Lunedì, 25 marzo 2019 - ore 00.20

Cgil Welfare Ape sociale e lavoratori precoci: misure da rivedere

L'analisi dell'Ufficio previdenza della Cgil: nel 2017-18 solo il 42,3% delle domande è stato accolto. Ghiselli: "I dati Inps confermano le nostre previsioni. Ora è necessario ampliare la platea degli addetti e ridurre i vincoli di accesso"

| Scritto da Redazione
Cgil Welfare Ape sociale e lavoratori precoci: misure da rivedere

Cgil Welfare Ape sociale e lavoratori precoci: misure da rivedere

L'analisi dell'Ufficio previdenza della Cgil: nel 2017-18 solo il 42,3% delle domande è stato accolto. Ghiselli: "I dati Inps confermano le nostre previsioni. Ora è necessario ampliare la platea degli addetti e ridurre i vincoli di accesso"

Dal monitoraggio effettuato dall’Inps al 28 febbraio 2019 sulla gestione di Ape social e lavoratori precoci nel 2017-2018 "si evince che le due misure sono state, purtroppo, accessibili a pochi, discriminanti nei confronti delle donne, e quindi andrebbero ripensate radicalmente. Già da tempo avevamo espresso le nostre riserve sulla regolamentazione dei due provvedimenti, e i dati di oggi dimostrano che erano ampiamente fondate”. Così, in una nota, il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli.

In un’analisi, curata da Ezio Cigna dell’ufficio previdenza della Cgil nazionale, si evidenzia come su un totale di 171.435 domande presentate nel biennio 2017-2018 (74.487 precoci e 96.946 Ape) solo 72.527 sono state accolte (29.458 precoci e 43.069 Ape), pari al 42,3%. La parte più rilevante delle domande accettate riguardano i lavoratori disoccupati, per un totale di 34.915 (8.327 precoci e 26.588 Ape).

Al contrario, si legge ancora nello studio, sono pochissime le domande accettate riguardanti i lavoratori addetti ad attività considerate gravose, solo 14.587 domande accolte in due anni, mentre sono appena il 25% le domande che provengono da donne lavoratrici. In merito alle risorse stanziate nel biennio per i due interventi, si sottolinea l’evidente scarto tra quelle preventivate, 1 miliardo e 854 milioni, e quelle effettivamente spese, solo 1 miliardo e 25 milioni, il 44,7%.

“Da questi dati - prosegue Ghiselli - emerge con chiarezza come siano troppo restrittivi i vincoli posti al requisito dei lavori gravosi e come sia molto limitata la platea. Le sole 14.587 domande accolte equivalgono - ribadisce - ad un sostanziale insuccesso della misura, che andrebbe rivista”.

Il monitoraggio dell’Inps supporta le richieste che il sindacato ha rivolto al governo, dunque, "da ultimo nell’incontro con il sottosegretario Durigon di lunedì scorso, finalizzate all’ampliamento della platea dei lavori gravosi, e alla riduzione dei vincoli d’accesso e dei requisiti contributivi per accedere a questi strumenti (di 30 anni e 36 anni per i lavori gravosi). Vi sono ampi margini finanziari per operare in tal senso, soprattutto perché ben 828 milioni relativi al biennio passato non sono stati utilizzati”, conclude Ghiselli

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