Sabato, 30 maggio 2020 - ore 16.57

Cremona Pianeta Migranti. Memorandum Italia Libia senza modifiche di sostanza.

Le settimane scorse, molte organizzazioni della società civile hanno alzato la voce per chiedere l’abolizione del memorandum di intesa Italia Libia che invece, è stato riconfermato ai primi di febbraio.

| Scritto da Redazione
Cremona Pianeta Migranti. Memorandum Italia Libia senza modifiche di sostanza. Cremona Pianeta Migranti. Memorandum Italia Libia senza modifiche di sostanza. Cremona Pianeta Migranti. Memorandum Italia Libia senza modifiche di sostanza.

Cremona Pianeta Migranti. Memorandum Italia Libia senza modifiche di sostanza.

Le settimane scorse, molte organizzazioni della società civile hanno alzato la voce per chiedere l’abolizione del memorandum di intesa Italia Libia che invece, è stato riconfermato ai primi di febbraio.

La bozza integrale della proposta di rinegoziazione si trova, in esclusiva, nella pagina internet di Avvenire. Non vi appaiono cambiamenti di sostanza ma “affari e buoni propositi”-secondo Avvenire-

 

Si parla di diritti, ma con la lingua dei soldi. Per non irritare i libici, si cerca di offrire loro in cambio di qualche concessione, perfino occasioni "sostitutrici di reddito". Si lascia così intendere che il traffico di esseri umani, insieme a quello delle armi e del petrolio, per la Libia è un affare di Stato. La bozza infatti, propone " programmi di sviluppo tramite iniziative capaci di creare opportunità lavorative sostitutrici di reddito nelle regioni libiche toccate dai fenomeni dell'immigrazione irregolare, traffico di esseri umani e contrabbando".

Quelli che Filippo Grandi, l'alto commissario Onu per i rifugiati, ha chiamato "veri e propri campi di concentramento", nella bozza di accordo, vengono definiti "centri d'accoglienza". Non vi compaiono parole come "tortura", "abusi", "stupri", "riduzione in schiavitù", "vendita di migranti". Parole invece, usate dai dossier delle Nazioni Unite e dal segretario dell' Onu, Antonio Guterres, che più volte ha accusato le autorità libiche di essere coinvolte direttamente negli "orrori indicibili" a danno dei migranti.

La bozza propone al governo del premier al-Sarraj il rilascio di donne, bambini e altri individui vulnerabili, e di chiudere i centri maggiormente esposti al rischio di operazioni militari, ma non indica le modalità di attuazione. L'idea di reinsediare i migranti viene respinta e inammissibile per i libici, come qualsiasi altra questione che tocchi la sovranità libica.

L'Italia inoltre, chiede il pieno e incondizionato accesso ai centri da parte degli operatori umanitari per poter assistere i migranti; chiede anche la "progressiva" chiusura dei centri di detenzione non ufficiali cioè, quelli gestiti direttamente dalle milizie. Chiede di escludere dalla gestione dei centri il personale privo di adeguate credenziali in materia di diritti umani. E’ nota a tutti a presenza, in questi campi, di figure molto compromesse coi trafficanti e con gli affari illegali (come il comandante al-Milad, nome di guerra Bija).

Tripoli continuerà a ricevere fondi, corsi di formazione ed equipaggiamento per la Guardia costiera, oltre al supporto tecnico e tecnologico.

Italia e Libia si impegnano a sostenere le misure adottate dall'Unhcr-Acnur e dall'Oim (le agenzie umanitarie dell'Onu sul campo) nel quadro del piano d'azione per l'assistenza ai migranti in Libia, e la Parte libica assumerà ogni iniziativa per facilitarne l'attuazione. Di tutto questo, però, le agenzie Onu non sono state messe al corrente.

Carlotta Sami, portavoce UNHCR per il Sud Europa, insiste per la  chiusura di tutti i centri di detenzione, chiede di dare sostegno anche economico ai rifugiati che vivono nel paese e di ripristinare il piano di trasferimento dei rifugiati ancora detenuti. Al momento sono 19 i centri di detenzione governativi in Libia, con circa duemila persone e le organizzazioni internazionali hanno un accesso sporadico solo a tre di questi centri.

 

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