Domenica, 29 gennaio 2023 - ore 21.12

Cremona Pianeta Migranti. Il gas che viene dal Mozambico porta con sé guerra

Il gas naturale del Mozambico che l’Italia vuole importare ha un alto prezzo morale dovuto alle violenze perpetrate sulle popolazioni locali

| Scritto da Redazione
 Cremona Pianeta Migranti. Il gas che viene dal Mozambico porta con sé guerra

 Cremona Pianeta Migranti. Il gas che viene dal Mozambico porta con sé guerra e profughi

Il gas naturale del Mozambico che l’Italia vuole importare ha un alto prezzo morale dovuto alle violenze perpetrate sulle popolazioni locali deprivate di questa loro risorsa.

Il presidente Mattarella, i giorni scorsi, si è recato in Mozambico per aiutare l’Italia a diversificare le sue fonti di energia, dopo che la Russia, a seguito del conflitto in Ucraina, ha rallentato il flusso di gas verso l’Europa. Siccome nessuno di noi vuole rimanere al freddo, il gas del Mozambico ci torna assai opportuno. Ma dobbiamo tutti sapere qual è il retroterra che si nasconde dietro il nostro diritto di stare al caldo, pagato prima di tutto con la vita di tanti mozambicani. Un elevato prezzo umano!

In Mozambico nel 2012 sono stati scoperti grandi giacimenti di gas naturale sulla costa nord del Paese, nella zona di Cabo Delgado. Che da paradiso tropicale si è trasformato in un inferno per i suoi abitanti.

E’ l’ennesima dimostrazione di come l’ingerenza di compagnie straniere in Africa, spesso, penalizzi lo sviluppo e il benessere della popolazione locale. E tra le aziende estrattive del gas naturale c’è anche l’ENI che partecipa a un affare da 150 miliardi di euro, in uno dei paesi più poveri dell’Africa orientale e dell’intero continente.

La piattaforma galleggiante dell’Eni, una volta a regime   dovrebbe produrre 3,37 milioni di tonnellate all’anno di gas naturale.

La scoperta del gas a Cabo Delgado ha provocato, di riflesso, un conflitto con le popolazioni locali, costrette a lasciare i loro villaggi per far posto agli impianti delle multinazionali.

All’origine della rivolta ci sarebbero la marginalizzazione socio-economica e l’esclusione delle comunità locali dallo sfruttamento delle risorse naturali del territorio.

La rabbia dei contadini poveri e sfollati ha aperto le porte ai gruppi islamisti di Shabaab, la cui guerriglia ha già provocato oltre 3.000 morti e 800 mila profughi interni che vivono in campi sovraffollati, falcidiati da dissenterie e malaria e dove gli approvvigionamenti di cibo delle Nazioni Unite rischiano di assottigliarsi per la crisi alimentare globale.

Il governo mozambicano si è avvalso anche dell’aiuto di milizie estere per far fronte agli Al-Shabaab, il gruppo armato islamista radicale che ha fatto grande presa sulla gioventù locale, ma attribuisce agli scontri solo la matrice religiosa.

Invece, l’associazione Justicia Ambiental impegnata nella difesa della popolazione dagli abusi dell’industria estrattiva, sostiene che gli attacchi non hanno matrice religiosa, ma prendono di mira le strutture di estrazione e cercano di occuparle. La risposta del governo è la militarizzazione forte del paese. Amnesty International sostiene che le forze di sicurezza avrebbero commesso gravi violazioni dei diritti umani in risposta agli attacchi dei gruppi armati.

Tornando a noi: se prima il nostro paese importava il gas russo, i cui introiti  finanziavano la guerra in Ucraina, in seguito avrà quello del Mozambico altrettanto insanguinato. 

L’unica differenza è che le guerre in Africa  non hanno mai i titoli dei tg e dei quotidiani e ciò occulta ogni forma di sfruttamento e violenza. Ciò non rende i cittadini responsabili ma solo accondiscendenti e passivi.

 

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