Martedì, 06 dicembre 2022 - ore 15.05

Suini in crisi: prezzi bassi e costi alle stelle

| Scritto da Redazione
Suini in crisi: prezzi bassi e costi alle stelle

Con i  prezzi sempre più incerti e i costi delle materie prime alle stelle è emergenza per le aziende di suini, che oggi rischiano di chiudere definitivamente o di subire danni permanenti. Questo l’allarme lanciato da Valter Giacomelli, presidente di Coldiretti Brescia, in una situazione veramente drammatica che sta colpendo tutto l’agroalimentare, mettendo in ginocchio un settore importante nell’economia bresciana.

Oltre alla minaccia della peste suina, che fortunatamente non ha coinvolto pesantemente le aziende bresciane, oggi il vero problema sono i prezzi riconosciuti agli allevatori. Un continuo calo a fronte di costi di materie prime ed energia schizzati alle stelle, gravando sull'attività aziendale, in particolar modo delle scrofaie, e portando le imprese a produrre, giorno dopo giorno, in perdita.

Suini in emergenza: la voce degli imprenditori

"In meno di un mese, da quando è scoppiata la questione della peste suina africana, si sono persi 20 centesimi al kg – interviene Claudio Cestana, vicepresidente di Coldiretti Brescia, suinicoltore di Manerbio (BS) e coordinatore della consulta suinicola provinciale -. In un contesto dove si coprivano a fatica i costi di produzione, la situazione è divenuta drammatica. E lo è ancor di più per le scrofaie dove nascono i suinetti italiani, la base imprescindibile di tutte le Dop".

È di oggi la quotazione in perdita della CUN (Commissione Unica Nazionale) per i suini da macello del circuito tutelato delle Dop a 1,455 euro/kg , un valore di -0,034 centesimi inferiore rispetto a settimana scorsa che sottolinea la continua discesa del valore al kg dei suini, sintomo di una profonda crisi in atto. "La situazione è deprimente, siamo sconsolati, tristi e amareggiati - aggiunge Alberto Fappani, suinicoltore di Borgo San Giacomo (BS) –. Il nostro settore ha sempre vissuto alti e bassi, ma la crisi attuale non ha eguali, con gli aumenti delle materie prime che non accennano a frenare. E’ difficile arrivare a fine mese, a volte è necessario anche chiedere dei prestiti per pagare i fornitori. Gli allevamenti stanno valutano di alleggerire, se non addirittura svuotare le stalle, anche in previsione della nuova stagione cerealicola che si apre già in perdita".

La nostra provincia è infatti la prima a livello nazionale per numero di maiali allevati: sono infatti oltre 1 milione e 300  mila i  capi presenti nelle aziende bresciane, pari al 14% del totale nazionale. "La situazione è economicamente devastante - denuncia Andrea Marchesini, giovane suinicoltore di Bedizzole (BS) -. Tra materie prime ed energia alle stelle da un lato, e listini costantemente al ribasso dall'altro, siamo ben al di sotto del costo di produzione. Non ci capacitiamo di come possano sussistere dei prezzi di vendita così bassi sui suini all’ingrasso, dato che il nostro Paese non è un grande esportatore di questo tipo di carne, soggetta dunque a dinamiche prettamente nazionali".

Conclude il presidente Giacomelli: "la  crisi perdurante del settore, mette a rischio l’esistenza e l’essenza stessa di molti tesori agroalimentari del Made in Italy: dal culatello di zibello al prosciutto di Parma fino a quello di San Daniele. Diventa urgente garantire una equa distribuzione del reddito all’interno della filiera. Solo così salveremo il settore suinicolo dalla crisi e dal conseguente impoverimento dei nostri territori". Serve dunque una forte presa di coscienza da parte di tutti gli attori del settore e del mondo politico, affinché gli allevamenti smettano di essere l’anello debole della filiera e le nostre aziende ottengano la giusta marginalità.

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