Ronde a Crema, Losco (SI): «È squadrismo che si sente legittimato»
Crema, 24 ottobre 2026 – Dopo le dieci denunce per istigazione alla violenza per motivi razziali eseguite ieri dalla Polizia di Stato nel Cremasco, interviene Paolo Losco, segretario provinciale di Sinistra Italiana Cremona.
«Una chat con la foto del Duce, 44 iscritti, messaggi come “riapriamo i forni” e “tirate fuori i manganelli e venite”. Secondo la Questura era nata la sera del 19 ottobre per organizzare ronde nel centro di Crema, in risposta a un’altra chat che annunciava disordini a Cremona, poi mai avvenuti. La sera stessa una trentina di ragazzi girava compatta per il centro. Nelle perquisizioni di ieri sono saltati fuori coltelli, un machete, un manganello telescopico. Tra le parole scritte in chat e la strada sono passate poche ore.
Nel mirino di quella chat c’erano stranieri e “maranza”, messi nello stesso mucchio. È una parola che a destra usano da mesi per giudicare i ragazzi dalla faccia e dal cognome. Ora ci hanno scritto pure una proposta di legge, che loro stessi chiamano “anti-maranza”. E quando a un vicepremier hanno chiesto cosa voglia dire “maranza”, ha risposto di non averne idea. Fomentano l’odio contro un nemico che non sanno nemmeno definire. Ci preferiscono divisi per non dover affrontare i problemi reali: salari, bollette, casa, servizi.
Le responsabilità dei singoli le accerterà la magistratura. Quella politica è di chi da anni cerca e raccoglie consenso sulla paura e sulla discriminazione. Quattro anni di decreti sicurezza non hanno reso le nostre città più sicure. Hanno fatto credere che la sicurezza si fa indicando un nemico e hanno legittimato l’idea di una giustizia “fai da te”. A Crema qualcuno l’ha messa in pratica. Il 19 ottobre la sicurezza l’hanno fatta gli agenti del Commissariato di Crema, che hanno fermato un’auto e da lì sono risaliti alla chat. È su questo che bisogna investire: più agenti, contratti e risorse, non l’ennesimo decreto che non risolve nulla.
I giovani non hanno bisogno di ronde né di etichette che li dividono per cognome o colore della pelle. Hanno bisogno di spazi di aggregazione gratuiti, servizi di prossimità, educatori di strada e una scuola pubblica con più risorse. E di adulti che li ascoltino. Al Comune e alle scuole di Crema chiedo di partire da qui, aprendo subito momenti di confronto con i ragazzi.
Ronde, manganelli e foto del Duce con la sicurezza non c’entrano niente. Si chiama squadrismo, e nella provincia di Farinacci ci siamo già passati più di un secolo fa.»



