(CR) Pianeta Migranti. I soldi europei per i paesi poveri finiscono alle aziende europee
“Aiutiamoli a casa loro!” Ma si fa per dire! Un report di Oxfam: oltre il 60% dei progetti finanziati dal Global Gateway, la strategia UE per lo sviluppo globale, andrà a beneficio di aziende europee.
Il Global Gateway, la nuova strategia UE per gli investimenti e lo sviluppo globale, sta per dirottare verso le grandi aziende buona parte delle risorse europee destinate all’aiuto dei Paesi più poveri.
Lo denuncia l’organizzazione no profit Oxfam, in collaborazione con le reti non governative di ricerca economica Counter Balance ed Eurodad.
Secondo il report, su 40 progetti, 25 sosterranno aziende europee come Siemens, Moller Group o Suez. Solo il 16% di tutti i progetti del Global Gateway porterà investimenti in settori chiave per lo sviluppo dei Paesi poveri come salute e istruzione. Inoltre, almeno sette aziende che fanno parte del gruppo di regia dei progetti, istituito dalla Commissione europea, tra cui Enel e Total Energies hanno firmato contratti finanziati con i fondi del Global Gateway provenienti dal buget comunitario. Soldi pubblici in mano a privati e non per lo sviluppo globale!
Secondo Oxfam “il quadro finanziario pluriennale ’21-’27 del Global Gateway predilige più la difesa degli interessi geopolitici ed economici europei, che la lotta alla povertà e la promozione dello sviluppo sostenibile. Da qui il suo l'appello alla Ue affinchè sostenga i Paesi poveri, in linea con tutti i documenti approvati da Commissione e Parlamento, anziché gli interessi privati, per non peggiorare la situazione sociale, economomica e le disuguaglianze in molti Paesi fragili.
La strategia europea rischia di esacerbare anche la crisi del debito in diversi Paesi. L'Ue avvierà infatti progetti del Global Gateway in 29 dei 37 Paesi poveri più indebitati del mondo. Ma questi progetti privilegiano i prestiti rispetto alle sovvenzioni, riducendo così la capacità dei governi di soddisfare i bisogni della popolazione, poiché dovranno ripagare il debito e gli interessi alle istituzioni finanziarie europee.
In diversi casi, la realizzazione dei piani di sviluppo prevede anche l’elevato utilizzo di risorse idriche in territori, come la Namibia, nei quali sono già carenti. Enel e Total Energies stanno siglando accordi per la produzione con combustibili fossili in regioni abitate e coltivate.
C’è infine il rischio che alcuni progetti peggiorino le crisi e i conflitti esistenti. In Ruanda, si lavora ad un’intesa sull’idroelettrico che obbligherà più di quattromila persone ad abbandonare case e terreni. Un secondo piano prevede l’estrazione delle materie prime all’origine del conflitto in corso nella zona.
Tutto questo “scempio” avviene per la mancanza di controllo e rappresentanza da parte dei Paesi partner del Global Gateway. Secondo il report le regole verrebbero aggirate, grazie a modalità non trasparenti. Tacendo cioè, gran parte delle informazioni pubbliche sui progetti, le relative spese, i contratti e le valutazioni in materia di tutela dei diritti umani e dell’ambiente, senza le quali è difficile capire effettivamente quanto il piano Gateway contribuisca ai nobili scopi per cui è stato istituito.



