Domenica, 23 giugno 2024 - ore 20.06

(CR) #Pianeta Migranti. Il decreto Piantedosi decreta la morte in mare

L’omissione di soccorso in mare voluta dalla legge Piantedosi potrà mai essere perseguita?

| Scritto da Redazione
(CR) #Pianeta Migranti. Il decreto Piantedosi decreta la morte in mare

(CR) #Pianeta Migranti. Il decreto Piantedosi decreta la morte in mare

L’omissione di soccorso in mare voluta dalla legge Piantedosi potrà mai essere perseguita?

 Il 14 dicembre l’agenzia Frontex ha informato Italia, Malta, Tunisia, Libia di un gommone alla deriva in acque internazionali. Nessuno è intervenuto ed è stato impedito alla nave Ocean Viking, lì vicino,  di effettuare il salvataggio. 61 i morti, più un numero imprecisato di dispersi.

Dall’inizio dell’anno 2.571 uomini, donne e bambini  hanno perso la vita lungo la rotta del Mediterraneo, fra Libia, Tunisia e Italia e Malta; l’anno scorso erano 1147.

Per Medici senza frontiere impegnati a salvare i migranti in mare, quest’anno, nel Mediterraneo centrale sono morte 8 persone al giorno. “Le persone che soccorriamo ­- denuncia la ong - portano i segni delle violenze subite: arti spezzati, cicatrici, gravidanze indesiderate. E l’Europa cosa fa? L’Europa respinge. Gli Stati UE stanno facendo di tutto per evitare che le persone arrivino in Europa. Erigono barriere, fanno accordi con Paesi terzi, respingono e riportano indietro chi cerca di scappare da posti non sicuri o, semplicemente, non aiutano chi è in pericolo. L’Italia, con le sue leggi, ostacola il lavoro di ricerca e soccorso in mare delle ong e assegna loro porti sempre più lontani. Quante altre persone devono morire prima che le cose cambino davvero?“

Questi naufragi chiamano in causa la responsabilità di chi chiude tutte le vie di ingresso legale, fa accordi con autorità che non garantiscono una vera attività di ricerca e salvataggio, e tantomeno porti sicuri, ed allontana le navi del soccorso civile imponendo porti di sbarco sempre più lontani.

La tragedia di Cutro non è servita. Il 2023 si appresta ad essere ‘l’annus horribilis ‘dei naufragi.

La morte di decine di persone di fronte alle coste calabresi del febbraio scorso (e con un numero ancora indecifrato di dispersi) sembrava aver risvegliato le coscienze, ma poi si sono consumate altre tragedie del mare sotto gli allarmi inascoltati delle ong.

Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati e il ministero dell’interno italiano, nel 2023 sono arrivati ​​in Italia oltre 153mila rifugiati e migranti provenienti soprattutto da Tunisia e Libia.

Dopo Cutro, nel mese di giugno quasi seicento persone sono annegate al largo di Pylos (Grecia) nel mar Mediterraneo. Tra gennaio e luglio, le autorità tunisine hanno recuperato un totale di 901 corpi al largo delle coste. Intanto il Comitato 3 ottobre, (nato dopo il maxi naufragio del 2013 davanti Lampedusa) chiede una banca dati europea sui migranti morti. “Negli ultimi 10 anni, almeno 60.000 persone sono morte lungo le tante rotte che portano in Europa e oltre 27.000 hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo e altre migliaia sono scomparse – scrive Tareke Brhane, presidente del Comitato – Dietro ad ogni numero c’è un essere umano: una sorella, un fratello, una figlia, un figlio, una madre o un padre. La speranza è che non restino senza identità”.

Ma l’Europa ha ormai perso l’ etica, l’umanità e trasgredisce pure la legge del mare che impone di soccorrere chi è in difficoltà.

 

 

 

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