Mercoledì, 17 luglio 2024 - ore 20.26

Cgil Europa, il 2018 sia un anno di svolta di Fausto Durante

Senza alcuna retorica, possiamo dire che l'anno che sta per arrivare è davvero per l'Unione europea il banco di prova per misurare quantità e qualità delle sue ambizioni e delle sue possibilità

| Scritto da Redazione
Cgil Europa, il 2018 sia un anno di svolta di Fausto Durante

Cgil Europa, il 2018 sia un anno di svolta di Fausto Durante

Senza alcuna retorica, possiamo dire che l'anno che sta per arrivare è davvero per l'Unione europea il banco di prova per misurare quantità e qualità delle sue ambizioni e delle sue possibilità

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Si usano spesso, in occasione di momenti significativi e di passaggi rilevanti nello scorrere del tempo, metafore e modi di dire che richiamano la necessità di nuove responsabilità e del coraggio del cambiamento. Un esame importante, una relazione sentimentale, la nascita di un figlio, l'avvio di una attività, sono quasi sempre momenti e occasioni per un bilancio di quanto realizzato e di impegni per il futuro. Così come avviene quando un anno sta per terminare e si attende l'anno nuovo.

Senza alcuna retorica, possiamo proprio dire che l'anno che sta per arrivare è davvero per l'Unione europea il banco di prova per misurare quantità e qualità delle sue ambizioni e delle sue possibilità. È l'anno che ci separa dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, un test da sempre indicativo non solo degli orientamenti dei cittadini ma anche delle prospettive del processo di costruzione e di integrazione dell'Europa. Per questo, non è banale o di routine affermare che sarà un anno decisivo per il futuro del progetto europeo, un anno in cui le grandi famiglie politiche dell'Europa avranno il compito di presentare le proprie proposte per la fase che si avvierà con le elezioni del 2019.

Da dove partiamo? Come in molte altre circostanze, da un bivio, metafora di scelta e di decisione. E il bivio di fronte al quale si trova l'Europa, analogamente ad altri momenti cruciali nella sua storia recente, è tra innovazione e status quo, tra coraggio di visione e rassicurante continuità. Non vi è dubbio che, al momento, il progetto europeo sia in una situazione di stallo. Il mordere della crisi, gli effetti negativi delle politiche economiche e sociali sbagliate (a partire dal Fiscal Compact), i timori legati alla sicurezza e al fenomeno migratorio, il carattere incompiuto dell'architettura istituzionale dell'Ue, tutto ciò ha prodotto la crisi tanto del processo di integrazione quanto della fiducia verso l'intero progetto europeo. Da parte dei cittadini comuni e dei lavoratori, degli appartenenti a quelle classi medie e popolari che hanno subito i contraccolpi più negativi sulle proprie condizioni di vita e di lavoro a causa delle politiche di austerità e di rigore cieco praticate dalle autorità dell'Ue, vi è un atteggiamento sempre più freddo e critico rispetto alla proposta europea. I governi nazionali hanno preso il sopravvento facendo prevalere il metodo intergovernativo (e il conseguente potere di veto utilizzabile quando serve l'unanimità delle decisioni) rispetto al modello decisionale comunitario, i vantaggi del comune cammino europeo hanno cominciato a sbiadire rispetto alla ripresa di forza delle dimensioni nazionali, la difesa degli standard di welfare e protezione sociale da parte dei paesi più forti ha accresciuto chiusure ed egoismi.

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