«Tra Mantova e Cremona, l’impianto idrovoro di San Matteo delle Chiaviche è un esempio nazionale a beneficio della collettività, sia essa delle aree metropolitane che della aree rurali. Necessita di ammodernamento. È giunto il momento, per lo Stato, di avere il coraggio di investire per la prevenzione dato che è dimostrato che 1 euro speso per la prevenzione ne fa risparmiare 5 spesi per la gestione dell’emergenza. E i 2000 miliardi di euro non spesi e recuperati dai meandri della spesa pubblica grazie alla Struttura di Missione #Italiasicura sono il primo esempio di una strada da intraprendere ora anche per le aree rurali». Ad affermarlo è Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio e Acque Irrigue (ANBI), intervenuto al 75° anniversario di inaugurazione dell’Impianto di San Matteo delle Chiaviche, affollato da oltre 300 persone.
«Oggi presentiamo il primo progetto per l’ammodernamento di un impianto che garantisce la sicurezza di un comprensorio grande come la provincia di Monza Brianza», ha spiegato Guglielmo Belletti, Presidente del Consorzio di Bonifica Navarolo Agro Cremonese Mantovano. «Stiamo utilizziamo motori che, all’epoca, furono progettati per essere installati su sottomarini militari e che sono capaci di allontanare 55.000 litri d’acqua al secondo. È uno degli impianti più grandi d’Italia e che lavora mediamente quasi un giorno ogni due».
Qui attorno, infatti, i territori sono la base del bacino lombardo che scola a valle: il Po assieme all’Oglio ne tracciano i confini: 50.000 persone popolano i 25 comuni di un’area che ha per centri maggiori i comuni di Bozzolo, Casalmaggiore, Sabbioneta e Viadana, una realtà dove, anche grazie all’irrigazione, si producono Grana Padano Dop, latte alimentare, ortofrutta (pomodoro, di cui è presente un insediamento produttivo tra i più grandi d’Europa, e il noto melone mantovano Igp) e cereali (mais e frumento). Una forte realtà industriale dove, senza l’attività di bonifica, ciò non sarebbe possibile: basti pensare alle estese aree industriali del casalasco e del viadanese (gruppo Marcegaglia, gruppo Sadepan).
Per Gianni Fava, Assessore all’agricoltura della Regione Lombardia, «Esauriti i 300 milioni del Piano irriguo nazionale, ora le Regioni si trovano senza risorse. Lo avevamo detto. Ora confidiamo nel nuovo Pon, dove le cifre saranno assai diverse da quelle che conoscevamo in passato. Un tema», ha risposto al giornalista Gabriele Arlotti, che ha moderato l’incontro, «che riproporremo nel confronto Stato-Regioni»
Per l’onorevole Marco Carra, membro della Commissione Agricoltura della Camera, «Le iniziative per la tutela del territorio debbono partire dal rifinanziamento contro il dissesto idrogeologico. Il nuovo Pon mette sul piatto 300 milioni di euro di cui auspichiamo 50 siano per la Regione Lombardia: decideremo assieme come spenderli. Per questo giudico bizzarre le iniziative, a volte trasversali, per dequalificare l’operato dei consorzi».
L’incontro si è concluso con l’applauditissima proiezione del filmato Le mani di Terra e di Ferro a cura di Luigi Bonfanti Sabbioni, regista della parte video, e di Alan Beccari, regista della parte teatrale, con attori lo stesso Beccari e Luca Menozzi.
A San Matteo delle Chiaviche un nuovo progetto per la sicurezza di 70.000 persone
La località fa parte del Comune di Viadana, in provincia di Mantova

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