Martedì, 19 novembre 2019 - ore 23.51

Una pista da sci sul tetto dell’inceneritore di Copenaghen ? di Benito Fiori (Cremona)

Il 29 giugno scorso il più diffuso quotidiano nazionale, rilanciando il tema presentato un anno prima, celebrava il progetto della realizzazione di un centro di sportivo, comprensivo addirittura di una pista di sci, sul tetto dell’inceneritore di Copenaghen.

| Scritto da Redazione
Una pista da sci sul tetto dell’inceneritore di Copenaghen ? di Benito Fiori (Cremona)

Il 29 giugno scorso il più diffuso quotidiano nazionale, rilanciando il tema presentato un anno prima, celebrava il progetto della realizzazione di un centro di sportivo, comprensivo addirittura di una pista di sci, sul tetto dell’inceneritore di Copenaghen.

La notizia era accompagnata da una vera celebrazione delle virtù ambientali della Danimarca. Qualche cittadino cremonese, strenuo difensore dell’incenerimento dei rifiuti come soluzione al problema del loro smaltimento, aveva colto l’occasione per minimizzare le ragioni di chi, come il sottoscritto, la avversa. Non posso negare che l’articolo mi aveva messo in qualche difficoltà. Ho allora pensato, testardo come sono, di aggiungermi a coloro che in Lombardia si erano rivolti a un esperto di fama per verificare il quadro paradisiaco che il giornalista aveva dipinto. La risposta è giunta da Enzo Favoino: uno dei maggiori esperti a livello europeo e ben noto alla nostra amministrazione comunale. Per non correre il rischio di incorrere in fraintendimenti e dimenticanze, pubblico il testo ricevuto per intero. Mi concedo solo una ipotesi.

In previsione della "exit strategy" dall'incenerimento da parte della Danimarca (come da “Denmark without waste"), è così assurdo pensare ad una scelta dell’amministrazione di Copenaghen di sfruttare quell’impianto, una volta spento, come un  importante centro sportivo e di socializzazione al centro della sua capitale? Gli utili dal suo utilizzo, potrebbero ripagare in modo importante i costi del decommissionamento degli impianti sottostanti.

Benito Fiori (Cremona)

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«Bene, vale la pena di fornire qualche precisazione, per consolidare il nostro archivio di argomenti – che è decisamente più consistente di quello usato dall’articolista. Annotate e diffondete.

Al giornalista di Repubblica, evidentemente poco informato (ma con ogni evidenza questa è la classica "articolessa" su commissione, od addirittura confezionata semplicemente con qualche piccola aggiunta prosaica su veline preconfezionate, capita spesso e bisogna umanamente metterlo in conto), bisognerebbe fare leggere la Strategia danese sulla gestione delle risorse ("Denmark without waste"), che appena 2 anni fa ha tematizzato una "exit strategy" dall'incenerimento.

Il Ministro Auken ci ha rimesso il posto (sì, c'è del marcio - anche - in Danimarca, e le lobby di settore lì sono particolarmente potenti ed agguerrite) ma il documento è stato pubblicato, e dice cose incontrovertibili.

D'altronde, con 26 inceneritori in un Paese con appena 6 milioni di persone (!!) ed una produzione spefica di 740 kg/ab.anno di RU, la Danimarca non è proprio in cima alle classifiche virtuose, per quanto gli articoli sulle piste da sci ci vogliano fare credere il contrario. E per sovrapprezzo, la Danimarca si è trovata in forte difficoltà per il rispetto dell'obiettivo del 50% di recupero materia stabilito dalla Direttiva quadro 2008/98, dato che inceneriscono più del 60%. Tanto che hanno applicato un calcolo "alterato" (ancorché reso possibile da una formulazione equivoca della Direttiva e dei successivi documenti attuativi) valutando il 50% solo su carta/vetro/plastica/metalli (che sono già coperti, vale la pena di sottolinearlo ironicamente, dagli obiettivi ben più ambiziosi della Direttiva Imballaggi...). Sì, avete capito: l'organico è fuori dal calcolo, così non lo separano, e possono alimentare gli inceneritori, anziché il suolo. E questa la chiamano sostenibilità...

L'articolo qui sotto (in Inglese, perché in Italia questi articoli non li vedremo purtroppo pubblicati) con una intervista alla Auken è eloquente. Lei definisce l'incenerimento una "wrong track" (una strada sbagliata!) e sottolinea nuovamente che la strada va cambiata.

Usate tutte le volte che è necessario (e non esitate a contattarmi per qualunque approfondimento o chiarimento) http://resource.co/article/burning-issue-10050 »

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