Giovedì, 20 giugno 2019 - ore 19.29

Pianeta Migranti. Il Calvario dei migranti intrappolati a Tripoli. Europa assente

Siamo a Pasqua, ma il Calvario dei migranti in Libia non conosce sollievo.

| Scritto da Redazione
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Pianeta Migranti. Il Calvario dei migranti intrappolati a Tripoli. Europa assente

Siamo a Pasqua, ma il Calvario dei migranti in Libia non conosce sollievo.

Sono bloccati dagli scontri in corso nei centri di detenzione, ridotti alla fame e alla disperazione. Per oltre 1500 di loro, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha chiesto con urgenza il rilascio immediato. Il Mediterraneo diventa una via obbligata di fuga. Ma chi, poi, li salva dai naufragi se Salvini vuole fermare anche ‘Mediterannea’ unica nave rimasta in mare? E l’Europa dov’è?

“I rischi per le loro vite crescono ora dopo ora. È necessario metterli in salvo con urgenza. E’ una questione di vita o di morte”. Lo ha detto l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi.

Fra i centri di detenzione che si trovano in prossimità degli scontri vi sono quelli di Ain Zara, Qasr Bin Ghasheer e Abu Sleim, tutti a sud di Tripoli. Gli scontri in atto impediscono all’UNHCR di trasferirei migranti e i rifugiati in posti più sicuri. Pertanto UNHCR ha lanciato un pressante appello alla comunità internazionale affinché tutte le parti coinvolte nel conflitto rispettino gli obblighi del diritto internazionale e pongano fine alla loro detenzione.

“Gli scontri in corso fanno paura e c’è un grosso problema per il reperimento di cibo: due settimane fa, i prezzi dei prodotti erano già aumentati del 300-350%”. Lo racconta Al Jazira, in contatto con alcuni migranti del centro di Qasr bin Ghashir, alle porte di Tripoli, ormai abbandonato dalle guardie. I sobborghi della capitale sono la zona più colpita: nella settimana tra il 7 e il 14 aprile sono stati riportati scontri a fuoco in almeno sette centri di detenzione.

Flavio di Giacomo portavoce dell’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni per il Mediterraneo ha dichiarato: “Siamo molto preoccupati per circa 3.600 persone detenute nei centri vicini agli scontri. Molti di queste sono fuggite dalla guerra e dalle persecuzioni in paesi come Eritrea, Somalia, Sudan, e ora sanno che rischiano la vita”.

In questa situazione, la via di fuga del Mar Mediterraneo si impone per disperazione. Ma una volta in mare, più nessuno li salverà dai naufragi. La missione europea ‘Sophia’ non ha più navi per la ricerca e i salvataggi; le ong non ci sono più, e l’unica nave rimasta in mare, la ‘Mediterranea’, è presa di mira dalla direttiva antisbarchi di Salvini che vuole fermarla. L’equipe di ‘Mediterranea’, ha ribadito che questa direttiva è scritta senza tenere in considerazione che in Libia c’è una guerra, senza considerare gli obblighi internazionali del salvataggio in mare e il rispetto dei  diritti umani, senza pensare alle migliaia di persone torturate negli ultimi anni in Libia e a quelle annegate nel Mediterraneo (in proporzione in numero sempre crescente 2100 nel 2018).

E l’Europa, in modo pilatesco, concentrata sulle prossime elezioni europee, se ne guarda bene dal venire in soccorso. I Paesi europei sono troppo impegnati a cercare i loro equilibri elettorali e, si sa, rifiutare i migranti, è un fattore che porta consenso. Sono anche troppo impegnati nel costruire strategie di appoggio ai signori della guerra libica e non pensano alle vittime civili, ai migranti e ai rifugiati.

Oggi, in Libia, come accadde duemila anni fa sulla collina di Gerusalemme, si stringono diaboliche alleanze sulla pelle di molti innocenti. Gli ‘Erode’ attuali si spartiscono le risorse economiche e le aree d’ influenza geopolitica giocandosi la sorte di questo paese, così come i soldati si giocarono a sorte la tunica di Gesù.

 

 

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