Mercoledì, 12 agosto 2026 - ore 18.49

Pianeta Migranti. L’Italia intende deportare migranti in Uganda

Un modello nato in Olanda e ora adottato dal nostro Paese.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. L’Italia intende deportare migranti in Uganda

 

Pianeta Migranti. L’Italia intende deportare migranti in Uganda

Un modello nato in Olanda e ora adottato dal nostro Paese.

Nel 2025 l’Olanda ha firmato con Kampala una lettera d’intenti per creare un hub di rimpatrio: un centro dove inviare persone a cui è stata respinta la domanda d’asilo in Europa, in attesa di un rimpatrio verso il Paese d’origine.

Il testo dell’accordo è segreto e, secondo documenti interni ottenuti dalla società civile, presenta forti dubbi di legittimità: rischio di violazioni della Convenzione europea dei diritti umani e del divieto di respingimento.

Il governo Meloni punta ad aprire dal 2027 hub simili in Uganda, Ruanda e Ghana, non più da sola come nel caso dell’Albania, ma insieme a Olanda, Danimarca, Germania, Grecia e Austria. Il commissario europeo alla Migrazione definisce il percorso “legittimo”, pur ammettendo incertezze operative e legali.

Gli Stati Uniti hanno già un accordo operativo con l’Uganda.

Dal 2025 al 2026, 2.700 casi di asilo sono stati chiusi con destinazione Kampala, ma solo 8 persone sono state effettivamente trasferite. Secondo Refugees International, l’obiettivo non è deportare davvero, ma creare paura: spingere le persone a lasciare volontariamente gli USA per timore di essere inviate in un Paese sconosciuto e pericoloso.

L’Uganda non è un “Paese sicuro”

Il contesto politico è segnato da repressione, torture, violenza di genere e da una delle leggi più dure al mondo, che prevede la pena di morte per “omosessualità aggravata”.

Inoltre, l’Uganda inoltre ospita già circa 2 milioni di rifugiati, con un sistema d’asilo al collasso: fondi tagliati, arretrati enormi, capacità di accoglienza ridotta.

Organizzazioni come Amnesty International avvertono: inviare persone vulnerabili in Uganda viola gli obblighi internazionali. Esiste inoltre il rischio di chain refoulement: persone trasferite in un Paese terzo che vengono poi “scaricate” in altri Stati senza alcuna tutela.

 

L’Italia: tra sperimentazione e opacità

L’Italia sta entrando in una fase nuova della politica migratoria: spostare altrove la gestione dei respingimenti, assumendo un ruolo di primo piano in una sperimentazione europea ancora incerta e contestata. La scelta punta a ridurre gli arrivi, ma rischia di scaricare responsabilità su Paesi fragili e di violare principi fondamentali del diritto internazionale.

L’Italia si colloca nel gruppo di Paesi europei più attivi nel tentativo di esternalizzare le procedure di rimpatrio. Il governo Meloni considera gli hub africani una risposta necessaria dopo le immagini degli arrivi a Ceuta e una strategia per contenere i flussi. Ma la scelta solleva tre criticità centrali:

1. l’opacità degli accordi – Mancano testi pubblici, garanzie legali e meccanismi di monitoraggio;

2. il rischio di violazioni dei diritti umani – L’Uganda non offre standard minimi di protezione, soprattutto per donne e minori;

3. la dubbia efficacia – Il modello adottato dagli USA mostra che gli hub non deportano davvero: creano deterrenza, non soluzioni strutturali.

 

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