Venerdì, 29 maggio 2020 - ore 08.24

Un mese con il coronavirus

Dal paziente 1 al record di morti. La cronaca dettagliata degli ultimi 30 giorni che hanno cambiato la vita degli italiani

| Scritto da Redazione
Un mese con il coronavirus

Gli italiani erano andati a dormire tranquilli la notte di giovedì 20 febbraio. Da settimane il numero totale dei casi di coronavirus nella penisola era fermo a tre, e tutti importati: la coppia di turisti cinesi ricoverata allo Spallanzani da fine gennaio e già in via di guarigione e il ricercatore italiano tornato da Wuhan e praticamente asintomatico.

I controlli a tappeto negli aeroporti e la chiusura dei voli dalla Cina, dove peraltro i contagi erano già in netto calo, lasciavano pensare che il peggio fosse passato. Solo che, mentre sorvegliavamo la porta di casa ben armati, alle nostre spalle il virus entrava dalla finestra, e nel posto meno prevedibile.

“Ho pensato all’impensabile”, dirà la dottoressa che ha intuito per prima. Un mese fa l’Italia entra nell’emergenza coronavirus scoprendo attonita che c’è un focolaio a Codogno, operoso paese del Lodigiano. Il caso del paziente 1, Mattia, 38enne sportivo e dinamico, finito in terapia intensiva dopo aver contagiato la moglie incinta e un amico inizia subito a mettere in discussione le certezze che virologi, epidemiologi ed esperti vari avevano per settimane divulgato.

Soprattutto due, le più importanti: il virus non risparmia i più giovani, anche in forma grave, e soprattutto si propaga molto di più attraverso gli asintomatici che i sintomatici, se non altro per una questione numerica. L’avanguardia aggressiva e letale del virus, quella che porta alle gravi polmoniti interstiziali bilaterali, da sola non riuscirebbe infatti ad avere un tasso di contagiosità così elevato: si avvale di nutrite retrovie, composte di migliaia e migliaia di contagiati asintomatici o con pochissimi sintomi, proprio come Mattia all'inizio prima di aggravarsi.

E così i contagiati crescono in misura esponenziale: il 22 febbraio i casi sono già 79, ci sono già due morti e i focolai sono già due: a Codogno e a Vo’ Euganeo, paesino del Padovano dove addirittura il cuore del focolaio è il bar del paese.

Inizia la crescita furiosa dei contagiati, che diventano 200, poi 1.000, 2.000 e così via, estendendo la mappa del virus a Emilia Romagna, Piemonte, Marche, giù a Roma e poi al Sud, fino a toccare il 3 marzo la Val d’Aosta e completare così il giro di tutte le regioni italiane.

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