CGIL Cremona Pensioni e disuguaglianze di genere: sono necessarie riforme urgenti
Giovedì 10 ottobre si è tenuta in Cgil a Cremona un seminario di approfondimento sulla Previdenza, dedicato alle delegate ed ai delegati sindacali e organizzato dal dipartimento regionale e nazionale CGIL.
Per la Cgil il tema delle pensioni rimane centrale e la nostra organizzazione continuerà a rivendicare un netto cambiamento delle politiche finora avanzate.
Lo abbiamo detto molte volte, ed oggi lo ribadiamo: questo Governo ha peggiorato la Legge “Monti-Fornero”, tanto più se consideriamo anche i tagli effettuati, nella scorsa legge di Bilancio, e con valore retroattivo, alle pensioni dei pubblici dipendenti oltre che i continui tagli effettuati alla perequazione delle pensioni.
Sul fronte della previdenza, la spesa pensionistica oggi è in equilibrio, ma le incognite legate allo scenario demografico, con l’aumento dell’età media della popolazione, il calo della natalità e la riduzione della popolazione attiva, rappresentano una sfida importante.
“Il governo deve affrontare queste problematiche con maggiore attenzione - dichiara Elena Curci Segretaria Generale Cgil Cremona - anche attraverso politiche sull'immigrazione che possano contribuire a bilanciare il rapporto tra pensionati e contribuenti. Allargare la base contributiva, migliorando le condizioni di lavoro e aumentando i salari, è essenziale per garantire la sostenibilità del sistema pensionistico”.
“Sembra proprioche il Governo ce l’abbia con le donne, – aggiunge Curci – povere al lavoro e povere in pensione. Infatti, anche i dati Inps del monitoraggio sui flussi di pensionamento del 2023 certificano le disuguaglianze ed i divari nel nostro Paese”.
“Del resto - prosegue Curci – in questa Legge di Bilancio si è deciso di azzerare qualsiasi forma di flessibilità in uscita per le donne e di azzerare nei fatti Opzione Donna, su cui molte lavoratrici facevano affidamento”.
Le disuguaglianze sono evidenti e vengono certificate in maniera chiara dai dati Inps – commenta Curci – l’importo delle pensioni anticipate, sempre considerando il valore mediano, hanno una differenza di 730,09 euro, si passa dalle 1.627,51 euro degli uomini alle 897,42 euro per le donne.
I dati confermano anche una accentuata e costante penalizzazione delle donne – prosegue Curci - Le donne le più colpite dalla legge Monti-Fornero e adesso, con le scelte del Governo Meloni, sono nella stessa condizione: si fa cassa sulle loro pensioni, con un azzeramento di fatto della flessibilità in uscita che le costringe al pensionamento di vecchiaia a 67 anni.
I dati anche nella nostra provincia evidenziano infatti che sono 19.079 le donne che sono andate in pensione a 67 anni (vecchiaia) contro 7.373 uomini, un dato che sottolinea come gli uomini riescono ad andare in pensione anticipata ben prima del compimento dei 67 anni. Le pensioni anticipate vigenti sono 33.464 per gli uomini contro le 12.038 pensioni vigenti a favore delle donne, un divario enorme ed inaccettabile che non è assurdo definire discriminazione nei fatti.
Per rimuovere le attuali disuguaglianze – conclude Curci – è necessario creare occupazione di qualità per le donne, quindi stabile ed a tempo pieno, abbattere i divari retribuitivi e approvare una riforma complessiva dell’attuale sistema pensionistico che riconosca le diverse condizioni delle persone, a partire da quelle legate al lavoro di cura familiare (bambini, anziani e disabili), ancora oggi quasi interamente in capo alle donne, e che sani il gap dovuto a carriere discontinue e bassi salari”.
Ci avviciniamo, come ogni anno, al 25 novembre, una giornata che, giustamente, denuncia le discriminazioni e le violenze sulle donne, ma che, senza fatti concreti che valorizzino il loro ruolo nella società, rischia di restare una data vuota. Servono azioni concrete ed urgenti.



