Mercoledì, 23 gennaio 2019 - ore 13.05

ADUC Trasporto aereo (e non solo) e sicurezza. Stiamo andando alla deriva?

Firenze, 2 gennaio 2018. Nel 2018, 534 persone sono morte in seguito a incidenti aerei. Nel 2017 i morti sono stati 13.

| Scritto da Redazione
ADUC Trasporto aereo (e non solo) e sicurezza. Stiamo andando alla deriva?

ADUC Trasporto aereo (e non solo) e sicurezza. Stiamo andando alla deriva?

Firenze, 2 gennaio 2018. Nel 2018, 534 persone sono morte in seguito a incidenti aerei. Nel 2017 i morti sono stati 13.

Così i dati della società di consulenza olandese sulla sicurezza To70 . Dovremmo esser sereni perche’, come ci ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il trasporto aereo rimane estremamente sicuro soprattutto se paragonato al trasporto su strada che, ogni anno, registra 1,25 milioni di morti sulle strade del mondo?

In una logica riduttiva del trasporto e del progresso… forse, sì, dovremmo essere d’accordo. Ma questa logica non ci sembra che sia quella dei nostri tempi e, soprattutto, quella che sta accadendo nel mercato del trasporto aereo civile: diffusione massiccia, deregolamentazione, calo dei prezzi per i passeggeri, riduzioni notevoli dei costi delle compagnie (manutenzione – sempre, si presume, dentro i limiti di legge -, personale, qualità, etc). A questo si aggiunga che, proprio in virtù di quanto abbiamo indicato prima, l’uso dell’aereo sta subendo un’impennata come mai nel passato: nella quotidianità del viaggiatore l’aereo è diventato “indispensabile” . Questo per sottolineare che la situazione crescerà ancor di più in questa direzione. Quindi, siccome si presume che le politiche al ribasso in atto che hanno reso più diffuso l’uso del trasporto aereo continueranno e si estenderanno, porsi domande sulla sicurezza (lasciamo da parte, per ora, la qualità) non è allarmismo. Anzi. Cinquecentorentaquattro morti nel 2018 rispetto ai tredici del 2017, vorrà pur dire qualcosa. Certo, occorre guardare con attenzione questi dati, oltre che nel lungo periodo (anno dopo anno possono essere devianti), anche rispetto a dove accadono questi incidenti: un aereo che casca e che era autorizzato a volare solo in un Paese, rispettando gli standard di sicurezza di quel Paese, non è detto che possa poi volare anche in altri Paesi che noi consideriamo più sicuri (Usa o Europa o Australia, per esempio). Ma anche questo dobbiamo prenderlo in considerazione rispetto alla cresciuta mobilità delle persone: sempre più spesso ci sono persone che, pur essendo per esempio europee e quindi abituate a volare con certi standard di sicurezza, si troveranno a prendere un volo in un Paese con standard che possono essere inferiori… e quel volo comunque lo prendono.

Situazione complessa e non facile. In cui, oltre ad auspicare che ci siano sempre di più autorità internazionali di sicurezza con polso fermo che impongano norme e controlli sempre più severi, dobbiamo porci il problema dell’oggi, di noi stessi o del nostro amico che continua a prendere sempre più aerei e in luoghi sempre più disparati. Problema di qualità/sicurezza dell’esistente. Problema che va di pari passo con la deregolamentazione in atto e, soprattutto, con la corsa dei vari vettori a chi offre il prezzo più basso per sempre più località lontane .

Il paragone con quanto accade in tutti i mercati low cost, non solo quelli aerei, è opportuno.

Il paio di scarpe, probabilmente fabbricate in Estremo Oriente, a 10 euro per modelli che abitualmente costano minimo 50-70 euro per produzioni più o meno “nostrane” (4), sono convenienti…. ma siamo sicuri che facciano bene al nostro piede e alla nostra salute? Non solo: siamo sicuri, visto che la durata delle scarpe a 10 euro in genere è molto inferiore rispetto a quelle che costano 50-70 euro, che è proprio quello che vogliamo? Certo, le scarpe a 10 euro, soddisfano il nostro piacere di poterle cambiare 5 o 7 volte in più rispetto a quelle che costano 50-70 euro, ma siamo consapevoli cosa questo comporti per l’ambiente, a partire dal meccanismo di deposito ed eventuale riciclaggio dei rifiuti? Scarpe e non solo. Si pensi anche al cibo, soprattutto al cosiddetto junk food (cibo spazzatura: merendine e non solo), che costa pochissimo e che grossomodo dovrebbe soddisfare molte delle aspettative quantitative di un consumatore distratto. Quella del cibo (junk) a costi bassissimi, per esempio, è una delle cause primarie della più diffusa malattia nel mondo cosiddetto sviluppato, l’obesità.

Torniamo ai nostri aerei. Siamo sicuri che il volo low cost che ci porta in un aeroporto tre volte più distante da dove vogliamo andare rispetto ad aeroporti dove atterrano altri tipi di aerei non low-cost, in orari scomodi, dovendo far meno ad una serie di comfort di viaggio che ci fanno arrivare a destinazione distrutti, in un rapporto dare/avere in cui ci sia di mezzo anche il nostro benessere non solo economico, sia ciò che vogliamo? Siamo consapevoli che spesso questi aerei low-cost hanno politiche di risparmio molto elevate che coinvolgono anche sicurezza e personale (non necessariamente sforando i livelli standard imposti dalle norme…. del luogo – ricordiamoci le differenze a cui avevamo accennato prima).

Stiamo facendo una sorta di denuncia del low-cost, generale e aereo in particolare? Non proprio e non necessariamente. Abbiamo messo insieme una serie di fatti e di situazioni, da cui emerge “più low-cost - più incidenti” per gli aerei, e “più low-cost -  piu’ disagi e malattie” per abbigliamento e cibo. Ognuno ne tragga le conseguenze. Consumatori, produttori e commercianti. Il nostro, per usare un linguaggio popolare, è mettere “una pulce nell’orecchio” a tutti gli attori del mercato. Perché lo stesso non debba essere fine a se stesso o del presunto più bravo o furbo, ma “solo” un mezzo di scambio per ciò che dovrebbe arrecarci felicità -produttori, commercianti o consumatori che si sia.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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