Domenica, 28 novembre 2021 - ore 02.52

Cremona Pianeta Migranti. Ponti di persone solidali coi migranti alle frontiere

La lettera toccante scritta da Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi volontari dell’Associazione Linea d’Ombra, indagati per favoreggiamento

| Scritto da Redazione
Cremona Pianeta Migranti. Ponti di persone solidali coi migranti alle frontiere Cremona Pianeta Migranti. Ponti di persone solidali coi migranti alle frontiere

Cremona Pianeta Migranti. Ponti di persone solidali coi migranti alle frontiere

 

Il 6 marzo si sono formate catene umane ai confini in Italia, ad Atene, Berlino, Marsiglia, Duncormick (Irlanda), Claviere (Italia/Francia), Iru-Hendaye (Paesi Baschi), Ventimiglia, ponti simbolici per denunciare violenze e respingimenti.

Qui, la lettera toccante scritta da Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi volontari dell’Associazione Linea d’Ombra, indagati per favoreggiamento all’immigrazione clandestina per aver soccorso i migranti in arrivo a Trieste.

Un ponte di corpi

“Caro fratello, cara sorella, bloccati ai confini di terra, soli, senza conforto, oppure con i vostri bambini privati dell’infanzia e cresciuti troppo velocemente al ritmo del “game”.

Siete venuti da terre lontane con una storia che vi schiaccia sul presente e un futuro che riluce sperduto nei vostri occhi. Nonostante tutto sapete ancora sognare.

I fili spinati, i cani, i droni o le violenze che avete subito non vi hanno strappato la speranza. Nei vostri volti fieri e pieni di dignità, c’è sempre quel sorriso dolce che mostra di voi la parte più sorgiva: la capacità di essere protagonisti delle vostre vite e non le vittime a cui l’atroce sistema confinario vorrebbe ridurvi.

Impossibile volgere lo sguardo da un’altra parte; le immagini tragiche che ci giungono dalla discarica umana cui siete costretti, i respingimenti atroci che subite, sono un pugno al cuore di ogni nostra società civile. Voi, che vivete sulla soglia tra la vita e la morte, ci insegnate che la vita non tollera confini. I confini sono luoghi in cui un Potere decide chi è degno di vivere e chi non lo è.

Per questo siamo qui con i nostri corpi, sul confine: per negare al confine il suo potere di ridurre la vita a un pezzo di carta: chi ce l’ha può vivere, chi non ce l’ha può anche morire. Siamo qui sul confine che voi attraversate con i vostri corpi: cacciati, inseguiti, colpiti, torturati, vietati e umiliati, offesi a volte fino alla morte. Siamo qui per dire che il confine è un delitto contro la vita. Siamo qui per dire che tutti sono degni di vivere, che nessuno deve essere escluso.  Siamo qui per affermare con la nostra presenza, la vita, la dignità dei vostri corpi di migranti, di profughi, di tutti coloro che vogliono vivere una vita degna d’essere vissuta…

Noi siamo qui per affermare la vita e rifiutare quel segno di morte che è il confine – il filo spinato, la sbarra – Alt! Chi sei! Dove vai! Non si passa! Documenti! Cattura. Chiusura. Tortura. Odio. Morte…

Finché noi non sapremo vedere la nostra nudità nei vostri corpi picchiati con crudeltà, o non riconosceremo la nostra paura nei vostri occhi affamati, o l’intimità tra la vita e la morte che ci portate in pegno, saremo abitati dal trauma che ritorna con il rimosso della violenza in cui siamo immersi. I vostri corpi di dolore ci riguardano fino in fondo. Sono lo specchio della distruzione del Medioriente che ci coinvolge politicamente, senza esclusione… 

Vogliamo costruire ponti, tessere la filigrana dei fili spezzati, ricomporre le maglie di legami perduti. Per tutto questo, senza paura, siamo qui dove bisogna stare, nelle retrovie di una guerra non dichiarata per gridare alta la voce della solidarietà oltre ogni confine e ogni barriera.

Lungo il nostro ponte di corpi voleranno alte le farfalle gialle sopra i reticolati.

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