Venerdì, 29 maggio 2020 - ore 08.37

Coronavirus, quando i migranti servono. Coldiretti: «1/4 dei raccolti a rischio senza stagionali»

La lettera aperta di 157 accademici con 8 proposte per rilanciare l’economia ora messa in ginocchio dalla crisi sanitaria

| Scritto da Redazione
Coronavirus, quando i migranti servono. Coldiretti: «1/4 dei raccolti a rischio senza stagionali»

Siamo tutti tappati in casa e, come ci stanno spiegando in molti, nella società dell’iperconsumo l’unica cosa che non manca è il cibo. Cibo a basso costo, comprese merendine e bibite gassate per le quali Matteo Salvini e Giorgia Meloni si stanno patriotticamente battendo come leoni (da microfono e tastiera e tralasciando il fatto che sia un mercato in gran parte in mano alle multinazionali) contro la sugar tax, che è a basso costo proprio perché utilizza manodopera a bassissimo costo che molto spesso non parla italiano.

Coldiretti avverte nuovamente che «Con il blocco delle frontiere è a rischio più di un quarto del made in Italy a tavola che viene raccolto nelle campagne da mani straniere con 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero». Il nuovo allarme – sul quale i sovranisti, fans a giorni alterni e secondo il caso della chiusura delle frontiere, preferiscono tacere – riguarda soprattutto l’inizio delle campagne di lavorazione delle primizie, dagli asparagi alle fragole, e Coldiretti sottolinea «Gli effetti disastrosi della chiusura dei confini anche verso l’Europa dell’est da dove vengono la maggioranza dei braccianti agricoli».

Anche se probabilmente molti dei suoi soci della (ex) Padania votano Lega, il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, rivolto alla politica, dice che «Occorre subito una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa consentire da parte di studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne dove mancano i braccianti stranieri anche per effetto delle misure cautelative adottate a seguito dell’emergenza coronavirus da alcuni Paesi europei, dalla Romania alla Polonia fino alla Bulgaria». E Coldiretti in una nota evidenzia che «Occorre intervenire al più presto per sopperire alla mancanza di manodopera stagionale e non pregiudicare le fornitura di generi alimentari a negozi e supermercati rimasti aperti come previsto dall’ultimo provvedimento del Governo. Una emergenza esplosa in un inverno caldo che ha fatto partire in anticipo la raccolta a marzo con le primizie e continuerà d’estate con la frutta come pesche, albicocche e susine per finire a ottobre con la vendemmia».

Insomma mancano lavoratori stranieri e bisogna inventarsene di italiani (poco disponibili con paghe regolari e per niente disponibili ai due euro all’ora con i quali i padroni pagano i neri clandestini e i lavoratori stranieri disposti a tutto pur di mangiare e mandare qualche prezioso spicciolo a casa) e secondo l’analisi della Coldiretti «Si tratta di decisioni che stanno provocando le disdette degli impegni di lavoro da parte di decine di migliaia di lavoratori stranieri che in Italia trovano regolarmente occupazione stagionale in agricoltura fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore».

La più grande associazione agricola svela nuovamente una realtà ignota a gran parte degli italiani che sono stati accecati dalla campagna di odio politica che ha dipinto gli stranieri come fannulloni e parassiti che vivono alle spalle degli italiani occupando alberghi a 5 stelle e che fanno la bella vita con 35 euro al giorno, Infatti, secondo le elaborazioni Coldiretti che ha collaborato al Dossier statistico Immigrazione 2019, «La comunità di lavoratori agricoli più presente in Italia è quella rumena con 107.591 occupati, davanti a marocchini con 35.013 e indiani con 34.043, che precedono albanesi (32.264), senegalesi (14-165), polacchi (13.134), tunisini (13.106), bulgari (11.261), macedoni (10.428) e pakistani (10.272)».

E i dati di Coldiretti disintossicano la narrazione venefica di sovranisti e neofascisti anche per quanto riguarda il nord leghista: «Sono molti i “distretti agricoli” del nord dove i lavoratori immigrati rappresentano una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel della raccolta delle fragole e asparagi nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva, delle mele, delle pere e dei kiwi in Piemonte».

Ma i lavoratori migranti sono essenziali anche per la raccolta dei pomodori, dei broccoli, cavoli e finocchi in Puglia fino agli allevamenti da latte e ai caseifici della Lombardia, per i quali la Lega fece la battaglia contro le quote latte, in difesa del sacro latte padano, poi diventato italico, ma munto in gran parte da stranieri.

Coldiretti ricorda che «I voucher erano stati introdotti per la prima volta in via sperimentale nel 2008 proprio in agricoltura con la vendemmia per le peculiarità dell’offerta di lavoro nelle campagne. Nel corso degli anni successivi quello dei campi è stata l’unico settore rimasto legato all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni (solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito) e gli accresciuti appesantimenti burocratici che ne hanno limitato l’utilizzo e per questo ora in una situazione di emergenza vanno eliminati. Il momento attuale rende necessaria una radicale semplificazione per favorire la diffusione di uno strumento con importanti effetti sull’economia e il lavoro e che si era dimostrato valido nel favorire l’occupazione e l’emersione del sommerso».

Coldiretti conclude che si tratta di «Un intervento reso ancora più urgente dai cambiamenti climatici con un inverno caldo e siccitoso che ha anticipato i cicli stagionali delle produzioni a partire dalla raccolta delle primizie e reso più pressante il bisogno di manodopera».

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