Mercoledì, 02 dicembre 2020 - ore 19.49

Cosa ha in mente Angela Merkel per salvare l’Unione europea

Dal 1 luglio la presidenza del consiglio dell’Unione europea è passata alla Germania.

| Scritto da Redazione
Cosa ha in mente Angela Merkel per salvare l’Unione europea

Dal 1 luglio la presidenza del consiglio dell’Unione europea è passata alla Germania. Lo stato membro che a turno ricopre l’incarico ha il potere di influenzare il dibattito europeo, cercando la coesione degli stati durante i vertici. Ma in un momento così delicato, dove molto si deciderà sul domani dell’Ue, la presidenza assume ancor di più una funzione strategica. Un tempismo perfetto per Angela Merkel, secondo molti la principale figura europea dell’ultimo decennio, cancelliera della Germania dal 2005. Quella che si appresta a dirigere sarà infatti la sua ultima presidenza Ue – dopo quella del 2007 – prima di lasciare ufficialmente l’incarico in Germania alla fine del suo mandato, nel 2021.

Ma la figura di Angela Merkel non smette di sorprendere: forte di una grande approvazione in Germania, anche per le modalità con cui ha gestito la crisi del coronavirus, la cancelliera volta pagina e si prepara a lavorare per il bene comune dell’Europa. Una svolta inedita, quella di appoggiare l’indebitamento comune facendosi promotrice di una condivisione dei rischi e di una grande emissione in un momento così delicato, e per alcuni inaspettata. Questo non significa che Merkel non riconosce la leadership tedesca, come ha sottolineato durante il suo discorso al Bundestag, dove ha presentato il piano di ciò che intende fare durante la presidenza Ue. Tuttavia, nel suo caso, i cambi di rotta non dovrebbero sorprendere: basti pensare all’apertura inaspettata del 2015 sulla questione migratoria.

Se ormai più di dieci anni fa, nell’ultima presidenza tedesca, il ruolo di Merkel si era visto soprattutto nella negoziazione del trattato di Lisbona, adesso la sfida è inedita e sicuramente senza precedenti nella storia dell’Unione. Un momento che può vedere la rinascita o la caduta, o per dirla con le sue parole “è questione di guerra o di pace”. Per evitare il collasso economico Merkel ha sei mesi di tempo, durante i quali però gli obiettivi non sono pochi. Le 23 pagine del programma tedesco sono infatti ambiziose e ricche, come ci si potrebbe aspettare da quella che è considerata la prima potenza europea.

Il primo punto in agenda è appunto la risposta dell’Unione alla pandemia da Covid-19 tramite l’approvazione del recovery fund da 750 miliardi di euro – di cui 500 sotto forma di sovvenzioni e altri 250 sotto forma di prestiti – uno strumento di ripresa proposto dalla commissione europea in risposta alla crisi. Non a caso il motto della presidenza tedesca è proprio “Together for Europe’s recovery” (insieme per la ripresa europea, ndr). Primo punto anche perché il tempo stringe e la sua approvazione va portata a casa prima delle ferie estive. Per questo il vertice del 17-18 luglio – ovvero il primo sotto la presidenza tedesca – sarà di importanza fondamentale. Merkel dovrà convincere e mediare anche con chi – come Olanda, Austria, Danimarca e Svezia – predilige i prestiti anziché i sussidi e si oppone quindi al progetto, compromettendone l’adozione.

Ma gli obiettivi della cancelliera sono anche altri. Un punto chiave è sicuramente il ruolo dell’Unione nello scacchiere geopolitico mondiale e la sua competitività. Per migliorarla – si legge nel documento – occorre mirare ad un’Europa digitale e allo sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale, dove, seppur con molto potenziale, il vecchio continente è indietro rispetto a Usa e Cina. Tecnologia sì, ma anche sostenibilità – chiave del quarto capitolo del programma – con chiari riferimenti al Green Deal europeo e alle sue scadenze.

Un altro aspetto è quello della sicurezza e dei valori comuni, analizzato nel quinto capitolo. Qui non ci sono riferimenti diretti a paesi che di fatto minacciano il concetto di stato di diritto, come Ungheria o Polonia, ma alcuni cenni sulle politiche migratorie. Ad ogni modo, nell’ottica di imporsi come potenza nel mondo, l’Ue deve badare ad altre questioni imminenti come l’annessione dei Balcani Occidentali e Brexit. Proprio in quest’ultimo punto, la mediazione e la trattativa di Merkel sarà cruciale. Come ha già preannunciato la cancelliera, infatti, il rischio di non raggiungere un accordo entro le date prefissate si fa infatti sempre più concreto.

La solidarietà europea, per Merkel, è anzitutto passo a due con il presidente francese Emmanuel Macron. I leader si sono incontrati di persona per la prima volta dopo il lockdown al castello di Meseberg, proprio qualche giorno prima dell’inizio ufficiale della presidenza tedesca. Ribadendo l’impegno sul recovery fund, è stata sottolineata l’importanza di mantenere l’unità europea in un momento così complicato. Se secondo molti l’asse franco-tedesco aveva subito un rallentamento, l’intesa fra le due potenze sembra ritrovata. Merkel infatti non ha fatto mistero che la regia di questi mesi non sarà solo di Berlino: facendo notare che Macron è stato il “primo ospite”, ha poi sottolineato che Germania e Francia vogliono “affrontare le questione future dell’Europa insieme“, e quindi “vogliono sostenersi l’uno con l’altro“.

Ma le sinergie, Merkel, le cerca anche all’interno delle istituzioni, dove di fatto c’è una spalla perfetta come la presidente Ursula von der Leyen, che è stata ben tre volte ministra nei suoi governi e proviene dallo stesso partito della cancelliera, la Cdu. Un’intesa strategica ribadita anche durante l’incontro con Macron. Appena inaugurata la presidenza, entrambe hanno fatto il punto sull’urgenza di approvare il recovery fund cercando di accellerare i lavori. “È fondamentale raggiungere un rapido accordo“, ha detto von der Leyen, “Tutti sanno che la risposta a questa crisi deve essere anche una risposta poderosa, che sia in grado di muovere qualcosa“, ha fatto eco Merkel. Ma i punti d’intesa vanno oltre: nel terzo capitolo del programma della presidenza della Germania vengono ripresi alcuni obiettivi portati avanti dalla stessa von der leyen, si parla infatti di un’unione equa e si cita un quadro europeo per i salari minimi nazionali e per i sistemi nazionali di reddito minimo.

(Alessandro Foderi, Wired cc by nc nd)

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