Lunedì, 19 febbraio 2018 - ore 08.52

Camillo Rossi (ASST Cremona) Ecco i vantaggi del percorso per il paziente cronico

Gentile direttore, chiedo ospitalità al suo giornale per una riflessione scaturita dall’intervento del Presidente dell’Unione Medici Italiani in tema di ‘presa in carico dei pazienti cronici’

| Scritto da Redazione
Camillo Rossi (ASST Cremona) Ecco i vantaggi del percorso per il paziente cronico

Camillo Rossi (ASST Cremona) Ecco i vantaggi del percorso per il paziente cronico

Gentile direttore, chiedo ospitalità al suo giornale per una riflessione scaturita dall’intervento del Presidente dell’Unione Medici Italiani  in tema di ‘presa in carico dei pazienti cronici’.

Premesso che libertà di opinione e libertà di scelta sono due principi sacrosanti ai quali anche la Riforma Sanitaria Lombarda (legge 23/2015) si ispira, vale la pena precisare alcune questioni.

Le lettere che i cittadini lombardi stanno ricevendo in questi giorni hanno carattere informativo rispetto alle opportunità offerte dal nuovo modello di presa in carico dei pazienti cronici nella nostra regione.

Nel testo viene esplicitato – in modo chiaro e inequivocabile - l’invito a consultare il proprio medico di famiglia quale primo riferimento e insostituibile interlocutore.

I cittadini lombardi, interessati da una o più patologie croniche, sono chiamati a scegliere (in virtù di quel principio inappellabile di libera scelta a cui si è appena fatto cenno) un ‘gestore’, ossia un interlocutore privilegiato (medico di medicina generale, ASST/Ospedale, Ente accreditato) che li aiuterà a gestire e organizzare al meglio il loro percorso di cura.

Tale scelta non ha carattere di esclusività. Mi spiego meglio. Se un cittadino (paziente cronico) individua nell’Ospedale della sua città il ‘gestore’, ciò non esclude dal percorso di cura il suo medico di famiglia.

Anzi. L’obiettivo primo della riforma è facilitare l’accesso alle cure ai pazienti con patologie croniche, aiutarli nella programmazione annuale delle prestazioni di cui hanno bisogno, al fine di garantire loro un buon controllo della malattia e una migliore aderenza alla terapia.

Per far sì che ciò avvenga, il sistema proposto da Regione Lombardia prevede una collaborazione sempre più stretta fra medico di famiglia e medico specialista, fra servizi ospedalieri e territoriali, nonché una forte integrazione fra mondo sanitario e socio-sanitario.

Facciamo un esempio. Una persona con diabete deve periodicamente sottoporsi a una serie di controlli clinici, esami di laboratorio e strumentali (controllo della glicemia, dello stato della retina esami ematici, elettrocardiogramma, ecc).

L’autentica innovazione della riforma consiste nel fatto che questa persona non si dovrà più preoccupare delle ‘ricette’, di quando e come prenotare gli esami o le visite: sarà il gestore a farlo al suo posto, ogni anno, attraverso il Piano assistenziale individuale (PAI).

A cambiare non sono gli interlocutori, ma il metodo. Non possiamo più ignorare che il futuro della Sanità italiana e regionale sarà determinato dalle capacità strategico-organizzative del sistema nell’affrontar e due temi imperanti: l’invecchiamento della popolazione e quindi l’aumento esponenziale delle patologie  croniche e il re-impiego delle risorse (umane ed economiche) disponibili. In tal senso la Legge 23 rappresenta una risposta reale e possibile che vale la pena sperimentare e perseguire.

Camillo Rossi (Direttore Generale ASST di Cremona)

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