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(Cr) Pianeta Migranti. No alla politica delle stragi in mare e degli hotspot strapieni.

Il naufragio davanti alla spiaggia del Crotonese ha suscitato un mare di indignazione.

| Scritto da Redazione
(Cr) Pianeta Migranti. No alla politica delle stragi in mare e degli hotspot strapieni.

Pianeta Migranti. No alla politica delle stragi in mare e degli hotspot strapieni.

Si vuole dare l’idea che l’immigrazione è ingestibile, un’emergenza da bloccare, ma in realtà non si vogliono trovare soluzioni adeguate.

Il naufragio davanti alla spiaggia del Crotonese ha suscitato un mare di indignazione.

Nel corso degli anni, si sono verificati tanti naufragi, seguiti sempre da parole di umana commiserazione, ma anche da reazioni di cinismo, sia da parte dei responsabili politici fautori di una campagna di ostilità  verso i migranti, sia da parte dei cittadini che hanno condiviso questo sentire. Politici e cittadini che, in modi diversi, si sono resi responsabili delle tragedie consumate in mare.

Dopo la strage di Lampedusa del 2013 con 368 morti e 20 dispersi, si è gridato: “Mai più!”. Ma otto giorni dopo, avveniva la così detta “strage dei bambini”: affondava un barcone con 200 persone tra cui 60 minori.

A seguire, nell’aprile del 2015 si ribaltava in mare un barcone con 850 persone (secondo le testimonianze), partito dalla costa di Tripoli: solo 28 i sopravvissuti.

Accanto a queste ‘grandi stragi’ ci sono stati pure i naufragi invisibili che non hanno lasciano tracce, se non barche e gommoni alla deriva. Per l’OIM (organizzazione internazionale delle migrazioni) i morti in mare dal 2014 ad oggi, sarebbero 26.000.

Tutto questo è accaduto sotto gli occhi di un’Europa che pensa di fermare i flussi costruendo muri, e che esternalizza il controllo delle frontiere a colpi di miliardi alla Turchia e ad altri paesi. E col consenso dell’Italia, che paga le milizie libiche per catturare i migranti e riportali nel lager libici dove subiscono torture. Una pratica avviata dal ministro Minniti e che il governo Meloni sta ulteriormente indurendo.

Ma dove si vuole arrivare? Da anni è in atto un genocidio nel Mediterraneo. E il trend delle partenze e delle conseguenti tragedie in mare non si ferma. A Lampedusa sono ricominciati gli sbarchi. Nell’ultimo anno, sempre più persone provenienti dall’Africa Subsahariana, in fuga dalla Libia, si mettono  su barche fatte di lamiere, a malapena saldate insieme, cariche di  100, 150 persone. Molte vengono sfasciate dalle onde. Ma le ong dei salvataggi non ci sono più a soccorrere e si muore. E’ la politica di Piantedosi a bloccarle col fermo amministrativo, come per la Geo Barents di Medici Senza Frontiere, o a spingerle in porti così lontani da impedire altri salvataggi.

Le barche che ce la fanno, arrivano a Lampedusa: in meno di una settimana sono arrivati circa 5.000 migranti. Non è difficile immaginare cosa voglia dire essere confinati con altre 3.200 persone dentro l’hotspot di Contrada Imbriacola, che è costruito per ospitarne 389!

Dietro le inferriate, le persone sono così ammucchiate che è difficile camminare. Si è perfino smesso di distribuire i kit, l’acqua e il cibo per tutti. Alcune stanze sono completamente piene di rifiuti  non smaltiti da tempo. Alcune persone, a una settimana dall’attraversata in mare hanno ancora in dosso gli stessi indumenti. I migranti che devono essere trasferiti in altre strutture dalle navi militari hanno tempi di attesa lunghi. Manca il personale addetto alle procedure di identificazione per poter lasciare l’isola. Nell’attesa, qualche migrante non ce la fa e muore.

Gli attivisti locali dei movimenti di solidarietà denunciano che la condizione dell’hotspot di Lampedusa, non è degna di un essere umano. Sostengono che l’essere costantemente impreparati di fronte ad arrivi del tutto prevedibili e quindi  gestibili con strumenti specifici, è frutto di volontà politica. Tutte queste disfunzioni, fanno di Lampedusa il centro dell’invasione, delle tragedie, del caos; danno l’idea di un’immigrazione del tutto fuori controllo, che giustifica le misure rigide e selvagge, tipo quelle del decreto Piantedosi.

In questo ultimo anno, l’Italia e l’Europa hanno aperto le loro frontiere a milioni di profughi provenienti dall’Ucraina. E dunque le poche migliaia di persone in arrivo a Lampedusa non possono costituire un problema: un’accoglienza dignitosa non solo è un diritto fondamentale ma anche qualcosa di praticabile. Affinché la situazione cambi, sono necessarie decisioni politiche diverse da quelle portate avanti negli ultimi decenni e che si sono ulteriormente degradate con nuovo governo.

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