Pianeta Migranti. Un Osservatorio per monitorare il Piano Mattei
Forti interrogativi sulla trasparenza, sul ruolo delle imprese private, sugli impatti ambientali e sulla partecipazione degli africani.
Quattordici organizzazioni della società civile, della ricerca e dell’informazione, tra cui Valori, ActionAid, Greenpeace, ReCommon, Nigrizia e WWF, hanno creato l’Osservatorio sul Piano Mattei per monitorare l’attuazione del Piano italiano per l’Africa. [Osservator...relazione]
Scarsa trasparenza sui finanziamenti e utilizzo dei fondi
Dalla relazione non si capisce quante risorse siano contabilizzabili come aiuto pubblico allo sviluppo. Né il mix di capitali pubblici e privati: un dato indispensabile per capire quali vantaggi ottengano le imprese. Per l’Osservatorio la questione cruciale è che il coinvolgimento dei privati produca davvero valore per le comunità locali e non si traduca nella semplice apertura di nuovi mercati per le grandi aziende italiane.
Lacune analoghe riguardano il Fondo italiano per il clima. È il principale strumento pubblico con cui l’Italia sostiene la finanza climatica nei Paesi del Sud globale, come impone l’Accordo di Parigi. La relazione del governo non chiarisce le modalità operative del Fondo, né la strategia di transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili.
Il caso Kenya ed Eni
Il caso più discusso è uno dei primi progetti finanziati dal Piano: le filiere agricole per i biocarburanti in Kenya. Per questo progetto sono stati destinati a Eni 75 milioni di euro del Fondo per il clima. Inchieste giornalistiche, rapporti e testimonianze di agricoltori locali hanno descritto una realtà lontana dagli obiettivi dichiarati. Redditi in calo, raccolti non ritirati, contratti diversi da contea a contea, rese in diminuzione e competizione con le colture alimentari. Ne parla l’inchiesta di Transport & Environment sul piano di Eni per i biocarburanti in Africa.
Progetti importanti scomparsi dalle relazioni
Alcuni progetti inizialmente presentati come parte del Piano Mattei non compaiono più nelle relazioni governative: il Corridoio Sud dell’idrogeno tra Nord Africa ed Europa; il porto di Misurata in Libia; la partnership sanitaria tra Italia e Marocco. Sono spariti anche i tavoli tecnici tematici che avrebbero dovuto affiancare la Cabina di regia. Compreso quello sulla sicurezza energetica, convocato cinque volte tra gennaio e luglio 2024: non si sa chi vi abbia partecipato né che cosa abbia deciso.
Esclusione della società civile africana
Le organizzazioni e le comunità africane continuano a essere escluse dai processi decisionali. Le richieste di maggiore partecipazione e trasparenza, formulate da numerose associazioni africane, non avrebbero ricevuto risposte adeguate.
Preoccupazioni ambientali
Tra gli esempi citati dall’Osservatorio c’è il progetto agricolo di Timimoun, in Algeria, che prevede coltivazioni intensive in un’area desertica. L’Osservatorio teme un forte consumo di acqua proveniente da falde sotterranee non rinnovabili, senza che siano resi pubblici i dettagli del contratto.
Il nodo del debito
Dei 18 Paesi coinvolti nel Piano, 15 sono in crisi del debito e 11 risultano fortemente indebitati. L’Osservatorio critica il fatto che la misura di conversione del debito annunciata dal governo non specifichi quali Paesi ne beneficeranno né come sarà gestita.



