Martedì, 18 maggio 2021 - ore 06.43

Tav: un nuovo autoporto per tir? Legambiente: enorme consumo di suolo e di risorse pubbliche

Non è sufficiente quello di Orbassano a poco più di 30 km, sarà smantellato quello di Susa, a poco più di 10 km

| Scritto da Redazione
Tav: un nuovo autoporto per tir? Legambiente: enorme consumo di suolo e di risorse pubbliche

In questi giorni in Valle Susa è nuovamente salita la tensione a causa dell’inizio dei lavori per un nuovo autoporto nel Comune di San Didero. »Un’opera  – denuncia  Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – che divorerà 68.000 metri quadri di prati e che prevede, fra l’altro, la realizzazione nuovi svincoli autostradali e nuovi sovrappassi. Una nuova colata di cemento a soffocare la Valle di Susa».

Secondo Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, «Continua un’inaccettabile opera di cementificazione nel nome di un progresso basato su un progetto vecchio di decenni del quale, ad oggi, non è stato realizzato un solo metro Stiamo parlando di un cantiere che cancellerà 7 ettari di prati, impermeabilizzando un’ampia area del fondovalle. Eppure a meno di 30 minuti c’è l’Autoporto di Orbassano. Eppure a Susa, a meno di 10 minuti, esiste una struttura analoga che sarà smantellata. Continua l’emorragia di risorse pubbliche e di democrazia in nome di un’opera dall’impatto ambientale enorme, progettata decenni fa sulla base di previsioni risultate totalmente errate e di cui non è stato realizzato ad oggi un solo metro».

Sul TAV Torino Lione, Legambiente è da sempre chiara: «E’ un progetto da non realizzare e non finanziare, come indicato nella proposta di PNRR che abbiamo presentato lo scorso febbraio (Per un’Italia più verde, innovativa e inclusiva. Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza che serve al Paese».

Una posizioneche si basa su quanto documentato dalla Corte dei Conti Europea, che nel suo rapporto 2020 metteva in luce i ritardi accumulati (più di 15 anni); l’inconsistenza delle previsioni di traffico, ampiamente smentite nel corso dell’ultimo decennio e giudicate dall’ECA eccessivamente “ottimistiche” (nel 2035 24 milioni di tonnellate di merci contro i 3 attuali); i vantaggi ambientali chiaramente sovrastimati.

Prino fa notare che «Proprio su quest’ultimo dato riteniamo di doverci soffermare. ECA sottolinea come, se si rispettassero le previsioni (che ritiene ottimistiche), occorrerebbero 25 anni di attività a pieno regime per compensare i 10 milioni di tonnellate di CO2 derivanti dalla sua costruzione. Arriveremmo al 2055. Ma la stessa ECA ritiene poco realistici tempi e flussi preventivati e sottolinea come, se i flussi fossero solo la metà, si finirebbe almeno al 2080. Fuori perimetro rispetto a tutte le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici previste nel Green Deal europeo: nel 2050 dovremo aver azzerato tutte le emissioni di CO2 dell’Unione Europea. Il tutto in presenza di una linea esistente ed ampiamente sottoutilizzata (meno del 15% della sua capacità potenziale: bloccando completamente il traffico stradale, sia sul Frejus che sul  Moncenisio, la linea esistente sarebbe in grado di garantire il trasporto di tutte le merci in transito). Possiamo aspettare la Torino-Lyon per la lotta all’emergenza climatica?».

Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta conclude: «La Torino-Lyon è un banco di prova fondamentale per la verifica degli impegni assunti con la nuova denominazione del Ministero delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili e del Ministero per la Transizione Ecologica. L’aspettativa per un cambio di rotta è molto forte. Ai neo Ministri Enrico Giovannini e Massimo Cingolani chiediamo di dare un segnale tangibile, sospendendo le autorizzazioni e i finanziamenti dell’opera affinché sia possibile discutere se questo progetto sia realmente coerente con gli obiettivi di rinascita e resilienza di cui il Paese ha bisogno».

Intanto, mentre si parla di autoporti e TAV, prosegue sui social network l’articolata campagna virale di #futurosospeso, la coalizione di associazioni e comitati che sollecitano la riattivazione di tutte le tratte ferroviarie sospese del Piemonte e che cercano di avviare un dialogo con il ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini.

In una lettera trasmessa nei giorni scorsi (firmata da Co.M.I.S. – Coordinamento Mobilità Integrata e Sostenibile; Associazione Ferrovie Piemontesi; Associazione Pendolari e Trasporti Biellesi; Associazione Pendolari Novesi; Associazione Utenti del Trasporto Pubblico; Comitato per la valorizzazione delle ferro-tramvie in Val Tanaro e Ponente Ligure; Comitato strade ferrate “Bartolomeo Bona” Nizza Monferrato; Comitato Trenovivo Val Pellice; Gruppo Pendolari Cuneo-Torino; AMODO – Alleanza Mobilità Dolce; AmicinBici – bik&motion; ARCI Piemonte – Associazione ricreativa e culturale italiana; Associazione Asti Cambia; Associazione Italiana Greenways; CIPRA Italia – Commissione internazionale per la protezione delle Alpi; Comitato Torino Respira; Coordinamento dei comitati piemontesi del Forum Salviamo il Paesaggio; FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta – Coordinamento Nord-ovest; FIFTM – Federazione Italiana Ferrovie Turistiche e Museali; Fridays For Future – Piemonte; Greenpeace Italia; Italia Nostra; Kyoto club;

Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta; Pro Natura – Piemonte; UISP – Unione italiana sport per tutti – Piemonte; Wwf Oasi e aree protette piemontesi) le organizzazioni piemontesi hanno sintetizzato al inistro la situazione esistente dopo la sospensione di molte linee, dal 2012, e pari a circa un terzo dell’intera rete ferroviaria regionale.

Partendo dai casi emblematici della linea elettrificata Pinerolo-Torre Pellice (sospesa nel 2012 e la cui riattivazione, prevista per il 2019, non ha avuto seguito), della Asti – Castagnole delle Lanze – Alba (che la Regione Piemonte vorrebbe sopprimere definitivamente trasformando i binari in una anacronistica pista ciclabile artificiale) e della Cuneo-Ventimiglia/Nizza (premiata come “Luogo del cuore” dal FAI per la sua particolare bellezza che ancora una volta ha dimostrato le sue potenzialità come collegamento internazionale che meriterebbe un servizio adeguato e di tipo universale anzichè il disinteresse dell’amministrazione regionale), le organizzazioni della campagna hanno evidenziato al Ministro le incongruenze attuali rispetto agli orientamenti strategici proposti dall’Unione Europea, che vedono centrali proprio i temi connessi alla sostenibilità ambientale e dei trasporti.

Nel documento, le organizzazioni sottolineano che «Le linee ferroviarie sono essenziali per la mobilità pendolare di lavoratori e studenti, in chiave turistica e utili a contenere il traffico veicolare e le relative emissioni che causano i gravi problemi di inquinamento atmosferico che affliggono questa parte della pianura Padana e le sue città, provocando il conseguente rischio sanitario per la popolazione e l’aggravamento della crisi climatica Una mobilità integrata potrebbe portare ripopolamento e sviluppo delle aree interne, migliorando contemporaneamente la qualità della vita dei grandi centri urbani».

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