Lunedì, 03 ottobre 2022 - ore 07.18

Sini (Centro di ricerca per la pace e i diritti umani): ‘No ai soldati a Mosul’

La lettera aperta di Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace e i diritti umani, alla Presidente Boldrini

| Scritto da Redazione
Sini (Centro di ricerca per la pace e i diritti umani): ‘No ai soldati a Mosul’

Egregia Presidente della Camera dei Deputati,

ritengo pericolosissima, assolutamente irrazionale e patentemente illegittima la decisione annunciata dal governo di inviare 450 soldati italiani alla diga di Mosul. E vorrei pregare lei, terza carica istituzionale dello Stato, Presidente di uno dei rami del parlamento, autorevole figura dell’impegno umanitario, di invitare il governo a recedere da essa.

Quella inopinata e irresponsabile decisione è infatti gravida di conseguenze funeste: espone quei soldati al massacro; ed espone al massacro con essi anche i lavoratori della diga e le popolazioni che vivono nei pressi e a valle di essa; ed espone al massacro altresì chi vive in Italia e che a seguito di questa decisione diverrà parimenti bersaglio privilegiato di prevedibilissimi attentati.

Non dubito che lei abbia piena contezza del fatto che Mosul è in mano all’ISIS, che i soldati italiani in Iraq sono già stati vittima della strage di Nassiriya, che la loro presenza lì offrirebbe ai terroristi l’occasione di commettere agevolmente una strage e di trarre da questo efferato crimine (che presenterebbero al loro uditorio come un atto di guerra contro truppe di occupazione crociate) anche un vantaggio propagandistico che incrementerà il loro consenso, il loro reclutamento, la loro espansione.

Sic stantibus rebus, quella stoltissima decisione del governo italiano si configura come un atto mortifero e costituirà paradossalmente un effettuale favoreggiamento dell’ISIS; quella decisione è quindi palesemente illegale, immorale, insensata.

Egregia Presidente, so bene che il suo ruolo istituzionale richiede da lei prudenza e saggezza, ma proprio a un atto di prudenza e di saggezza la esorto: la esorto a richiamare il governo alla ragione, la esorto a impedire che un crimine sia commesso (poiché quella decisione del governo crea appunto le condizioni che consentiranno una strage altrimenti evitabile).

Si adoperi per salvare delle vite. Si adoperi affinché il governo non esponga - gratuitamente, assurdamente, atrocemente - degli esseri umani alla morte.

Confidando in un suo esplicito, tempestivo, energico intervento, voglia gradire cordiali saluti.

Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace e i diritti umani

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