Bersani: «Segretario bravissimo
ma ricordi, ci vuole umiltà»
(L’Unità del 28 maggio 2014)
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Ci vuole umiltà, ma NON umiliazione!
Renzi aveva iniziato male, facendosi umiliare da Berlusconi con le imposizioni sulle riforme; ha rischiato molto, ma poi ha corretto il tiro e nelle ultime settimane di campagna elettorale ha mostrato di aver preso le distanze dal pregiudicato, cosa che ha promosso il successo. Ora non deve fare passi indietro, senza trionfalismi, riconoscendo che il risultato ottenuto appartiene innanzitutto alla base elettorale, quindi al PD, e successivamente alla squadra di governo; solo in questo modo potrà consolidare il risultato.
Umiltà in contrapposizione al trionfalismo, senza cedimenti ai ricatti che costringono all'umiliazione; rigettando la logica del ricatto e delle minacce disarticolerebbe la struttura stessa di FI e del suo agonizzante capo/padrone, lasciandolo solo con i suoi 6.000 circoli "Forza Silvio" e il loro battagliero programma politico articolato nei due punti fondamentali:
A) 50% di sconto sulle dentiere
B) adozione di un cane o di un gatto con il rivoluzionario programma "svuota canili".
Ci voleva l'intelligenza di Toti per elaborare una simile svolta epocale nella politica italiana.
L’arroganza del pregiudicato non accenna a smorzarsi, anzi, la sconfitta subita viene attribuita a Scajola e allo scandalo dell’Expo. Così ha profittato della riunione con gli ossequiosi dirigenti per mettere le mani avanti, anticipando che non intende scucire più quattrini (visto che si è allontanata l’ipotesi di rientro con gli interessi), con la lapidaria affermazione: «adesso dovete darvi da fare sul territorio perché le casse sono vuote, siamo con l'acqua alla gola». Come dire: “Bamboli… non c’è una lira !”
· L’arroganza dimostrata per la legge elettorale con liste bloccate, priva del diritto delle preferenze.
· La medesima arroganza esercitata per mantenere il gioco d’azzardo, ultima spiaggia per evitare il fallimento della Mondadori che lucra sull’azzardo.
· Renzi ha dovuto cedere, ma non per “umiltà”, si è trattato di umiliante accettazione del ricatto sulla sopravvivenza del governo.
Adesso è il momento di dire basta alle umiliazioni dei ricatti e proseguire sulla linea programmata, lasciando cadere nel nulla ogni altra pretesa. Ora il pregiudicato comunica che vorrebbe sottoscrivere i referendum della Lega, come se fosse un integerrimo cittadino qualunque e non un pregiudicato a cui sono stati sospesi i diritti civili e politici, nonchè l'elettorato attivo e passivo; dichiarato ineleggibile e espulso dal senato, dimissionario dall'ordine dei cavalieri del lavoro, prima di ricevere la lettera di espulsione; guardato a vista dalle cancellerie europee che hanno identificato in lui il pericolo per l'Italia e per l’Europa, sollecitando manovre dissuasive per indurlo ad abbandonare la carica di presidente del consiglio, avendo dimostrato totale inettitudine, scarsissima competenza e grandissima vocazione alla tutela dei suoi personali interessi. Con tale curriculum vorrebbe firmare i referendum proposti dalla Lega, inficiandone la portata politica, inquinando, con il suo nome, l'intero elenco dei sottoscrittori, nonché la stessa Lega che accetta la sua firma alle proprie proposte referendarie. Si è espresso con estrema chiarezza il politologo americano Edward Nicolae Luttwak, affermando che l'America non capisce come ad un pregiudicato, con una condanna passata in giudicato e altre condanne in primo grado, con sospensione dei diritti civili e politici, sia ancora consentito collocarsi ancora al centro della vita politica e pretendere di avere voce in capitolo, nonchè dettare l'agenda del governo e i termini per le riforme. Cose che possono accadere solo in questa Italietta che non decollerà mai se una simile palla al piede non sarà messa nella condizione di non nuocere più alla nazione.
Rosario Amico Roxas



