La poesia di Segen canta il dolore dei migranti in Libia.

Pianeta migranti. La poesia di Segen canta il dolore dei migranti in Libia.

Il suo vero nome era Tesfalidet Tesfom ma lo chiamavano Segen. E’ morto poco dopo il suo sbarco a Pozzallo dalla nave Proactiva della ong Open Arms, esattamente un anno fa’. Fuggito dall’Eritrea è giunto solo pelle e ossa. Non riusciva neppure a stare in piedi.

Hanno dovuto prenderlo in braccio per farlo sbarcare dalla nave e quando gli hanno chiesto perché era in quelle condizioni lui ripeteva: Libia, Libia”. Nel suo portafogli sono state trovate due poesie. Il suo canto di dolore è quello di tutti i migranti detenuti in Libia.

Don Mussie Zerai, prete eritreo già candidato al Nobel per la pace commemorando Segen ha detto: “Vorrei vedere la foto di Segen affissa davanti a tutti i ministeri dell’Interno dell’Unione Europea. L’Ue ritiene la Libia un luogo sicuro dove respingere i migranti, luogo da cui Segen è arrivato in condizioni disperate dopo mesi e mesi di segregazione. Quando ho visto le sue immagini è stato come tornare indietro di 80 anni, quando nei documentari abbiamo visto persone pelle ossa uscire dai lager nazisti”

Lo scrive anche Segen parlando degli uomini “lontani dalla pace/ presi da Satana/ che non provano pietà o un po’ di pena./ Si considerano superiori, fanno finta di non sentire, gli piace soltanto apparire agli occhi del mondo”. Versi che ricordano le parole di Papa Francesco durante il suo viaggio a Lampedusa nel 2013: “Adamo, dove sei? Caino, dov’è tuo fratello?”.

Segen in totale solitudine, si è affidato solo al creatore: “Se porto pazienza non significa che sono sazio/ ma io e te (fratello) otterremo la vittoria affidandoci a Dio”.

Sceso dalla nave, Segen ha raccontato con filo di voce che in Libia erano tutti ammassati in una stanza nel campo a Bani-Walid: facevano i bisogni nella stessa stanza, le donne subivano violenze sessuali, gli uomini venivano picchiati, nessuno poteva lavarsi e gli davano da mangiare una, due volte al giorno. Segen è morto per malnutrizione. E’stato sepolto nel cimitero di Pozzallo, sotto una croce bianca con il suo vero nome: Tesfalidet Tesfom.

Oggi, i medici che assistono gli sbarchi dei migranti sostengono che a causa della lunga permanenza nei lager libici le persone sono sempre più denutrite e compromesse in salute.

Secondo il ministro Salvini, riportare i migranti in Libia significa salvarli. Ma sul portale del Ministero affari Esteri “Viaggiare sicuri” la Libia figura tra i Paesi maggiormente a rischio insicurezza e si invita gli italiani a non metterci piede. Cruda incongruenza politica e umana! Intanto nei campi libici si muore di torture indicibli.

Le due poesie di Segen

Non ti allarmare fratello mio

Non ti allarmare fratello mio,dimmi, non sono forse tuo fratello?

Perché non chiedi notizie di me?

È davvero così bello vivere da soli,

se dimentichi tuo fratello al momento del bisogno?

Cerco vostre notizie e mi sento soffocare

non riesco a fare neanche chiamate perse,

chiedo aiuto,

la vita con i suoi problemi provvisori

mi pesa troppo.

Ti prego fratello, prova a comprendermi,

chiedo a te perché sei mio fratello,

ti prego aiutami,

perché non chiedi notizie di me, non sono forse tuo fratello?

Nessuno mi aiuta,

e neanche mi consola,

si può essere provati dalla difficoltà,

ma dimenticarsi del proprio fratello non fa onore,

il tempo vola con i suoi rimpianti,

io non ti odio,

ma è sempre meglio avere un fratello.

No, non dirmi che hai scelto la solitudine,

se esisti e perché ci sei con le tue false promesse,

mentre io ti cerco sempre,

saresti stato così crudele se fossimo stati figli dello stesso sangue?

Ora non ho nulla,

perché in questa vita nulla ho trovato,

se porto pazienza non significa che sono sazio

perché chiunque avrà la sua ricompensa,

io e te fratello ne usciremo vittoriosi affidandoci a Dio.

Tempo sei maestro

Tempo sei maestro

per chi ti ama e per chi ti è nemico,

sai distinguere il bene dal male,

chi ti rispetta

e chi non ti dà valore.

Senza stancarti mi rendi forte,

mi insegni il coraggio,

quante salite e discese abbiamo affrontato,

hai conquistato la vittoria

ne hai fatto un capolavoro.

Sei come un libro, l’archivio infinito del passato

solo tu dirai chi aveva ragione e chi torto,

perché conosci i caratteri di ognuno,

chi sono i furbi, chi trama alle tue spalle,

chi cerca una scusa,

pensando che tu non li conosci.

Vorrei dirti ciò che non rende l’uomo

un uomo

finché si sta insieme tutto va bene,

ti dice di essere il tuo compagno d’infanzia

ma nel momento del bisogno ti tradisce.

Ogni giorno che passa, gli errori dell’uomo sono sempre di più,

lontani dalla Pace,

presi da Satana,

esseri umani che non provano pietà

o un po’ di pena,

perché rinnegano la Pace

e hanno scelto il male.

Si considerano superiori, fanno finta di non sentire,

gli piace soltanto apparire agli occhi del mondo.

Quando ti avvicini per chiedere aiuto

non ottieni nulla da loro,

non provano neanche un minimo dispiacere,

però gente mia, miei fratelli,

una sola cosa posso dirvi:

nulla è irraggiungibile ,

sia che si ha tanto o niente,

tutto si può risolvere

con la fede in Dio.

Ciao, ciao

Vittoria agli oppressi

 

 

 

 

 

 

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