Sabato, 15 maggio 2021 - ore 10.01

Chiudo il cerchio. Foz de Iguazu, Brasile di Maurizio Cazzaniga

Sognavo di fare il giro del mondo. Tra poco chiudo il cerchio del mio sogno da piccolo, con le ultime 14 ore di volo.

| Scritto da Redazione
Chiudo il cerchio. Foz de Iguazu, Brasile di Maurizio Cazzaniga

Il mappamondo, regalo di Gesù Bambino verso fine anni cinquanta, iniziava a girare con un colpo della mia mano. Dove lo fermavo con un dito cercavo di indovinare il nome del continente, Stato, città. Tracciavo immaginarie linee di viaggi, imitando Marco Polo e Cristoforo Colombo. Andavo alla "fin del mundo" di Ushuaia e cercavo Tucson dove il mitico Tex Willer galoppava con il pessimista Carson. Clerville non l'ho mai trovata. Raccontavo a Gengis Khan i miei viaggi e le Città Invisibili di Calvino le costruivo con il pongo e il Lego. L'Alaska era bianca, la Cina gialla e l'Irlanda verde.                                 

La Siria già rossa di sangue innocente.

Lassù. Nella bellezza incantevole e sorprendente del volare. Nuvole perforate, perdersi nell'arancio e nel dubbio se albe o tramonti. Cielo Padre. Distese oscure di oceani, Ande innevate, sterminate bianche case di Baires, l'incubo delle hostess che ti riprendono per gli scomodi sedili reclinati e la cintura non allacciata. Il volo cieco nella nebbia di Hong Kong, lo scuro del Reef nel blu di Cairns, il carosello di fiumi canali spiagge baie ponti a Sydney, il già visto di Heathrow, Il marrone di polvere vento povertà di New Delhi, la lucentezza di Brisbane, la percezione di galleggiare, la linea infinita dei palazzi di São Paolo, il lago di Como e Lugano quasi a toccarsi, il pulviscolo di acqua sparato in alto dalle cascate dI Iguazu, l'accurata linea delle ciglia (e non solo) delle hostess della Cathay Pacific, la lode alla simpatia degli italiani al check in di Sydney. 14 decolli,  49 ore di volo, record di 8 ore di attesa all`aeroporto di Brisbane. Le stelle mi sono vicine. Mi baciano. Mi illuminano di luce e immenso. Del mare.

Avere le ali e stare lassù, dove la scorsa settimana guardavo con tristezza la scelleratezza umana. "Le strade di Posadas mi sembrano ben asfaltate" mi dice Antonio, il volontario italiano che resterà fino a novembre a Posadas, dopo un giorno dal sul arrivo.

Lo guardo come fosse un marziano che atterrato sul Vigeland Park di Oslo dice Ma come è strana questa terra abitata da esseri umani deformi e ammassati.

Difficile inserimento in una società ambiente relazioni che necessitano di più tempo per essere valutate.

Ma ho pensato al mio primo atterraggio a Posadas, le mie difficoltà nel lontano 2004, e con comprensione e fatica ho cercato di capirlo, anche se ha commesso errori evitabili.

Spronato da questi rimandi ho voluto incontrare Emilio Marchi, Presidente di Jardin de los Niños, prima Associazione dove allora ho vissuto tre mesi.

Uguale. Canuto. Voce bassa da prelato. Modesto. Grandi valori. Malanni fisici per i postumi delle sevizie dei militari di Videla. 300 bambini nati nei suo Hogar da ragazze madri. Il progetto Chacra. La fabbrica di mobili e il Club de Los Abuelos.

Ti rispetto, Emilio.

Il bimbo di cui sono padrino, Abrian, battezzato nel 2004 nella Chiesa dei Gesuiti e di Monsignor Piña, lo incontro nella sua baracca a Garupá, piccolo paesino a 15 km. da Posadas, dove il padre sta cucinando con un improvvisato fuoco nel cortiletto. Ha 14 anni. Mi vede, si rimpiccolisce di imbarazzo e mi chiede Sei arrivato di domenica? Sai, ho visto un aereo quel giorno nel cielo. E poi. Pensavo fossi in quella grande città con la torre di ferro dove ci sono stati gli attentati. Ero preoccupato che tu fossi lì. E poi mi dice Puoi aiutarmi per l'aria nella scuola? 100 pesos pro quota da ogni alunno per l'aria condizionata. Quaderni, penne, matite colorate, le famose ojas, astuccio, due paia di scarpe, riso, pane, spaghetti...

Noemí, la madre, è incinta del settimo figlio.

Mio piccolo Abrian, pieno di tenerezza e ingenuita`. TI voglio bene. Continua a pensarmi.

Il progetto di Punto a Capo naviga in mani affidabili.

Doris e Martha nel quartiere El Laurel a contatto con i disabili e gli analfabeti. Carmen, la bibliotecaria della Escuela Don Bosco. Marcelo nel corso di informatica. Pablo nelle cucine dell'Hogar Santa Teresita. Josè luis e Matias nell'educazione allo sport, calcio e badminton. Orazio, amministratore e coordinatore. Antonio, il volontario italiano, che può sviluppare la sua creatività in tutte queste attività e pronto a insegnare come produrre un buon gelato italiano.

L'inflazione al 35% sta falcidiando il reddito e i consumi in Argentina diminuiscono vistosamente. La povertà strutturale non diminuisce.

Piccola festicciola all'Hogar Santa Teresita. PIzza e gelato, per loro sapori eccezionali nella loro alimentazione quotidiana. Simpatia. Canti. Sono seduto nello stesso tavolo della ragazzina che piangeva in Cielo Padre. Imparo i nomi di tutte, nel mio Alzheimer incipiente. Emilia, Samantha, Clarissa, Angeli e ...infatti me ne sono già dimenticati due.

Nora, la direttrice mi dice Maurizio, se tu la tratti come le altre, non le presti una speciale attenzione , le parli normalmente, non la vedi come strumento sessuale, ti mostri padre, già le stai facendo qualcosa che un uomo mai le ha fatto. Le stai insegnando che ci si può relazionare senza strumentalizzazioni.

Ride. Ha gli occhi chiari, di chi ha visto. I capelli  biondi. È contenta quando si rivolge a me e dice Mi piace il gelato a la vainilla y la pizza jamon y queso. Le sorrido dicendole A me e Maddalena, mi hija, fiordilatte e bacio, da sempre. Si muove a scatti. Pelle bianca.

Ed era seduta su un tronco, piangendo.

Il dengue non mi ha colpito. Ho portato camicie con maniche lunghe durante un mese per essere maggiormente coperto a dispetto delle zanzare infette. Anche con 40 gradi. Mai una t shirt. Ho utilizzato un tubetto di crema e uno spray intero. Gli abiti puzzano di antisettico, ma non mi hanno beccato. TIè!

Ultimo asado con gli amici salesiani, brava gente. Venti commensali a casa di Luis, il Direttore della Don Bosco. Ho paura a pesarmi.

Besame mucho al restaurante Papillon in Paraguay. Musica sudamericana soft. Como si fuera la ultima vez. Il cuciniere mi taglia una sublime sottile saporita striscia di carne ben cotta direttamente da uno spiedino. Y perderte despues.

La sedia a rotelle degli amici della Franciacorta l'abbiamo data in prestito a una signora con un tumore al cervello. Gliela consegno in una decente casa di periferia. È simpatica, un sorriso aperto. Parla con ironia. È intelligente. Quando si alza dalla sedia, aiutata dalla figlia, capisco il suo dramma. Barcolla. Non riesce e fare due passi da sola. Si siede sulla sedia a rotelle e sospira. Grazie Ermanno.

Il sogno del mappamondo l'ho realizzato. Ne avrei un altro. Impossibile per me.

Quello di vedere Terra Madre fuori dall'atmosfera terrestre.

Poco il tempo ragionevole che mi rimane. Troppo poco.

Ma lascio a te, futuro nipotino che navighi nei nostri pensieri Aspettando Maggio, il mio testamento sul futuro.

Sogna di essere su una astronave che punta verso lo spazio, avvicinandosi a una base che circumnaviga la Luna.

Guarderai Terra Madre come un piccolo punto azzurro, sempre da lassù.

Quel giorno pensa a me che avevo questo sogno irrealizzabile, caro Alessandro (posso chiamarti così?) o Decidetevoisefemmina. Sogno che ti avevo lasciato in un virtuale messaggio che travalica i confini temporali. Bottiglia lanciata nell'aria dall'Isola del Tempo.

L'isola del certo destino corporale dove io ora, come un naufrago nell'incertezza rischiarata a sprazzi da una fede sfuggente, penso alla tua vita e ai tuoi sogni.

Che spero siano simili ai miei.

Sii libero, ribelle, utopico, solidale e generoso.

Devi leggere, scrivere.

Credere nei valori del giusto e amare come io ho cercato di fare.

RItorno a Cabiate, la mia terra.

See you.

Maurizio Cazzaniga

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