Domenica, 01 agosto 2021 - ore 02.33

Cremona Pianeta Migranti. Nel nome di Alan e di tutti i bimbi annegati in mare.

Durante il suo recente viaggio in Iraq il Papa ha incontrato il padre di Alan Kurdi, il bimbo siriano morto in un naufragio nel 2015

| Scritto da Redazione
Cremona Pianeta Migranti. Nel nome di Alan e di tutti i bimbi annegati in mare. Cremona Pianeta Migranti. Nel nome di Alan e di tutti i bimbi annegati in mare. Cremona Pianeta Migranti. Nel nome di Alan e di tutti i bimbi annegati in mare.

Cremona Pianeta Migranti. Nel nome di Alan e di tutti i bimbi annegati in mare.

Durante il suo recente viaggio in Iraq il Papa ha incontrato il padre di Alan Kurdi, il bimbo siriano morto in un naufragio nel 2015 e la cui foto è diventata simbolo della tragedia dei migranti dei barconi ed anche dell’immobilismo dell’Europa di fronte alla crisi migratoria.

A Erbil, papa Francesco ha abbracciato Abdullah Kurdi, il padre di Alan che oggi avrebbe avuto otto anni. Il naufragio gli ha portato via oltre ad Alan, anche il resto della sua famiglia. Erano scappati da Kobane devastata dall’Isis e volevano arrivare in Europa per poi andare in Canada.

Il suo dolore di padre è stato accolto e compreso dal Papa; Abdullah l’ha ringraziato per la vicinanza alla sua tragedia e a quella di tutti i migranti che rischiano la vita in mare per cercare sicurezza e gli ha regalato un quadro col ritratto del figlio privo di vita sulla spiaggia.

Ecco la loro storia. La notte del 2 settembre 2015 Alan e la sua famiglia, siriani di etnia curda, si trovavano a bordo di un piccolo gommone che si è capovolto poco dopo la partenza da Bodrum, in Turchia. A bordo c’erano venti persone dirette verso  l’isola greca di Coo distante circa 4 chilometri. Il mattino seguente, la presenza di alcuni cadaveri sulla riva è stata segnalata alle autorità turche, ma è stato un barista di un hotel lì vicino a scoprire Alan riverso sulla riva. Insieme ad un altro uomo, spostò i cadaveri sulla spiaggia, per evitare che venissero risucchiati dalle onde. Un fotoreporter scattò la foto ad Alan e questa diventò virale sui social: fece il giro del mondo aprendo uno squarcio di attenzione sul dramma di molti migranti.

L’immagine di un bambino di tre anni con una maglietta rossa, i pantaloncini blu, spinto su una spiaggia dalle onde del mare che gli avevano tolto la possibilità di un futuro migliore aveva suscitato una gigantesca ondata emotiva che non si trasformò però, in conseguenti decisioni politiche adatte a garantire i salvataggi in mare e a trasportare in un porto sicuro i migranti recuperati.

Così, dal 2015 al settembre 2020, più di 700 minori, neonati compresi, hanno perso di nuovo la vita in mare nel tentativo di raggiungere le coste europee.

Lo sostiene Save the Children nel rapporto "Protection Beyond Reach" dove si legge che negli ultimi cinque anni i minori stranieri non accompagnati in fuga da conflitti, persecuzioni o violenze e che richiedono asilo in Europa superano di molto la cifra dei 200.000; molti di loro sono costretti a un'esistenza a rischio di sfruttamento.

L’incontro del padre di Alan con il papa ci rimanda e rinvigorisce il monito che egli aveva rivolto dopo il ritrovamento del bimbo sulla spiaggia, durante la preghiera dell’Angelus: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama ad essere “prossimi” dei più piccoli e abbandonati.

A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: “Coraggio, pazienza...”. La speranza cristiana è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura.”

 

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