Martedì, 19 novembre 2019 - ore 23.44

Pianeta migranti. La retorica del summit Onu sui rifugiati.

ll 19 settembre, presso la sede dell’Onu, a New York si tiene il Summit delle Nazioni Unite sui Rifugiati e i Migranti. Per Medici senza frontiere e Amnesty manca la reale volontà di migliorare le vite dei rifugiati e di affrontare la crisi migratoria globale.

| Scritto da Redazione
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È la prima volta che l’Assemblea Generale Onu propone un vertice sui rifugiati e migranti: un’opportunità storica per mettere a punto una risposta coordinata ed efficace a questo grave problema. Obiettivo del vertice: rinforzare il coordinamento e la cooperazione tra gli Stati, a partire da un approccio fondato sulla tutela degli individui, e approvare il “ Global Compact on responsability sharing”, documento che dovrebbe impegnare i governi ad accogliere ogni anno il 10 per cento dei rifugiati del mondo. Un piano ambizioso, preparato da Ban Ki Moon che però, secondo Amnesty, l'Unione europea, la Russia e la Cina hanno già svuotato in nome di interessi nazionali affossando così l’occasione per trovare una soluzione globale alla crisi.

Mentre al summit 194 leader mondiali parlano e promettono, 75mila profughi siriani sono bloccati senza soccorsi al confine giordano con la Siria  e stanno morendo di stenti. Analogamente, 350mila rifugiati somali rischiano di essere rimandati da Dadaab, (in Kenya) verso un paese dove la loro vita è in pericolo. E ben 2,6 milioni di persone hanno abbandonato le loro case in Nigeria per fuggire da Boko Haram. In Libia, decine di migliaia di persone patiscono l’inferno in attesa di poter attraversare il Mediterraneo dove quest’anno, sono morti 3.200 migranti. Altrove nel mondo, gli stessi scenari: i latino americani che fuggono in Messico vengono trattati in modo atroce dai controlli di frontiera finanziati dagli Stati Uniti; i Rohingya vengono privati dei loro diritti e sfruttati in tutto il Sud-Est asiatico.

Secondo Medici senza frontiere (Msf) i Paesi che partecipano al Summit sono anche i responsabili della violazione di quei principi e diritti che il vertice vorrebbe difendere. Il presidente di Msf ha dichiarato: “Sappiano quei leader che la sofferenza e il dolore che milioni di persone in fuga vivono ogni giorno non possono essere né cancellati né leniti da parole retoriche o semplici discorsi di circostanza. Occorrono misure concrete, impegni audaci e forse impopolari, volontà concreta di cambiamento. Occorre che dicano in modo chiaro se davvero intendono fare ciò che serve, oppure se sono pronti ad accettare fino in fondo il prezzo del loro fallimento e del loro cinismo: più sofferenza, più dolore, più ingiustizia”.

In occasione del Summit, Msf ha pubblicato il report “Reality Check” (Come stanno veramente le cose) che delinea nove gravi emergenze che coinvolgono migranti e rifugiati e indica le risposte messe in atto da Msf, che assiste parte dei 65 milioni di sfollati forzati e dei 244 milioni di migranti presenti oggi nel mondo.

Un giudizio forte viene anche dal segretario generale di Amnesty International Salil Shetty: “Sappiamo già che il vertice delle Nazioni Unite finirà con un vergognoso fallimento. Di fronte alla peggiore crisi dei rifugiati da 70 anni a questa parte, i leader mondiali stanno mostrando uno sconvolgente disprezzo per i diritti umani di persone costrette a lasciare le loro case a causa dei conflitti o della persecuzione.” E aggiunge: “Quando i leader mondiali vengono meno alle loro responsabilità e falliscono nell’accettare la proposta di proteggere 21 milioni di rifugiati, tra i quali si trovano le persone in peggiori condizioni di vulnerabilità del mondo intero, le persone di buona coscienza passano all'azione. Il cambiamento parte da tre parole: accogliamo i rifugiati."  

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