Lunedì, 21 ottobre 2019 - ore 21.52

Pianeta Migranti. Paradosso Treviso .Stop alla ‘mangiatoia’ con effetto boomerang.

Città governata dalla Lega dove però è presente un volontariato forte e intraprendente. Una situazione dove il decreto Salvini, che ha tagliato i fondi per la gestione immigrati, mette in difficoltà le stesse amministrazioni leghiste.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. Paradosso Treviso .Stop alla ‘mangiatoia’ con effetto boomerang. Pianeta Migranti. Paradosso Treviso .Stop alla ‘mangiatoia’ con effetto boomerang. Pianeta Migranti. Paradosso Treviso .Stop alla ‘mangiatoia’ con effetto boomerang. Pianeta Migranti. Paradosso Treviso .Stop alla ‘mangiatoia’ con effetto boomerang.

Pianeta Migranti. Paradosso Treviso .Stop alla ‘mangiatoia’ con effetto boomerang.

Città governata dalla Lega dove però è presente un volontariato forte e intraprendente. Una situazione dove il decreto Salvini, che ha tagliato i fondi per la gestione immigrati, mette in difficoltà le stesse amministrazioni leghiste.

La linea del leader del Carroccio finisce per ritorcersi contro chi aveva promesso di trovare una soluzione mettendo fine alla “mangiatoia dell’immigrazione”, accusa mossa pochi giorni fa proprio da Salvini alla Caritas di Treviso.

Tagliando i fondi da 35 a 25 euro al giorno e cancellando quasi totalmente i percorsi di integrazione, è venuto meno lo spirito con il quale la Caritas ed altre realtà operavano per l’accoglienza dei migranti. Con questo budget non sono più in grado di assicurare servizi decenti di accompagnamento con personale specializzato (lavoratori regolarmente retribuiti, che ora stanno perdendo il posto), e rischiano di prestarsi a un progetto politico solo assistenzialistico e punitivo, di cui non condividono né modalità né gli obiettivi, vista la scelta chiara di non favorire una reale inclusione. Per questo, una quindicina di gestioni in convenzione, non intendono più rinnovare l’accordo: ciò lascia i migranti senza risposte concrete e gli operatori senza lavoro.

La città di Treviso è quindi obbligata ad allestire le vecchie caserme, (una prassi ormai superata) per ricevere i migranti che erano ospitati nei piccoli centri di accoglienza. Un’operazione che devono fare i sindaci leghisti di Treviso e Oderzo, le due caserme interessate. Per ora si tratta di 500 migranti, ma potrebbero diventare 1300. I sindaci cercano di sminuire la vicenda sostenendo che pochi migranti non creano problemi; l’importante è che non ne arrivino altri.

L’utilizzo delle caserme obbligherà i sindaci e il ministro Salvini, a verificare se 22 euro al giorno sono sufficienti per dare una dignitosa e utile accoglienza o se invece, i costi per lo Stato saranno superiori, e l’esito umano e civile inferiore. C’è da temere però che si facciano avanti personaggi senza scrupoli, pronti solo a incassare i soldi; in tal caso, i 22 euro diventerebbero d’improvviso tanti per fare solo i carcerieri di persone trattate da "nemici" e da rinchiudere come "clandestini".

Gli esponenti del mondo del volontariato di Treviso dicono che la decisione di Salvini è un attacco politico ai migranti, ai sindaci e anche ai cittadini, perché mette a repentaglio la sicurezza. Le persone rimaste senza accoglienza e integrazione, parcheggiate nelle caserme, possono finire nelle mani della criminalità o in situazioni di marginalità. Gli operatori dell’accoglienza parlano di “disastro umano” e sottolineano che la vera “mangiatoia” è da cercare nell’evasione fiscale.

Anche Caritas italiana e il Terzo settore hanno alzato gli scudi. Hanno fatto presente che si sono occupati di profughi e migranti su richiesta dei vari Governi e delle Prefetture, cioè dello Stato stesso che non era in grado né di individuare edifici idonei per richiedenti asilo protetti dalle norme internazionali, né di dedicare personale alla loro assistenza. Ribadiscono inoltre, che continueranno con forme di autofinanziamento, come sta già facendo la Caritas di Milano, la loro opera di accoglienza e promozione di quanti hanno perso la protezione umanitaria e sono stati espulsi dai progetti Sprar dal decreto Sicurezza.

 

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