(CR) Pianeta Migranti. Cani e porci
Lettera di Remon Karam alla frase del ministro Salvini “Sono stufo che in Italia entrino cani e porci.”
Remon Karam è mediatore culturale e garante degli studenti presso l’Università di Enna dove si è laureato in Lingue e Culture Moderne. Ha affidato la sua storia alla giornalista e scrittrice Francesca BARRA autrice del libro “Il mare nasconde le stelle.”
Karan è un esempio emblematico del protagonismo delle nuove generazioni che hanno saputo trasformare una tragedia migratoria in una storia di rinascita e attivismo per i diritti umani.
Egiziano, cristiano copto, ha 24 anni ed è scappato dall’Egitto governato dall’Islam politico dei Fratelli Musulmani, quando aveva solo quattordici anni. Avrebbe potuto finire nel limbo dove oggi si trovano tanti minori stranieri non accompagnati; avrebbe potuto restare il numero 90 che gli è stato appuntato sul petto dopo il soccorso in mare il 17 luglio del 2013 e invece ha trovato una coppia che lo ha accolto, aiutato a crescere, a laurearsi e a diventare la voce degli ultimi “per sentirsi primi”, come dice lui stesso.
“Ministro Matteo Salvini,
le scrivo perché più volte ha definito “cani e porci” i migranti che scappano dai loro Paesi in cerca di un futuro migliore.
Sono quel cane e quel porco, anzi sono stato un cucciolo di cane e un maialino, visto che sono arrivato a quattordici anni in fuga dall’Egitto a bordo di un barcone.
Lo so che definirci animali serve per provocare disprezzo e distanza fra i suoi elettori e noi, esseri umani. Lo fa per disumanizzarci e rafforzare il pregiudizio che quindi ciò che ha fatto è stato difendere i confini del nostro Paese da animali (con tutto il mio rispetto per loro) sporchi.
Questi esseri umani, oggi sotto shock come raccontano i cronisti, sballottati da una parte all’altra, sono da sempre definiti nei peggiori dei modi. Come leggo su “La stampa” che condivido in questo post, i 12 migranti rientrati a Bari dall’Albania non trovano nemmeno i cellulari. L’avvocato dice che: «Così non possiamo organizzare la difesa».
Lei è un Ministro e del suo processo e dell’eventuale condanna, non siamo responsabili noi. Basta, dare le responsabilità del vostro fallimento agli ultimi che non possono gridare. Infine, Ministro Matteo Salvini, vorrei farle una domanda: ma lei riesce a guardare suo figlio negli occhi e dirgli che, un bambino come lui o come lei, anche se arrivano da luoghi lontani, pericolosi, sono cani e porci? Quei bambini spesso muoiono, perdono la mamma e il papà, non rischierebbero mai la vita, se non fosse peggio vivere una vita senza speranza.”
Remon KARAM
Al seguente link: video intervista a Karam



