Lunedì, 27 gennaio 2020 - ore 10.25

‘Animal spirit’, dall’economia alla violenza dei nostri giorni di Benito Fiori (Cremona)

I tempi però sono cambiati e ormai questo spirito “animale” non è più soltanto per la nostra vita, ma per la irragionevole difesa delle nostre “verità”. Quelle che la Storia con il tempo regolarmente poi modifica o, addirittura, sbugiarda.

| Scritto da Redazione
‘Animal spirit’, dall’economia alla violenza dei nostri giorni di Benito Fiori (Cremona)

L’economista J.M. Keynes con il termine “animal spirit” (spirito animale) intendeva la reazione positiva dell’imprenditoria e dell’economia ai momenti di crisi e, fino a qualche tempo fa e con qualche arbitrio, avremmo potuto genericamente chiamare così una risposta allo “spirito di sopravvivenza”. I tempi però sono cambiati e ormai questo spirito “animale” non è più soltanto per la nostra vita, ma per la irragionevole difesa delle nostre “verità”. Quelle che la Storia con il tempo regolarmente poi modifica o, addirittura, sbugiarda.

Ormai la violenza, anche quella più cruenta, è il fattore caratterizzante i nostri tempi. Per l’affermazione di una certa visione della vita e dell’ultraterreno, tutto può essere risolto con la soppressione fisica di chi è in disaccordo e con ogni mezzo, dall’arma di fuoco al coltello, dall’aereo all’automobile e al camion, come raccontano le storie da New York a Londra, da Madrid a Bruxelles, da Parigi a Nizza.

Non tenendo conto dei morti nelle guerre “non dichiarate” (come quelle delle Siria o della Nigeria) e di quelli che hanno perso la vita cercando di fuggire dai propri paesi per cercare delle condizioni minime di vita per sopravvivere, nel mondo sono 20 mila i morti per atti terroristici negli ultimi 15 anni. Nel 2014, quelli per terrorismo sono aumentati dell’80% rispetto al 2013 e le vittime, tra morti e feriti, sono state  32.658. (Global Terrorism database). 

Una cultura della morte, tuttavia, che sarebbe sbagliato ritenere solo tipica di quella islamica deviata. Purtroppo, essa è a pieno titolo presente nella nostra cultura occidentale. A confermarlo, sono il montante fenomeno del femminicidio o quello degli immotivati eccidi negli States. Un segno che sta marcando un’epoca e la cui maggiore responsabilità ricade sulla politica succube delle ragioni dell’economia e della finanza, come autorizzerebbero a pensare le ciniche pressioni dei fabbricanti delle armi negli USA perché tutti possano comperarle o delle compagnie petrolifere mondiali perché nessuno ne insidi il potere.

Una politica, insomma, che non ha vigilato, almeno per quanto riguarda gli editori pubblici, sull’informazione e sui palinsesti dei programmi “d’intrattenimento” circa la loro influenza sui processi culturali indotti dalla produzione di pellicole basate sulla “cancellazione”, anche efferata, dell’avversario o dall’asfissiante trattamento anche per mesi di truci episodi di cronaca nera, quasi a volere alimentare la morbosità dell’utenza. La spasmodica attenzione agli ascolti e alle “copie vendute” ha ormai minimizzato il dovere professionale dell’auto controllo nella comunicazione e ora, forse, l’ombra buia della censura, potrebbe essere dietro l’angolo.

Benito Fiori (Cremona)

 

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