Lunedì, 22 luglio 2019 - ore 11.30

Pianeta migranti. ‘Viaggi Disperati’: nel 2018 sei migranti al giorno sono morti nel Mediterraneo.

Allarmante il numero di migranti morti nel Mar Mediterraneo nel 2018. Per ridurre gli arrivi, la politica si vanta di avere tagliato le operazioni di ricerca e soccorso. Così, la rotta Mediterranea è diventata la più letale al mondo.

| Scritto da Redazione
Pianeta migranti. ‘Viaggi Disperati’: nel 2018 sei migranti al giorno sono morti nel Mediterraneo. Pianeta migranti. ‘Viaggi Disperati’: nel 2018 sei migranti al giorno sono morti nel Mediterraneo. Pianeta migranti. ‘Viaggi Disperati’: nel 2018 sei migranti al giorno sono morti nel Mediterraneo. Pianeta migranti. ‘Viaggi Disperati’: nel 2018 sei migranti al giorno sono morti nel Mediterraneo.

Pianeta migranti. ‘Viaggi Disperati’: nel 2018 sei migranti al giorno sono morti nel Mediterraneo.

Allarmante il numero di migranti morti nel Mar Mediterraneo nel 2018. Per ridurre gli arrivi, la politica si vanta di avere tagliato le operazioni di ricerca e soccorso. Così, la rotta Mediterranea è diventata la più letale al mondo. Secondo il rapporto ‘Viaggi Disperati’, dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, nel 2018, una media di sei persone al giorno ha perso la vita nel Mediterraneo

Nel 2018 meno arrivi ma in proporzione più morti!

2.275 persone sarebbero morte o disperse durante la traversata del Mediterraneo lo scorso anno, nonostante il calo considerevole del numero degli arrivi. In totale, in Europa sono arrivati 139.300 rifugiati e migranti, il numero più basso degli ultimi cinque anni. Circa 23.400 sono arrivati in Italia, cinque volte di meno rispetto all’anno precedente. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi ha ribadito che: “Salvare vite in mare non costituisce una scelta, né rappresenta una questione politica, ma un imperativo primordiale e per porre fine a queste tragedie occorre un approccio a lungo termine basato sulla cooperazione regionale, che dia priorità alla vita e alla dignità di ogni essere umano”.

Il rapporto ‘Viaggi disperati’ dice che le politiche adottate da alcuni Stati europei hanno generato numerosi naufragi e morti, oltre che la  deriva per giorni e giorni in mare di tante persone in attesa dell’autorizzazione a sbarcare. E’ il caso della nave Diciotti della Guardia Costiera italiana con 177 persone a bordo bloccata in mare per 10 giorni da Salvini, dell’Acquarius, della Sea Watch, Sea Eye ed altre. 

Le restrizioni crescenti alle operazioni di ricerca e soccorso poste alle navi delle ONG, ha fatto sì che lungo le rotte dalla Libia all’Europa, una persona ogni 14 abbia perso la vita in mare. Un’impennata vertiginosa rispetto al 2017. Altre migliaia di persone recuperate dalla Guardia costiera Libica, in conseguenza all’accordo Italia-Libia, sono state ricondotte nei centri di detenzione libici e sottoposte a condizioni terribili, denunciate più volte anche dall’ UNHCR.

Per molti migranti, approdare in Europa rappresenta la fase finale di un viaggio da incubo durante il quale subiscono torture, stupri, aggressioni, rapimenti e sequestrati a scopo d’estorsione, o vengono ridotti n schiavitù.

Il rapporto “Viaggi disperati” chiede agli Stati di intervenire con urgenza per ristabilire misure efficaci di soccorso nel Mediterraneo aumentando le operazioni di soccorso coordinate e congiunte, ristabilendo procedure di sbarco rapide in porti sicuri e revocando le misure che impediscono di operare alle imbarcazioni delle ONG.  Chiede altresì agli Stati di scardinare le reti dei trafficanti di esseri umani e di consegnare alla giustizia i responsabili di tali crimini.

Il rapporto rivela, inoltre, i cambiamenti significativi nelle rotte seguite dai rifugiati e dai migranti: la Spagna è divenuta il principale punto d’ingresso in Europa con circa 6.800 persone arrivate via terra (attraverso le enclavi di Ceuta e Melilla) e altre 58.600 arrivate dalla rotta del Mediterraneo occidentale. Ne consegue che il bilancio delle vittime in questo tratto di mare è passato da 202 decessi nel 2017 a 777 lo scorso anno. La Grecia ha accolto l’arrivo via mare di circa 32.500 persone rispetto alle 30.000 del 2017, ma ha registrato un numero quasi tre volte superiore di persone giunte attraverso il confine terrestre con la Turchia.

 

 

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