Martedì, 28 giugno 2022 - ore 13.36

Ucraina, vola prezzo mais: con 20% import sos in Italia

In Lombardia -40% produzione in dieci anni

| Scritto da Redazione
Ucraina, vola prezzo mais:  con 20% import sos in Italia

Crollano le borse e volano i prezzi delle materie prime a cominciare dal mais destinato all’alimentazione del bestiame, che ha raggiunto il valore massimo da sette mesi, fino al petrolio, al gas e al grano le cui quotazioni sono balzate del 2% in un solo giorno. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sugli effetti dell’invasione russa in Ucraina alla chiusura del mercato future della borsa merci di Chicago che rappresenta il punto di riferimento mondiale delle materie prime agricole che si trovano da mesi già su valori record del decennio.

Un aumento che ha rilevanti conseguenze anche per l’Italia con l'Ucraina che è il secondo fornitore di mais destinato all’alimentazione del bestiame nelle stalle con una quota di poco superiore al 20%, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea. Un colpo mortale per gli allevamenti che – sottolinea la Coldiretti - sono costretti a fare i conti anche con il caro energia a fronte di compensi ben al di sotto delle spese.

Il mais è la componente principale dell’alimentazione degli animali negli allevamenti con l’Italia che è costretta ad importare oltre la metà del fabbisogno (53%) a seguito della riduzione di quasi 1/3 della produzione interna negli ultimi 10 anni a causa delle speculazioni a danno degli agricoltori. In Lombardia – precisa la Coldiretti regionale sulla base dei dati Istat – la riduzione in un decennio è stata di oltre il 40%, in un territorio dove si allevano oltre la metà dei maiali italiani e viene munto più del 40% di tutto il latte made in Italy.

Dall’Ucraina – continua la Coldiretti - arriva in Italia anche grano tenero per la produzione di pane e biscotti per una quota pari al 5% dell'import totale nazionale e una quantitativo di 107mila tonnellate nei primi dieci mesi del 2021. Un valore quasi doppio rispetto a quello proveniente dalla Russia (44mila tonnellate) dalla quale arriva anche il grano duro per la pasta (36mila tonnellate).

A preoccupare – sottolinea la Coldiretti – è il fatto che il conflitto possa danneggiare le infrastrutture e bloccare le spedizioni dai porti del Mar Nero con un crollo delle disponibilità sui mercati mondiali ed il rischio concreto di carestie e tensioni sociali. L’ Ucraina – continua la Coldiretti – oltre ad avere una riserva energetica per il gas ha un ruolo importante anche sul fronte agricolo con la produzione di circa 36 milioni di tonnellate di mais per l’alimentazione animale (5° posto nel mondo) e 25 milioni di tonnellate di grano tenero per la produzione del pane (7° posto al mondo). Peraltro l’Ucraina si colloca al terzo posto come esportatore di grano a livello mondiale mentre la Russia – continua la Coldiretti – al primo ed insieme garantiscono circa 1/3 del commercio mondiale.

Il conflitto tra Russia e Ucraina aggrava una situazione già tesa per la pandemia da Covid con uno scenario – continua la Coldiretti –segnato da  accaparramenti e tensioni internazionali con la Cina che entro la prima metà dell’annata agraria 2022 avrà accumulato il 69% delle riserve mondiali di mais per l’alimentazione del bestiame ma anche il 60% del riso e il 51% di grano alla base dell’alimentazione umana nei diversi continenti, sulla base dell’analisi di Nikkei Asia sui dati del dipartimento americano dell’agricoltura (USDA).

“La situazione  sta innescando un nuovo cortocircuito sul settore agricolo nazionale che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria in alcuni settori ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel precisare che “nell’immediato occorre quindi garantire la sostenibilità finanziaria delle stalle affinché i prezzi riconosciuti agli allevatori non scendano sotto i costi di produzioni come previsto dalla nuova normativa sulle pratiche sleali”.

 

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