Giovedì, 12 dicembre 2019 - ore 16.50

La salute dei cittadini viene dopo di Benito Fiori ( Cremona)

Ricordato che l’impianto cremonese continua a bruciare sempre 65-70.000 tonnellate di rifiuti l’anno nonostante che la raccolta differenziata (RD) in città sia passata dal 53% del 2014 all’attuale 72%, con una diminuzione del conferimento cittadino di circa 6.000 tonnellate, ne consegue che questa diminuzione è compensata da rifiuti importati “da fuori”.

| Scritto da Redazione
La salute dei cittadini viene dopo di Benito Fiori ( Cremona)

Da un articolo di oggi di Paolo Griseri su Repubblica.it  apprendo dell’accordo tra le Regioni Puglia ed Emilia Romagna per la remunerazione dovuta per il trasporto ed incenerimento dei RSU provenienti da Sud a Nord (http://www.repubblica.it/cronaca/2016/07/26/news/rifiuti_caos-144817941/?ref=HREC1-26): «… costo di 192 euro a tonnellata» così suddivisi «… 60 euro sono per il trasporto, 118 andranno agli inceneritori di Bologna e Ferrara che smaltiranno il rifiuto (proprietà Gruppo Hera, n.d.r.) e altri 14 euro a tonnellata saranno destinati ai due Comuni che ospitano gli impianti.».

Ricordato che l’impianto cremonese continua a bruciare sempre 65-70.000 tonnellate di rifiuti l’anno nonostante che la raccolta differenziata (RD) in città sia passata dal 53% del 2014 all’attuale 72%, con una diminuzione del conferimento cittadino di circa 6.000 tonnellate, ne consegue che questa diminuzione è compensata da rifiuti importati “da fuori”.

Tenuto conto che il nostro inceneritore non potrebbe bruciare più di quanto già bruci e ipotizzato che la RD non aumentasse e che la produzione di rifiuti non continuasse a diminuire come invece avviene, viene da pensare che nel caso l’accordo tra le due citate Regioni un domani fosse “copiato” dalla Regione Lombardia, ad esempio con la Regione Campania, questi sarebbero i compensi annui: alla società proprietaria (ossia, 51% A2A Spa-49% Lgh) andrebbero 708.000 euro, mentre al Comune di Cremona, sul cui territorio l’impianto è situato, toccherebbe una cifra di “ben” 84.000 euro (1,17 € per abitante).

Com’è arcinoto e com’è riconosciuto da uno studio dell’Arpa dell’ER, le emissioni nocive al camino di un inceneritore, pur essendo «molto al disotto degli agli attuali valori limite di legge», sono costituite da «particolato, diossine, furani, idrocarburi policiclici aromatici e metalli». Allora è il caso di porsi una domanda: i limiti di legge sono a tutela della salute dei cittadini, oppure no? Purtroppo, comè ormai acclarato dalle vicende del “Dieselgate” e dalla recentissima e pavida intesa raggiunta dal Consiglio Europeo e dal Parlamento Europeo sulla nuova Direttiva NEC (National Emission Ceilings) circa i limiti alle emissioni nazionali in atmosfera di alcuni inquinanti, la risposta è che quei limiti ubbidiscono ad altre logiche.

A questo proposito, la E.S.R. (European Respiratory Society), l’organizzazione  internazionale che riunisce medici che operano nel campo della medicina respiratoria (oltre 10 mila iscritti di 140 paesi), ha scritto che sono «un compromesso fra il voler minimizzare il danno sanitario e obiettivi realistici di tipo politico e tecnologico».

Come ovvia conclusione, è il caso di ricordare che, secondo Il Progetto VIIAS realizzato nel quadro delle iniziative del Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute (http://www.viias.it/pagine/impatto-sulla-salute ), ogni anno in Italia sono circa 30mila i decessi per il solo PM 2.5 e che da anni l’OMS, sostenuto dall’E.S.R.  raccomanda il dimezzamento dei limiti suoi (da 25 a 10 µg/m3) e di quelli del noto PM10 (da 50 a 25 µg/m3).

Benito Fiori (Cremona)

 

 

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